Geopolitica
Venezuela e Ucraina, due pesi, due misure
Il diritto internazionale non è un menu à la carte. Non si può biasimare un’invasione quando colpisce qualcuno e giustificarla quando colpisce qualcun altro.
L’operazione americana in Venezuela – c’è chi la definisce “ingerenza”, “pressione”, “operazione di sicurezza” o adopera qualunque altro eufemismo utile a dormire sonni tranquilli – offre un interessante esercizio di ginnastica morale. Ufficialmente, secondo alcuni, non è un’invasione, perché quando lo fanno gli Stati Uniti il vocabolario fornisce improvvisamente un sacco di sfumature: missione, stabilizzazione, difesa della democrazia, tutela degli interessi strategici. L’importante, per alcuni, è non usare la parola sbagliata, quella che attiva il fastidioso allarme del diritto internazionale. Ed è qui che il sarcasmo diventa inevitabile. Gli stessi che applaudono o minimizzano l’azione americana in Venezuela spesso si sono indignati – giustamente, va detto – di fronte all’invasione dell’Ucraina. Salvo poi compiere una piroetta logica degna di una medaglia olimpica: quando i carri armati sono russi, si parla di aggressione; quando la pressione militare, economica o politica arriva da Washington, improvvisamente diventa “realpolitik”. Il principio è semplice: il diritto internazionale è sacro, ma solo quando viola gli interessi del campo sbagliato. La realtà, meno comoda e decisamente meno selettiva, è che entrambe le operazioni rappresentano una violazione aperta del diritto internazionale e della sovranità di uno Stato. Cambiano le bandiere, le giustificazioni e la qualità della propaganda, ma non la sostanza. Bombardare, minacciare, destabilizzare o imporre con la forza la propria volontà resta illegittimo, anche se lo si fa con un comunicato stampa elegante e un discorso sui “valori”. Forse il vero problema non è scegliere quale invasione condannare, ma accettare che il diritto internazionale non è un menu à la carte. O vale per tutti, o non vale per nessuno. Continuare ad applaudire quando viene colpito qualcuno e indignarsi quando è la volta di qualcuno altro non è geopolitica raffinata: è solo incoerenza, con un sorriso ipocrita in omaggio.
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