America
C’è chi racconta la resistenza di Minneapolis
Non manca in Italia il racconto di quanto accade a Minneapolis in opposizione alla violenza di stato dell’ICE.
In Minnesota, tutti i capisaldi ideologici del MAGA si sono rivelati falsi. Sono i cittadini del Minnesota, non i teppisti armati dell’ICE e della polizia di frontiera a essere coraggiosi. I cittadini del Minnesota hanno dimostrato che la loro comunità è socialmente coesa, grazie alla sua diversità e non a dispetto di essa. I cittadini del Minnesota si sono trovati e si sono amati in un mondo atomizzato dai social media, dove uomini vuoti hanno cercato di riempire la loro anima solitaria con bugie sulla loro intrinseca superiorità. I cittadini del Minnesota hanno preservato tutto ciò che vale la pena della “civiltà occidentale”, mentre bruti armati cercano di distruggerla con la forza (Adam Serwer).
Bisogna un po’ cercarle le notizie, come sempre, ma non manca in Italia il racconto di quanto accade a Minneapolis in opposizione alla violenza di stato dell’ICE.
Ed è un’avventura interessante rimanere aggiornati.
Come ha ben titolato Internazionale: a Minneapolis è nato un modello di resistenza.
Così la descrive Robert E. Worth di The Atlantic: «dietro la violenza di Minneapolis, immortalata nelle ultime settimane da centinaia di fotografie sconvolgenti, si nasconde una realtà diversa: la meticolosa coreografia di una rivolta civile. Se ne possono vedere le tracce nei tanti fischietti tutti uguali usati dai manifestanti, nei loro cori, nelle loro strategie e nel modo in cui seguono gli agenti dell’Ice senza però impedirgli di portare a termine i loro arresti. Nell’ultimo anno migliaia di cittadini del Minnesota sono stati formati per diventare osservatori legali e hanno partecipato a lunghe simulazioni in cui provare scene identiche a quella a cui ho assistito io. Pattugliano i quartieri giorno e notte, a piedi, restando in contatto attraverso applicazioni criptate come Signal e usando reti che sono state create dopo l’omicidio di George Floyd nel 2020».
Il metodo è non violento nei mezzi e negli obiettivi.
Un ruolo decisivo è svolto dalle chiese cristiane.
Settimana news, dei sacerdoti dehoniani, ha raccontato ciò che compie la chiesa cattolica dell’Ascensione a Minneapolis Nord che comprende una grande comunità di immigrati. Il suo sito web offre un link a un fondo di soccorso di emergenza che la parrocchia ha istituito «per sostenere i nostri parrocchiani immigrati». Durante la messa bilingue delle 9.30 all’Ascensione di domenica 25 gennaio, il reverendo Dale Korogi ha tenuto un’omelia in inglese e spagnolo che ha ricevuto un lungo applauso alla sua conclusione: «Gesù inizia il suo ministero pubblico con una scelta deliberata e provocatoria. Non rimane nella sicurezza della sua casa a Nazareth né si allinea con l’establishment di Gerusalemme, ma si dirige verso la Galilea dei Gentili: il luogo riservato agli emarginati e ai disprezzati. Gesù non ha evitato il pericolo, ma si è mosso verso di esso. Una luce per coloro che camminano nelle tenebre».
Anche per Riforma, il settimanale delle chiese evangeliche italiane, Marta D’Auria ha realizzato un’intervista molto bella a Travis Norvell, pastore battista della Judson Memorial Baptist Church di Minneapolis.
Sabato 31 gennaio i resistenti hanno organizzato una biciclettata in memoria di Alex Pretti che era, tra le altre cose, anche un ciclista.
Ecco la cronaca di Travis: «Oggi con 20 gradi meteo (che sono -6 gradi per i miei amici altrove) da qualche parte tra 3.000-6.000 ciclisti in bici a 7 miglia dal Washburn Fair Oaks Park di Minneapolis fino alla casa per VA a Minneapolis. Se eri ad un incrocio a guardarci – ci è voluta un’ora perché tutti noi pedalassimo, un’ora!
Che questo sia un altro segnale per il governo federale: non avete idea del livello di compassione e amore per questa comunità che avete aperto!
Non c’è cambiamento sul campo con ICE/DHS/CBP – l’aggressività e l’intensità sono più presenti che mai. Il profeta Geremia una volta chiese: “Può un leopardo cambiare le sue macchie? ” Non ancora, prego che possano farlo; se non puoi ci sono migliaia di ciclisti pronti a cacciarti dalla città! Le strade di chi? Le nostre strade!».
Anche Valigia blu ha raccontato la resistenza di Minneapolis titolando con precisione: la normalità del bene.
«Come ha detto un volontario…: non voglio sembrare irriverente, ma non possono sparare a tutti noi».
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