La transizione energetica passa attraverso il gas naturale

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5 Ottobre 2016

Le principali sfide del futuro? Molte hanno a che fare con l’energia. Il mondo dell’energia attraversa oggi un momento di incertezza, per via dei prezzi del petrolio ma anche a causa delle instabilità economiche e geopolitiche. Non solo le risorse fossili sono in esaurimento, ma il numero di coloro che le pretendono cresce ed i consumi globali aumentano. Un fattore esterno al sistema energetico rende il quadro più complesso: si tratta del climate change, cioè tutte quelle alterazioni che le emissioni per la produzione di energia da fonti fossili hanno contribuito a provocare al clima. Gli effetti del riscaldamento del pianeta sono indiscutibili. Una delle principali misure per ridurre le emissioni in atmosfera ha a che fare proprio con il mondo energetico: diminuire i consumi e convertire il sistema fossile verso un sistema carbon free. La transizione non è però un processo facile e immediato, soprattutto per i paesi emergenti che vorrebbero (in parecchi casi) invece sfruttare le cosiddette “risorse e fonti tradizionali”.

L’accesso all’energia gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo sostenibile di molti paesi emergenti, e i negoziati sul clima proseguono a livello globale. I maggiori protagonisti del settore energetico, con i principali leader e i massimi esperti in materia si sono interrogati, e certamente continueranno a farlo, sull’evoluzione del panorama energetico.

Il 20 settembre scorso, ad esempio, si è tenuto presso Palazzo Mattei a Roma il convegno internazionale dal titolo The future of Energy promosso da The European House – Ambrosetti e Eni. Un momento di confronto e riflessione importante focalizzato sul destino energetico del globo alla luce del calo repentino del prezzo del petrolio, delle ultimissime scoperte di giacimenti di gas soprattutto nel bacino orientale del Mediterraneo e in Africa, e dell’affermazione delle rinnovabili a fronte di un contenimento progressivo dei costi di installazione. L’entità delle riserve mondiali, peraltro, di idrocarburi e del petrolio è uno dei maggiori interrogativi della comunità economica internazionale da decenni.

Ad aprire il convegno è stata la presidente di Eni, Emma Marcegaglia, che ha disegnato un bilancio del momento di stagnazione economica registrato a livello mondiale, e che si manifesta principalmente in Europa. Lo scenario risulta così  complicato dal momento difficile per il mercato dell’energia, che suggerisce un cambio di rotta per riconquistare maggiore competitività. Per questo la via della sostenibilità sembra ineludibile, e il gas si presenta come la fonte pulita che oggi può accompagnare il pianeta verso la definitiva transizione energetica. Il fabbisogno di gas naturale di Eni in Italia, ad esempio, è oggi soddisfatto prevalentemente con approvvigionamenti di provenienza estera, principalmente dalla Russia, dall’Algeria, dal Mare del Nord e dalla Libia. Il gas è un carburante “biocompatibile” dato che la quantità di sostanze nocive emesse nell’atmosfera durante la combustione è inferiore rispetto agli altri tipi di carburante. A parità di energia prodotta, il gas metano produce meno anidride carbonica (in media dal 25 al 40% in meno) se paragonato ad altri combustibili provenienti da fonti fossili come petrolio e diesel. L’Italia è al centro di questa strategia, con l’ambizione di diventare hub strategico del gas per il resto d’Europa.

Energia, sviluppo e sostenibilità ambientale sono quindi le parole d’ordine. Una sfida difficile ma possibile, e soprattutto necessaria, se pensiamo che da oggi al 2040 la popolazione avrà raggiunto circa i 9 miliardi e la domanda di energia crescerà del 50%; non è accettabile che 1,3 miliardi di persone non possano accedere alle risorse di cui peraltro i paesi dispongono.

Come spiegato da l’ad di Eni Claudio Descalzi, bisogna continuare a lavorare per riuscire a consentire l’accesso all’energia a un miliardo e 300 milioni di individui ancora privi di questa risorsa essenziale e ridurre le emissioni di CO2 correlate alla produzione energetica. Eni ha definito una sua strategia per la riduzione delle emissioni climalteranti, che integra interventi operativi e gestionali allo sviluppo di linee di ricerca nell’innovazione tecnologica. La climate strategy del Gruppo passa in primis proprio attraverso la valorizzazione del gas naturale e come fonte di transizione verso le rinnovabili, e partnership con i paesi produttori di idrocarburi, per lo sviluppo di sistemi energetici low carbon.

