Grandi imprese

Tentato acquisto per le filiali russe di Rockwool A/S sotto il controllo del governo russo

Rockwool Russia sotto gestione esterna: offerta da 110M€ di Global Energy LLC per gli asset, respinta da Danimarca citando sanzioni UE. Comunicazione lenta, prestito infragruppo a rischio. Impatti su azionisti minoritari? #EUPolitics

11 Aprile 2026

Il 31 dicembre 2025 la multinazionale danese Rockwool A/S  è stata privata da un decreto del presidente russo Vladimir Putin delle quattro filiali che aveva nel paese: la Rockwool LLC Mosca, Rockwool Volga LLC Yelabuzhskiy region-Tatarstan, Rockwool  Sever LLC Vyborg e Rockwool Ural LLC Chelyabinsk. Dagli anni ‘30 del ‘900 la Rockwool produce materiali isolanti da costruzione in lana di pietra, diventando nel corso del ventesimo secolo un colosso nel settore; nel 1995 ha aperto la prima sussidiaria in Russia, a cui ne sono seguite altre tre nei decenni successivi. La recente mossa del governo russo lascia poco spazio alle interpretazioni: il decreto presidenziale trasferisce ad interim il controllo totale (100%) della Rockwool LLC e il 68% della Rockwool Volga LLC nelle mani della JSC Development of Construction Assets (RSA), guidata da Timur Amirov. Così la RSA gestisce tutto il gruppo russo: la Rockwool Sever LLC e Rockwool Ural LLC sono infatti controllate al 100% dalla Rockwool LLC. 

Sotto amministrazione esterna

Nel febbraio 2026 Amirov ha dichiarato di aver presentato un’offerta per rilevare le quattro sussidiarie. Nella stessa occasione Amirov ha rivelato che alcuni investitori privati erano interessati all’acquisto degli asset russi di Rockwool Danimarca, le cui alternative sono la loro vendita o la perdita secca, senza alcuna contropartita. Non sappiamo a chi si riferisse Amirov quando parlava di investitori privati, possiamo però affermare che in Danimarca hanno certamente ricevuto l’offerta della Global Energy LLC Mosca, compagnia d’investimento privata guidata da Vladislav Kiseleev. In data 23 febbraio 2026 la Global Energy, rappresentata dallo studio internazionale TA Advisory, ha presentato alla Rockwool A/S, rappresentata dalla filiale londinese della Baker McKenzie, un’offerta non vincolante per l’acquisto delle sue filiali russe. L’offerta per concludere l’operazione è stata di circa 10 miliardi di rubli (poco più di 110 milioni di euro). La somma offerta tiene conto di alcune condizioni che si verificano in trattative su aziende sottoposte a questo regime di amministrazione controllata da parte russa – un preambolo al sequestro e alla nazionalizzazione: la trattativa è regolamentata dal governo, che impone di applicare uno sconto del 60% sulla valutazione degli asset effettuata da un perito. Nel momento in cui l’operazione viene perfezionata, lo Stato riceve una somma pari al 35% dell’importo di vendita. La somma di 10 miliardi di rubli è da intendersi al netto di queste ritenute ed è solo un’offerta iniziale aperta alla trattativa, che secondo l’acquirente ha una margine di miglioramento. La Rockwool A/S risponde all’offerta ufficiale della Global Energy LLC in data 5 marzo 2026 con rifiuto, motivato dal fatto che l’azienda e le sue filiali in Russia producono e commercializzano beni soggetti alle sanzioni dell’UE in materia di esportazione e importazione. Inoltre l’amministrazione temporanea delle filiali russe – RSA – sta per cooperare con il complesso militare-industriale russo e sponsorizza le forze armate russe. Per questo motivo, secondo la Rockwool A/S, la vendita degli assets non è possibile, essendo una violazione chiara dei regolamenti dell’UE in materia di sanzioni che comporta responsabilità amministrative e/o penali

Fabbrica di Rockwool in Russia

Per chiarire la situazione abbiamo parlato con l’avvocato Oliver Ciric della TA Advisory, studio che rappresenta l’acquirente, la Global Energy LLC. La trattativa, affidata al canale tra lo studio legale incaricato e Baker McKenzie London, sarebbe andata avanti con estrema lentezza. Rockwool Denmark, riferisce il sig. Ciric, avrebbe impiegato molto tempo a rispondere, probabilmente per valutare le proprie opzioni e la situazione complessiva. Nel frattempo, la società danese aveva già comunicato pubblicamente di aver svalutato a bilancio il valore delle partecipazioni nelle controllate russe. Un segnale che, da solo, mostra quanto il dossier fosse già considerato compromesso sul piano economico. Il passaggio più delicato riguarda la proposta di acquisto avanzata da Global Energy. Secondo quanto riportato dal sig. Ciric, la comunicazione tra le parti era rimasta aperta e il potenziale compratore aveva cercato di impostare un’operazione “a condizioni di mercato”, nel tentativo di preservare anche gli interessi di Rockwool in Danimarca. L’idea era quella di un’operazione a condizioni indipendenti, cioè tra parti autonome e non influenzate da rapporti impropri o pressioni esterne. Ma il contesto russo (diritto societario, lo sconto obbligatorio, le sanzioni europee) ha reso tutto più complicato. 

