Geopolitica

Dubai, vacanze o diplomazia segreta? Crosetto e Cozma

1 Marzo 2026

L’Italia è da sempre terra di polemiche. Forse perché, più che l’analisi, spesso predilige la reazione immediata. È ciò che sta accadendo attorno alla presenza del Ministro della Difesa Guido Crosetto a Dubai, oggetto di prese in giro e insinuazioni. Eppure, quasi in parallelo, anche il vicepresidente della Camera dei Deputati romena, Adrian Cozma, risulta trovarsi nello stesso luogo, ufficialmente in vacanza con la propria famiglia.

Due figure istituzionali europee, entrambe con competenze legate alla difesa e alla sicurezza, entrambe presenti a Dubai nello stesso periodo. Coincidenza? Forse sì. Forse no. Al momento sappiamo soltanto che i due politici si trovano lì e che entrambi hanno dichiarato di essere in viaggio privato. Ma è davvero tutto così lineare?

Adrian Cozma non è un deputato qualunque: fa parte della Commissione giuridica, di disciplina e immunità, nonché della Commissione difesa, ordine pubblico e sicurezza nazionale del Parlamento romeno. Crosetto, dal canto suo, è alla guida del dicastero più delicato in un momento storico in cui le tensioni internazionali richiedono equilibrio, prudenza e relazioni costanti. Non si tratta dunque di figure marginali, bensì di uomini che quotidianamente operano su dossier sensibili.

Dubai non è una località qualsiasi. È uno snodo strategico, economico e geopolitico di primaria importanza, punto di incontro tra Occidente, Medio Oriente e Asia. È sede di interessi finanziari, militari, industriali. È anche uno dei luoghi dove, storicamente, la diplomazia informale trova terreno fertile. Non nei palazzi ufficiali, non sotto i riflettori, ma in contesti apparentemente privati.

La diplomazia reale – quella che non leggiamo nei comunicati stampa – raramente si svolge alla luce del sole. Spesso prende forma in incontri informali, in occasioni non ufficiali, in contesti che consentono maggiore libertà di parola e minore pressione mediatica. In questo senso, i “motivi familiari” o i viaggi con i propri cari non sono necessariamente incompatibili con momenti di confronto istituzionale. Anzi, talvolta rappresentano la copertura perfetta per dialoghi che richiedono discrezione.

Naturalmente, affermare che vi sia stata una missione riservata sarebbe azzardato. Non vi sono elementi concreti per sostenerlo. Ma altrettanto semplicistico appare liquidare la questione come una semplice vacanza esotica. Quando due esponenti europei che si occupano di difesa e sicurezza si trovano nello stesso luogo, nello stesso momento, è legittimo interrogarsi. Non per alimentare sospetti, ma per esercitare quel sano spirito critico che dovrebbe caratterizzare l’opinione pubblica.

Colpisce, in questo quadro, la differenza di reazione tra Italia e Romania. In Italia, la vicenda è diventata terreno di ironie, polemiche, accuse più o meno velate. In Romania, invece, sembra prevalere un atteggiamento di maggiore riserbo. L’opposizione non appare incline a trasformare la presenza di Cozma in un caso politico nazionale. È come se vi fosse una consapevolezza implicita che, in determinati ambiti, la discrezione sia non solo opportuna, ma necessaria.

A rendere il quadro ancora più interessante sono le dichiarazioni del Ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo cui non vi sarebbe stata conoscenza preventiva delle “vacanze” del Ministro della Difesa. Parole che, lette superficialmente, sembrano indicare disallineamento. Ma in diplomazia, talvolta, dichiarare di “non sapere” è la forma più elegante per proteggere informazioni che non possono essere rese pubbliche.

Esistono campi – e quello della difesa è certamente tra questi – in cui è preferibile apparire sorpresi piuttosto che svelare le ragioni di uno spostamento o di una presenza. Il principio della compartimentazione delle informazioni è una regola non scritta ma costante nelle dinamiche di sicurezza internazionale. Non tutto ciò che avviene deve essere spiegato in tempo reale all’opinione pubblica.

Si può obiettare che la presenza delle famiglie rappresenti la prova della natura privata del viaggio. È un’osservazione legittima. Tuttavia, anche questo elemento non è decisivo in un senso o nell’altro. La storia della diplomazia . Le famiglie di personaggi “esposti” sanno anche loro di fare parte del gioco.

Resta, infine, una riflessione più ampia. Forse il vero nodo non è stabilire se si trattasse di vacanza o di lavoro, ma interrogarsi sul modo in cui reagiamo come sistema Paese. Siamo ancora capaci di distinguere tra trasparenza e spettacolarizzazione? Tra legittimo controllo democratico e polemica pregiudiziale?

Non sapremo probabilmente mai le ragioni effettive di queste presenze a Dubai. Potrebbe essere stata una semplice coincidenza. Potrebbe essere stata un’occasione di confronto informale su temi delicati. Potrebbe non essere stata nulla di tutto ciò. Ma l’impressione è che, in un mondo dove le relazioni internazionali si giocano anche nei dettagli, certe “vacanze” siano sempre meno vacanze e sempre più parte di un lavoro che, per sua natura, non può essere raccontato.

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