Cacciari vs Cacciari

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10 gennaio 2019

L’altro giorno (8 gennaio) in tv nel salottino televisivo di Lilli Grüber il filosofo Massimo Cacciari, ormai ridotto a una sorta di muppet televisivo sempre più iracondo e scomposto, è andato in escandescenze contro – più che il decreto Salvini o il ministro Buongiorno (si riveda il filmato, in calce al testo) – contro questa Europa che ha perso la sua ragion d’essere. Nella concitazione del momento ha asserito che contro le leggi del diritto positivo, incombono le leggi naturali dell’umanità, e cita indirettamente l’ Antigone di Sofocle. Ha lasciato intendere che, nella sua visione, la legge dell’Europa 《è la legge di Creonte, la legge che mi impedisce di seppellire il fratello》 con ciò sembrando prendere le difese di Antigone, ossia del “diritto naturale”, contro il “diritto positivo”, del “ghenos” contro la “polis”, della “donna” e della sua legge dell'”oikos”, della famiglia, delle ragioni private, umane, troppo umane, contro quelle dello Stato e della ragion di Stato.

Metto subito le mani avanti. Quella di Cacciari è una posizione LEGITTIMA. Ma non è quella del Cacciari filosofo. Il Cacciari televisivo, in quel momento di furia incontenibile, non sta polemizzando infatti con l’avvocato Bongiorno [una donna, si veda la sua visione della donna nei passi che seguono], ma con il filosofo Cacciari, con se stesso: da qui forse la particolare agitazione del Nostro. La sua vis polemica, dolorosa, lancinante sembra infatti rivolta non all’ennemi extérieur, ma all’ennemi intérieur, e forse antérieur. E non c’è peggior nemico di se stesso.

Se si vanno a leggere gli scritti del filosofo Cacciari vi troviamo, in tema, la più virulenta requisitoria contro le ragioni di Antigone, contro le ragioni dell'”oikos”, contro le ragioni private contrapposte alle ragioni della “polis”, breve: la più grande requisitoria contro la donna che si possa leggere nelle pagine della filosofia italiana contemporanea.

Cacciari ha esplicitato queste sue nette posizioni nei volumi Geofilosofia dell’Europa (1994) e L’Arcipelago (1997), d’ora in poi rispettivamente indicati con i numeri romani I e II.

Mi avvalgo tuttavia della splendida sintesi che ne fa Mario Perniola nel suo recente volume (Bompiani, 2017) La filosofia estetica italiana contemporanea di cui necessariamente devo prelevare due lunghi passi.

Il primo.

《Questi due libri sono il frutto più maturo della riflessione di Cacciari, il quale qui si confronta con alcune delle più spinose questioni del malessere europeo, mostrando molto coraggio e onestà intellettuale. Egli si rende perfettamente conto che una concezione pitagorica o neoplatonica dell’armonia è inadeguata a dar conto della molteplicità e della complessità dei conflitti che segnano la vita sociale e politica contemporanea. Tuttavia resta saldamente ancorato all’ispirazione fondamentale del suo pensiero, che è estetica e conciliatoria. […]
Rifiutando gli altri due modi elaborati dalla tradizione filosofica per pensare gli opposti: quello aristotelico che li pensa come contrari caratterizzati dalla possibilità di un medio termine, e quello hegeliano che li pensa come contraddittori caratterizzati dall’impossibilità di una via di mezzo. Contro la via di mezzo aristotelica e la dialettica hegeliana, Cacciari rivendica un’idea di pace come unità armonica, la cui prima intuizione è da ricercarsi nel filosofo greco Eraclito. Come è noto, fu appunto Eraclito a polemizzare contro la concezione pitagorica di armonia (intesa come correlazione) in nome di un’armonia più potente, la quale contiene in se stessa “la necessità della contesa” (I, p. 132). La prima preoccupazione di Cacciari consiste quindi nell’affermare l’inevitabilità della dimensione agonistica, la quale tuttavia non deve essere affatto considerata come antitetica all’armonia: “l’agón è per sua natura armonizzante” (I, p. 11); “l’agón manifesta l’armonia come sua propria verità” (ibid.). Vincere vuol dire armonizzare a sé il nemico: il lógos consiste proprio nello scindere e nel ricondurre in unità le parti. “L’individuarsi più perfetto dell’opposizione costituisce il più profondo accordo” (I, p. 19). […]. “Se il filosofo sarà re […], allora soltanto sarà pace” (p. 37).[…]

