Geopolitica
Non era più possibile restare a guardare
“Se un feroce assassino tenesse in ostaggio per anni le persone a voi più care, privandole delle loro libertà e minacciando costantemente la loro vita, vi interesserebbero davvero i metodi usati per la loro salvezza?” Così un giovane attivista iraniano scriveva sui social qualche settimana fa, auspicando un intervento degli Stati Uniti nel suo Paese. Sia chiaro: è difficile, ogni volta che scoppia un conflitto, capire quale sia la parte giusta, ammesso che ce ne sia una. E, più in generale, l’operato di Trump e di Israele non è da osannare o glorificare, anche perché è troppo presto per capire quale sarà lo scenario globale in seguito alla caduta di Khamenei. Esistono però alcuni episodi che vanno oltre la diplomazia o le antipatie politiche. Perché, ancor prima del diritto internazionale, vengono i diritti umani. Quelli che il regime teocratico ha sistematicamente negato alla popolazione iraniana per oltre quarant’anni. Le immagini dei giovani studenti massacrati mentre chiedevano libertà e democrazia sono ancora fresche e dolorose. La stima delle vittime, tuttora, non è certa.
Ma le atrocità del regime non si limitano alla repressione del dissenso attraverso uccisioni di massa, arresti e torture. La Sharia, legge sacra dell’Islam, impone alle donne una condizione straziante in termini di libertà e diritti. Senza il consenso del marito non è possibile viaggiare, lavorare o prendere qualsiasi tipo di decisione personale. Indossare l’hijab è obbligatorio in pubblico e l’inosservanza di questa legge può portare alla morte per mano della “polizia morale”, come successe circa quattro anni fa, quando la 22enne Mahsa Amini venne uccisa per un “velo indossato male”, diventando martire non solo del movimento “Donne, vita, libertà”, ma di un’intera generazione. Oltre ad aver tradito e massacrato il proprio popolo, il regime teocratico iraniano ha costantemente fornito appoggio anche ad altri governi assassini, da Putin a Maduro e da Hezbollah fino ad Hamas, a cui è stato dato un forte sostegno per la strage del 7 ottobre 2023 che ha dato il via all’ennesimo tragico e sanguinoso scontro tra Israele e Palestina.
Servirebbero pagine e pagine per elencare tutti i crimini contro l’umanità commessi da Khamenei e i suoi. Anche chi per anni ha fatto finta di non vedere è stato costretto ad aprire gli occhi lo scorso gennaio di fronte al massacro di migliaia di ragazze e ragazzi che, probabilmente complici di aver visto le immagini del loro Paese prima del 1979, sognavano di poter rivivere quel mondo fatto di musica pop, abiti occidentali, vita notturna e… in una sola parola, libertà. Negli stessi giorni in cui i giovani che si ribellavano al regime venivano torturati e impiccati, dalla nostra parte del mondo si discuteva su quanto fosse legittimo e morale l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela ai danni di Maduro. Ecco, che non si ripeta l’episodio. Non sappiamo quale sarà lo scenario, ma chiunque non vedeva l’ora di scagliarsi contro Trump e Israele impartendo lezioni di geopolitica e diritto internazionale dovrebbe farlo guardando negli occhi coloro che hanno subito i citati crimini per anni.
Non si è mai contenti quando scoppia una guerra, anzi, fa paura. Ci tiene incollati a notizie che provocano rabbia, dolore e uno strano senso di impotenza. Ma non era più possibile restare immobili a guardare il massacro di un popolo per mano di un regime che, tra le altre cose, lavorava per ottenere armi nucleari. Non ho potuto fare a meno di pensare che in quelle strade a Teheran c’erano giovani di ventiquattro anni come me che venivano assassinati solo perché si battevano per il loro desiderio: avere una vita come la mia. E quindi, se per una volta i diritti umani vengono messi al primo posto rispetto al diritto internazionale, non resta che accantonare le proprie antipatie politiche, e festeggiare insieme al popolo iraniano la caduta di un dittatore e l’arrivo, si spera, di una democrazia capace di prendersi finalmente cura di un popolo ferito, ma che ha saputo resistere cullandosi nella speranza dell’arrivo di un giorno come questo.
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