Rockfeller Foundation chiude il programma sulla resilienza urbana

5 aprile 2019

La fondazione Rockfeller vuole chiudere uno dei principali progetti mondiali di adattamento al cambiamento climatico, finanziata da privati, in aree urbane. La Fondazione infatti ha deciso di tagliare i finanziamenti a partire dal 2020 e licenziare il personale nel suo programma 100 Resilient Cities, nato con lo scopo di creare una figura dirigenziale all’interno dell’amministrazione di 100 grandi città per implementare politiche di resilienza in ogni ambito del city management.

La Rockefeller trasferirà parte dei suoi fondi per la resilienza all’Atlantic Council, un think tank repubblicano con sede a Washington, con una sovvenzione di $ 30 milioni al Adrienne Arsht Center for Resilience. Altre attività, si legge in un comunicato, saranno invece internalizzate all’interno della Fondazione, in particolare nelle piattaforme di sviluppo economico e delle politiche del lavoro.

Il programma delle 100 Città Resilienti è stato avviato da Rockefeller nel 2013 per aiutare le città di tutto il mondo, da Bostron a Cali, da Città del Messico a Milano a prepararsi per le minacce legate ai cambiamenti climatici. Bloomberg News ha riferito la scorsa settimana che la fondazione stava pianificando di sciogliere il programma.

Per il portavoce di 100 Resilient Cities, Andrew Brenner, «è un duro colpo. Lunedì lo staff di 86 persone è stato informato che il loro ultimo giorno di lavoro sarebbe stato il 31 luglio 2019». Saranno chiusì uffici a New York City, Città del Messico, Londra e Singapore.

La chiusura del programma 1oo Resilient Cities arriva in un momento di grande necessità della formazione di figure come i Chief Resilience Officers e proprio in un momento in cui la rete di città stava mostrando la sua forza e la sua vitalità, anche per “resistere” a soggetti nazionali, come Donald Trump, ostili a politiche sulla mitigazione e adattamento al cambiamento climatico.

Una rete internazionale, quella di 100 Resilient Cities, che ha saputo formare professionisti in grado di sostenere le politiche di resilienza e adattamento di grandi municipi. In italia ha aderito la città di Milano e numerose altre città hanno potuto beneficiare dell’expertise del progetto. Solo mercoledì scorso, 3 aprile, i sindaci di Genova e Torino, Marco Bucci e Chiara Appendino, e Gloria Zavatta, amministratore unico della partecipata Amat in rappresentanza del Comune di Milano, hanno firmato il primo protocollo d’intesa Ge-Mi-To per sviluppare azioni di collaborazione e migliorare le politiche di resilienza, realizzato anche grazie al contributo tecnico-scientifico della Fondazione Rockefeller.

Rimane da chiedersi cosa saranno di tutte queste importanti esperienze e di una rete internazionale che al pari di C40, una rete di città per il clima, ha saputo determinare svolte importanti all’interno delle amministrazioni pubbliche, sapendo attivare importanti investimenti privati per sostenere il “future-proofing” delle città. La speranza che si attivino altri soggetti privati o filantropici per preservare un patrimonio di conoscenza e di rete di grande importanza.

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Foto di copertina: 100 Resilient Cities – Pioneered by the Rockefeller Foundation Facebook
 

TAG: 100 Resilient Cities, Rockfeller Foundation
CAT: Fondazioni, Innovazione

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