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Finanza

Crisi Banca Progetto, clima infuocato sul salvataggio, si prospetta un conto salato per la collettività

La crisi di Banca Progetto scuote il settore bancario italiano: tra commissariamenti, prestiti opachi e garanzie pubbliche, il caso esplode anche sul fronte politico. Il M5S accusa il governo Meloni di silenzi e connivenze nel risiko bancario

29 Agosto 2025

Mentre emergono nuovi dettagli su crediti deteriorati e finanziamenti opachi di Banca Progetto, istituto milanese un tempo modello di finanza digitale, cresce il pressing politico contro il governo Meloni, accusato dalle forze d’opposizione di opacità e silenzi ingiustificabili, soprattutto riguardo al costo che il salvataggio avrà sulla collettività. Si tratta di delle vicende bancarie più controverse dell’ultimo anno si sta consumando attorno a Banca Progetto, oggi al centro di una crisi profonda che intreccia indagini giudiziarie, interventi della vigilanza di Bankitalia e un allarme crescente sul fronte delle garanzie pubbliche.

Dall’amministrazione giudiziaria al commissariamento 

I primi segnali di allarme risalgono all’autunno del 2024. Il Tribunale di Milano dispone un provvedimento di amministrazione giudiziaria nei confronti di Banca Progetto, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, dopo che la Guardia di Finanza scopre una serie di prestiti per oltre 10 milioni di euro concessi a società riconducibili alla criminalità organizzata calabrese. Tali finanziamenti risultano coperti da garanzie pubbliche, erogate tramite Mediocredito Centrale (MCC) nell’ambito dei programmi statali per il sostegno alle imprese.

A marzo 2025, a seguito di criticità strutturali nella governance e nei controlli interni, la Banca d’Italia interviene con una misura di vigilanza straordinaria, sciogliendo il consiglio d’amministrazione e nominando due commissari: Lodovico Mazzolin e Livia Casale, affiancati da un comitato di sorveglianza. L’istituto, si legge nella nota della Vigilanza, “continua a operare regolarmente”, ma viene messo sotto monitoraggio per garantire la “sana e prudente gestione”.

Conti in rosso e rischi sistemici

Il quadro patrimoniale della banca, tuttavia, si rivela peggiore del previsto. Secondo dati pubblicati a luglio, le perdite non contabilizzate superano i 110 milioni di euro, mentre il CET1 Ratio – l’indicatore chiave della solidità patrimoniale – scende al 9,3%, sotto la soglia minima del 10,1% prevista. Il rapporto di leva precipita all’1,9%, ben al di sotto del limite regolamentare del 3%.

Il portafoglio crediti presenta oltre 2 miliardi di euro di “non performing loans” (NPL), e si stima che una quota significativa sia garantita dallo Stato attraverso MCC e Sace, il braccio assicurativo del gruppo Cassa Depositi e Prestiti. Si tratterebbe, secondo fonti parlamentari, di garanzie fino all’80% del valore nominale.

L’intervento possibile del FITD

Nel frattempo, la crisi della banca accende i fari sul possibile intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD). Il fondo, alimentato dalle stesse banche italiane, garantisce i depositi fino a 100.000 euro e può essere utilizzato – come in casi precedenti – per facilitare salvataggi ordinati o liquidazioni controllate, evitando effetti domino sul sistema.

Secondo indiscrezioni, sarebbero in corso valutazioni da parte del sistema bancario per un intervento di supporto, che potrebbe coinvolgere anche il FITD nel caso di ulteriore deterioramento dei conti.

Accuse politiche e interrogazioni senza risposta

A infiammare ulteriormente il caso sono le dichiarazioni del senatore Mario Turco, vicepresidente del M5S e coordinatore del comitato pentastellato su economia e imprese. In una nota diffusa oggi, Turco parla di “affarismo bancario” da parte dell’esecutivo Meloni e accusa direttamente Giorgia Meloni, Giovanbattista Fazzolari e Giancarlo Giorgetti di aver “allungato un’ombra sinistra” su molte operazioni finanziarie, incluse quelle legate al risiko bancario italiano (Mps, Bpm, Mediobanca, Generali).

Turco denuncia inoltre il mancato riscontro a un’interrogazione parlamentare depositata lo scorso luglio, nella quale segnalava tre finanziamenti per complessivi 15 milioni di euro concessi da Banca Progetto a Stefano Ricucci, ex “furbetto del quartierino”, anch’essi garantiti dallo Stato. “Il governo tace, si nasconde, non fornisce risposte”, afferma Turco, parlando di “silenzio ingiustificabile”.

Ad oggi, non risultano riscontri pubblici ufficiali da parte del Ministero dell’Economia o di MCC sui prestiti a Ricucci, né conferme formali sulle cifre citate. Tuttavia, la presenza di un ampio portafoglio di crediti problematici coperti da garanzie pubbliche è stata indirettamente confermata da fonti finanziarie.

Un altro caso italiano?

La crisi di Banca Progetto rischia così di trasformarsi in un nuovo caso sistemico. Un istituto medio-piccolo, diventato simbolo della digitalizzazione bancaria, finito sotto la lente per presunte connessioni criminali, opacità gestionali e un impiego spregiudicato di garanzie pubbliche. La sua caduta evidenzia i limiti di un sistema che, troppo spesso, interviene solo quando i danni sono già visibili. E mentre la politica si accapiglia sulle responsabilità, resta un interrogativo fondamentale: quanto costerà questo salvataggio alla collettività?

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