Il rifiuto di Rockwool Denmark

La svolta arriva quando la Rockwool A/S respinge completamente la proposta. La giustificazione ufficiale, secondo il testo, è che l’attuale regime sanzionatorio dell’Unione europea impedirebbe di procedere con la vendita. A questa obiezione se ne aggiunge un’altra: la notizia, appresa dai media, che Rockwool Russia starebbe negoziando o sarebbe sul punto di concludere accordi con il Ministero della Difesa russo. Una circostanza che, sempre secondo la Rockwool Denmark, renderebbe impossibile la cessione degli asset al compratore rappresentato dalla controparte legale. Il fatto è stato verificato e smentito dalla TA Advisory, secondo cui la vendita sarebbe ancora possibile. Basterebbe che fossero soddisfatte tutte le condizioni di legge e si fosse in possesso delle autorizzazioni necessarie delle autorità danesi. Da qui l’interpretazione più pesante: le sanzioni, in questa lettura, sarebbero state usate come pretesto per evitare la vendita, più che come vero ostacolo giuridico.

Il rischio per gli azionisti

Il vero cuore del problema, però, non sarebbe soltanto il blocco della trattativa. La questione tocca anche la governance di Rockwool. La società è fortemente controllata dalla famiglia fondatrice, attraverso la famiglia e le sue fondazioni, mentre la decisione di non trattare non risulterebbe, secondo l’avvocato Oliver Ciric, sottoposta al voto o alla consultazione degli azionisti, in particolare di quelli di minoranza. “Il consiglio di amministrazione e l’amministratore delegato avrebbero preso una decisione di grande impatto economico senza un adeguato coinvolgimento degli azionisti. Il rischio, in sostanza, è che il rifiuto della vendita finisca per danneggiare soprattutto i soci di minoranza, privandoli di un possibile ritorno economico consistente derivante dalla cessione degli asset russi. Se la società non vende, potrebbe non incassare nulla e perdere tutto. In Russia, infatti, le attività di Rockwool sarebbero già esposte a un regime di gestione esterna, che riduce il controllo del gruppo danese sugli asset” – precisa Oliver Ciric.

Il prestito infragruppo

Un ulteriore elemento di rischio riguarda un presunto prestito infragruppo. Secondo quanto dichiarato dal sig. Ciric, la Rockwool Russia avrebbe concesso un prestito alla holding madre, mai rimborsato. In tempi normali, il rimborso sarebbe potuto avvenire tramite i dividendi generati dalla controllata russa. Alle attuali condizioni, però, quei dividendi non arriverebbero più a Rockwool in Danimarca e il pagamento da Rockwool danese a quella russa non è possibile perché risulterebbe come finanziamento indiretto della vendita dei prodotti sanzionati. Il problema è che, se quel prestito venisse fatto valere, potrebbe essere escusso contro le azioni della società russa detenute dal debitore. Tradotto: la società danese rischierebbe non solo di non incassare il prezzo della vendita, ma persino di perdere il controllo formale degli asset senza ottenere alcun corrispettivo. È lo scenario peggiore per qualsiasi gruppo multinazionale: uscire da un mercato non per scelta strategica, ma per erosione forzata del controllo e del valore.

Il peso delle sanzioni

C’è infine un dettaglio che potrebbe aggravare ulteriormente la posizione di Rockwool. A ottobre 2025 l’Unione europea, nel 19° pacchetto sanzionatorio, ha introdotto un divieto relativo all’esecuzione di contratti esistenti o stipula di contratti nuovi, di acquisizione o aumento delle partecipazioni in società registrate nella zona economica speciale di Alabuga, in Tatarstan, sotto la lente europea per la produzione dei droni sul suo territorio. Rockwool possiede un asset proprio in quella zona, la Rockwool Volga LLC, precedentemente controllata al 68% dalla Rockwool A/S e ora sotto la gestione di RSA. Ciò significa che la società danese potrebbe trovarsi in una posizione potenzialmente problematica anche sotto il profilo del rispetto delle sanzioni europee.

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