La carenza di sviluppo peraltro è spesso collegata alla mancanza di energia nei paesi emergenti. Ad esempio l’Africa, come risaputo, detiene enormi risorse energetiche ma non può accedervi. Quello che serve è perciò anche ripensare i modelli di business.

La soluzione sembra essere quella di mettere a punto un piano sovranazionale a livello europeo per raggiungere un mix pulito di gas e rinnovabili, al fine di garantire la sicurezza energetica europea e aiutare anche i Paesi vicini del Mediterraneo. Per le rinnovabili – fonti del futuro – c’è bisogno di tempo e quindi rafforzare il ruolo del gas, abbondante proprio nei Paesi vicini all’Europa appare come la concreta strada per raggiungere gli obiettivi in termini di sicurezza e diversificazione.

Una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento del vecchio continente se la augura anche il ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda. Quest’ultima sembra percorribile proprio attraverso le rotte che conducono verso l’Africa e il bacino orientale del Mediterraneo, intervenendo per migliorare e connettere la rete di infrastrutture energetiche a salvaguardia della sicurezza energetica che si fonda prevalentemente sul gas.

Transizione significa quindi modernizzazione dell’intero sistema economico europeo e mondiale per mezzo di un’azione collegiale che coinvolga la comunità internazionale. Per una definitiva affermazione delle fonti rinnovabili occorre risolvere ancora i problemi legati allo stoccaggio e alla fornitura, dato che si tratta di risorse naturalmente instabili. Il gas rappresenta perciò un traino importante per conciliare un cambio di rotta energetico e la necessità di portare avanti gli obiettivi di riduzione delle emissioni stabilite anche con l’ultimo accordo di Parigi (Cop21).

TAG: claudio de scalzi, climatchanghe, emma marcegaglia, eni
CAT: energia

Un commento

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  1. r-sorgenti 4 anni fa

    Una razionale e ragionevole transizione energetica passa attraverso un “MIX delle Fonti” davvero diversificato ed equilibrato, che tenga ovviamente conto delle condizioni specifiche di ciascun Paese.
    Questo vale soprattutto per un Paese come l’Italia, notoriamente povero di materie prime e quindi molto più a rischio strategico dei ns. principali concorrenti, in particolare per quanto riguarda appunto l’energia.

    Invece, la demagogia ed interessi particolari portano a cavalcare fuorvianti teorie che producono solo danni ed uno sperpero incredibile di risorse economiche a tutto danno del benessere e dello sviluppo del ns. Paese.

    Infatti, se si facessero i necessari approfondimenti ci si renderebbe conto di quanto sia fuorviante la teoria che sia l’uomo a modificare il clima: la storia dei continui cambiamenti del clima nel passato sono la migliore dimostrazione di questo.

    Demonizzare la CO2 – elemento fondamentale per la vita sul pianeta è un’altra delle assurdità che viene cavalcata per ragioni che nulla hanno a che fare con le necessità dell’umanità di evolvere e progredire, contribuendo a ridurre le enormi differenze che permangono tra paesi avanzati e quelli (troppi) sotto sviluppati.

    Ma ammesso e non concesso che la CO2 sia un gas “nocivo”, allora logica vorrebbe che tutti i gas serra (ed in particolare: CO2, CH, N20) venissero conteggiati nel l’intero Ciclo di Vita dei combustibili ed allora le cosa risulterebbero ben diverse da come viene narrato, in particolare nel confronto tra Gas Naturale e Carbone, proprio per la produzione elettrica.

    Quello che conta, invece, sono le moderne tecnologie che consentono di utilizzare i diversi combustibili in modo opportuno prevenendo gli effetti nocivi che qualsivoglia combustione altrimenti produce.

    Fare un confronto nel modo e nel tipo di Fonti utilizzate per produrre l’elettricità in Italia ed in Germania è, a questo fine, estremamente utile ed efficace. E pare non sia neppure difficile farlo!

    Perseguire l’Accordo di Parigi: COP21 è davvero un nonsenso estremamente dannoso ed ancor più costoso per le enormi risorse che costringerebbe a continuare a sperperare, quando invece sono ben altri i veri problemi irrisolti dell’umanità, primo tra questi le miserevoli condizioni di vita di oltre un terzo della popolazione mondiale che vive appunto nei Paesi sotto sviluppati del Pianeta, dove l’accesso a razionali e davvero sostenibili fonti di energia è ancora una chimera. Ma etica e morale non sembrano proprio concetti comprensibili per i sostenitori di tale assurda e demagogica iniziativa: controllare il Clima! Incredibile, ma purtroppo di grande effetto mediatico e speculativo.

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