Ok alla BCE, ma la Corte di Karlsruhe attacca (per primo il Governo tedesco)

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5 Maggio 2020

Altra decisione storica attesa, anche se con importanti riserve. La Corte Costituzionale tedesca ha confermato la legalità del Quantitative Easing, l’operazione lanciata con forza da Mario Draghi nel marzo del 2015 e che ha di fatto chiuso le porte all’instabilità finanziaria dei governi nazionali dell’area euro (vedi l’Italia). L’inizio del Whatever it takes, del salvataggio a qualunque costo. Quella della Corte Costituzionale tedesca è una sentenza importante, l’ennesima, che si contrappone alle richieste di alcuni economisti e dei sovranisti di quel paese (oltre agli speculatori) convinti che non sia giusto sostenere il debito di alcuni paesi europei.

La decisione in apparenza porta con se un importante valore di legalità e lascia libera la BCE di continuare gli acquisti di titoli. Anche se, già da subito, a leggere bene la sentenza gli interrogativi e le perplessità non mancano. La Corte infatti, pur assolvendo il QE, lancia interrogativi e in particolare due forti condizioni. La prima riguarda la richiesta alla BCE di spiegare meglio perché alcuni paesi, l’Italia tra questi, pur avendo una quota di circa il 15% della BCE veda un acquisto maggiore di titoli, pari a circa il 30% del QE. Il secondo è una richiesta al Parlamento e al Governo tedesco, alla politica del paese, in sostanza. E sembra più un monito, una dura reprimenda sulle non decisioni, sul lasciare la politica economica nelle mani della BCE, continuando a tergiversare sulle azioni e a non prendersi responsabilità.

A leggerla bene, insomma, si tratta, sì, di una buona notizia per l’azione futura di Marine Lagarde, ma con dubbi e incertezze che ricadono sulla politica tedesca, e che a cascata significano incertezza finanziaria per i paesi con forte indebitamento qual è l’Italia. Le remore e le annotazioni che la Corte Costituzionale tedesca manda al Parlamento federale sembrano dunque nette.

Tutto questo avviene a poche ore dalla Presentazione, domani, del Piano di Rinascita, il Recovery Fund, a cui sta lavorando da giorni la Commissione Europea. Al momento continuano a trapelare incertezze sul periodo ponte, cioè sul periodo che va da oggi all’attuazione del Piano, prevista non prima dell’inizio del 2021. Su questo si sta concentrando il lavoro dei funzionari, ha ribadito ancora pochi giorni fa il Commissario Gentiloni. Ma altro aspetto importante sarà capire quale bozza sarà presentata, cioè se il fondo potrà emettere titoli (di fatto degli eurobond) o se saranno proquota per ogni stato, quindi debiti, seppur debiti a lungo termine, a 30 o 40 anni.

La presentazione del Piano sarà subito esaminata venerdì 8 maggio dall’Eurogruppo, la riunione dei ministri delle finanze dell’area euro, e si prevedono ancora scintille tra fronti politici e nazionali differenti. Già da domani, però, il dibattito prenderà forma e la fase di discussione sul progetto investirà opinionisti di ogni paese.

 

*Rettifica, ore 15.00.
La presentazione del Piano è stata posticipata alla prossima settimana.

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CAT: Euro e BCE, Germania

Un commento

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  1. vincesko 5 mesi fa

    Articolo ottimistico, con qualche imprecisione: 1) La “quota nominale” dell’Italia nel capitale della BCE è pari al 12,3108%, ma, poiché non tutto il capitale è stato sottoscritto (hanno adottato l’Euro finora 19 Paesi), la “quota corretta” è del 17,4890%; 2) la contestazione principale della Corte Costituzionale tedesca alla BCE è che travalichi il proprio mandato e invada il campo della politica economica, che le è preclusa. 3) Aggiungo che la CGUE, unica Autorità sovraordinata alla BCE, si è già pronunciata su tale violazione quando ha rigettato il primo ricorso della Corte Cost. tedesca contro il QE, con la sentenza del dicembre 2018. A proposito della sentenza del 2018, traggo dal mio saggio LE VIOLAZIONI STATUTARIE DELLA BCE: «Evidenzio, in particolare, i punti della sentenza da 60 a 69, che trattano della vexata quaestio dell’obiettivo statutario della BCE, che quasi tutti ritengono sia unico, della stabilità dei prezzi, mentre in effetti lo statuto BCE (derivato dai Trattati) – come abbiamo visto nel capitolo 1 – stabilisce all’art. 2 che gli obiettivi sono due, anche se il secondo è subordinato e condizionato: fatto salvo l’obiettivo primario, sostenere le politiche economiche generali dell’Unione, per cui si può parlare di uno schema «duale-gerarchico», a differenza della FED (USA), che ha un mandato duale pieno. Riporto il punto 60:
    Sulla delimitazione della politica monetaria dell’Unione
    «60 A questo proposito, è importante sottolineare come l’articolo 127, paragrafo 1, TFUE stabilisca segnatamente che, da un lato, fatto salvo il suo obiettivo principale di mantenimento della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione, e che, dall’altro lato, il SEBC deve agire rispettando i principi di cui all’articolo 119 TFUE. Ne consegue che, nell’ambito dell’equilibrio istituzionale stabilito dalle disposizioni contenute nel titolo VIII del Trattato FUE, nel quale si inserisce l’indipendenza garantita al SEBC dall’articolo 130 e dall’articolo 282, paragrafo 3, TFUE, gli autori dei Trattati non hanno inteso operare una separazione assoluta tra la politica economica e quella monetaria.»
    Credo che al bugiardo Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, che oblitera sistematicamente il secondo obiettivo, siano fischiate le orecchie.[205]»

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