Tutti ‘sottaterra’. È partita la caravona dello Sponz Fest 2019

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20 agosto 2019

Questa premessa sarà ripetuta per ogni pezzo che dedicherò a questa edizione dello Sponz Fest, se l’avete già letta potete passare al paragrafo successivo, altrimenti continuate pure. In questi quattro anni di frequentazione dello Sponz Fest mi sono fatto l’idea che il racconto di un evento del genere fuoriesca dal campo della cronaca giornalistica, in primis per la vastità della sua proposta che abbraccia vari campi dell’arte e dell’intelletto, poi perché la cronaca giornalistica, se non assume i toni del reportage, rischia di essere riduttiva rispetto a ciò che si vuole raccontare, e comunque non è detto che riesca a dargli compiutamente forma. Lo Sponz è un evento onnivoro, anzi plurale e onnivoro, credetemi, venite a vederlo per farvene un’idea. Partendo da questo ho maturato la convinzione che l’unico modo utile per provare a raccontarlo sia attraverso l’utilizzo di una pluralità di stili, dalla poesia all’epica, dalla prosa al racconto e all’articolo di cronaca, fino alla forma del diario personale. Quindi mi prendo carta bianca e vado a cominciare.

Chi giace sottaterra?
Il manico di una chitarra e lo scheletro di una partitura.
E l’elmetto della provocazione sotto forma
di una musica che non vuoi, autotune e definizione,
ma che arriva come arrivano genti che non ti aspetteresti
nelle case, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, sulle coste,
della nostra bella Italia.

Chi giace sottaterra?
Il senso di comunità e il vincolo di solidarietà.
E dagli addosso a colui che è diverso
in un gioco perverso
che alimentano prima di tutto i potenti,
coloro che non possono niente, e sanno solo alzare la voce,
uomini privi di fantasia e di ilarità.

Chi giace sottaterra?
L’intelligenza collettiva e la capacità di stare in rete.
Che dalla rete prendiamo sempre
solo il peggio,
escono bestie e serpi che nemmeno sapevamo di avere in seno,
parole che non comprendiamo a pieno
e che sputiamo fuori come fuoco.

Chi giace sottaterra?
Il giudizio individuale e il discernimento collettivo.
Viva il pensiero unico
e quanto lo alimenta senza tregua,
la macchina delle informazioni fake
e quella spazzatura che abbiamo in testa
fuck me, fuck you,

Chi giace sottaterra?
Il senso del divino e l’alterità di Dio.
Che nessuno crede più
a un povero cristo sceso dalla croce
a salvarci dal peggiore dei mali,
a tracciare un percorso di fratellanza,
ama il prossimo tuo come te stesso.

Chi giace sottaterra?
Il senso di colpa e del limite.
E nessuno vuole più il suo pezzo di responsabilità,
nessuno ha più il senso del ridicolo.
E dagli addosso all’untore
che la colpa è solo sua, tutta sua, sempre sua,
ohibò.

Chi giace sottoterra?
La via crucis e il calvario,
le parole buone, quelle che fanno bene, e il rimario,
il ballo di un rebetiko
e nove ottavi di stupore
in cima al monte, pensando
always something is missing.

Sottaterra, sottaterra
se ci fosse una manovella
e girandola si potesse
rovesciare ciò che sta sotto sopra
vivremmo certo in modo migliore
fratelli, sorelle, uomini, bestie
e tutti insieme avremmo posto
sopraterra.

TAG: arte, calitri, campania, Cultura, eventi, grecia, irpinia, Musica, narrativa, rebetiko, Sponz Fest, teatro, vinicio capossela
CAT: Eventi, Musica

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