Raramente nel pensiero contemporaneo la dignità della ragione è affermata con tanta energia: ciò conferisce al discorso di Cacciari un carattere tonico e controcorrente rispetto al clima culturale postmoderno debilitante e depressivo. Tuttavia guerra non vuol dire rissa: il pólemos è altro rispetto alla stásis, alla guerra civile dissolutrice, che conduce al trionfo dei peggiori. Questo pericolo è sempre incombente; il problema principale di Platone, che qui rappresenta la guida di Cacciari, può essere appunto formulato in questi termini: com’è possibile una città che non sia sempre guerra civile in potenza? Essa deve essere pensata con molta attenzione e rigore; altrimenti nemmeno il molteplice sarebbe pensabile. Il pensiero di Cacciari resta un pensiero dell’Uno, ma di un Uno armonizzato in parti, e quindi estetico》.

Tuttavia nel disegno armonizzante del conflitto si oppongono alcuni ostacoli. E qui veniamo al cuore della nostra questione, con un secondo passo di Perniola, sintetizzante la visione di Cacciari.

《Alcuni importanti fattori resistono all’armonizzazione: è merito di Cacciari fornirne una lucida e spietata analisi. La severità che egli mostra nei confronti di se stesso gli impedisce di cadere nell’ideologia, cioè in una visione conciliata ed edulcorata della realtà.

Tre sono sostanzialmente gli ostacoli che l’armonizzazione trova sul suo cammino, i grumi che non riesce a dissolvere: questi sono le DONNE (corsivo mio), il funzionalismo tecnologico fine a se stesso e l’“homo democraticus” (cioè il populismo).
La donna è, per Cacciari, la “straniera” per definizione al “lógos” e alla “pólis”: essa rappresenta la radice organica, terranea, statica, che si oppone alla vocazione marittima e dinamica della filosofia e della politica. La donna è legata alle leggi dell’”oîkos”, della comunità, della famiglia, che – come mostra il mito di Antigone – nulla hanno a che fare con le leggi della città: “Proprio il “logos” più forte saprà chiaramente vedere l’intrattabilità della radice” (II, 38). Lo sforzo della “pólis” di assimilare la componente femminile è destinato al fallimento, perché le donne vogliono trattare la città come se fosse un “oîkos”. “La forza armonizzatrice del “logos” si frange contro la figura della donna […]. Il “logos” della “polis” contraddice la manía dell’”oîkos”. E tale mania è estranea ad ogni tentativo di conciliazione” (II, p. 45). La donna rappresenta l’”alogos”, l’assolutamente impolitico, perché rifiuta l’idea di poter essere persuasa; essa è l’impersuadibile, è la solidarietà col passato in quanto passato: Antigone ama solo gli dei sotterranei. Cacciari sembra così fare propria l’idea della differenza femminile: tra l’uomo e la donna esiste una dissimmetria radicale che non consente accordo》.

Tralascio gli altri due ostacoli all’armonizzazione cacciariana.

 

TAG: Mario Perniola, massimo cacciari
CAT: Filosofia

Un commento

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  1. umbrito-tamburini 6 mesi fa
    Chiacchiere: la conscience est la plus changeante des regles, diceva vauvenargue, e la cosa si presenta oggi ai cd filosofi col Se si cerca di affidare ad una AI -AI come Antigone- la scelta, si incorre nel famigerato "declino ogni resposabilita'" Tanto per intenderci, i bonzi si immolavano al tempo di Johnson boia, ma la guerra non e' finita per merito loro.
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