Perché Apple pagherà 318 milioni di euro al fisco italiano

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30 dicembre 2015

318 milioni di euro. E’ questa la cifra che, secondo Repubblica, Apple avrebbe concordato con il fisco italiano per porre fine alla contesa con l’Agenzia delle Entrate circa il pagamento delle tasse sulle vendite effettuate in Italia. Non è arrivata però nessuna conferma, né da Apple, né dall’Agenzia delle Entrate.

Di cosa era stata accusata Apple? Il colosso di Cupertino avrebbe messo in piedi una struttura parallela per frodare il fisco. Apple era stata accusata, infatti, di aver venduto i suoi prodotti in Italia ma emettendo fatture in Irlanda, paese in cui la tassazione era più favorevole. Apparentemente, Apple Italia Srl, società di facciata, operava in Italia, ma avrebbe dovuto svolgere solo consulenze, tanto che le venivano riconosciuti esclusivamente ricavi pari a costi di struttura. In sette anni, si parla di 30 milioni di euro a fronte di 1 miliardo di utili, che finivano in Irlanda, dove la società pagava aliquote molto basse. Secondo i magistrati milanesi, Apple avrebbe evaso 880 milioni di euro in tutto di Ires, tra il 2008 e il 2013.

Scrive Repubblica:

Sulla carta, Apple Italia dovrebbe svolgere solo una sorta di consulenza alle vendite di Apple Sales International (dal 2012 sostituita da Apple distribution international), ma secondo quanto ricostruito dagli inquirenti avviene tutt’altro: i venditori hanno ampia autonomia e dispongono di tutti i poteri per seguire l’intero ciclo di vendite, dagli ordini alla consegna, contrattando prezzi e sconti per tutti i clienti, dai più piccoli ai più grandi. Si tratterebbe di un’attività ulteriore e parallela rispetto a quella di mero supporto alle vendite.

Se l’accordo venisse confermato, Apple dovrà pagare 318 milioni di euro al fisco italiano e sarebbe la prima azienda statunitense a contrattare con l’Agenzia delle Entrate.

Le dichiarazioni di Tim Cook. Duramente criticato anche negli Stati Uniti per aver evaso 9 miliardi di dollari di tasse nel 2012 con i miliardi di liquidità parcheggiati offshore, Tim Cook ha preso le difese dell’azienda di Cupertino: «Siamo l’azienda che paga di più in questo paese di chiunque altro», ha detto Cook, accusando il fisco americano di essere obsoleto.

L’inchiesta dell’Agenzia delle Entrate voleva proprio dimostrare che le vendite erano state realizzate e gestite in Italia e che la società irlandese fosse solo un terminale per i pagamenti. Apple creerebbe società senza residenza fiscale e che fatturano in Irlanda anche in altri paesi, evadendo così il fisco locale.

Se la notizia dell’accordo data da Repubblica fosse confermata, potrebbe segnare una svolta sul discorso del pagamento delle tasse da parte di altre aziende che operano sul web. I magistrati milanesi contestano anche alla multinazionale Google una maxievasione da quasi un miliardo. La cifra sulla quale l’Agenzia delle Entrate starebbe trattando per chiudere la pendenza si aggirerebbe sui 150 milioni di euro.

Nel frattempo, l’Unione Europea ha avviato provvedimenti per riformare i regimi di tassazione, e l’Irlanda ha modificato parte delle leggi per cercare di rendere meno vantaggiose le sue norme fiscali.

 

 

TAG: agenzia delle entrate, apple, evasione, fisco
CAT: Fisco, Grandi imprese

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