In Libia ride bene chi ride dopo l’ultimo. E forse a noi conviene

15 gennaio 2020

L’Italia non può inviare in Libia armi e militari, come a petto gonfio e squarciagola sostiene qualcuno anche dai banchi della opposizione, nè a sostegno di colui che fu il Capo del legittimo governo da noi diplomaticamente tenuto in piedi insieme alle Nazioni Unite nè cambiando partito. Lo avremmo potuto fare in passato, e avrebbe avuto un senso, ma non se ne ebbe il coraggio (e non si ottenne un via libera internazionale, in modo particolare dai francesi); lo ha già fatto Erdogan prendendosi scena e vanto, io credo facendo di necessità virtù per la debolezza dei suoi alleati di Misrata e Tripoli. Il fallimento del vertice di Mosca era molto prevedibile: troppo clamore ingiustificato avrebbe avuto il risultato ottenuto da Putin e Erdogan, troppo costoso il prezzo di immagine e sostanza per gli europei, nessuna garanzia di sicurezza per l’Egitto e umiliazione troppo clamorosa degli emiratini da parte dei Fratelli Musulmani dell’aspirante califfo di Ankara. Una pace firmata in Svizzera è un conto, firmata a Mosca o Versailles con un garante turco era impensabile e questo è forse il primo errore di voracità commesso da Putin nel Grande Gioco Mediterraneo.
Meno male che anche i due, controparti e alleati (noi nella Nato siamo alleati di Erdogan e in qualche modo lo siamo in Libia ma Putin in Italia è un corteggiato amico da destra e sinistra e un apprezzato leader anche se sta con Haftar) commettono errori o cadono sugli sgambetti di Macron e dei sauditi: è evidente quanto convenga togliere ai due “democratici” leader di cui sopra l’importanza dello strumento militare e fare in modo che  i rifornimenti in armi e soldati dati ai loro proxy libici li inchiodino da potenze in grado di imporre una pace a potenze co-belligeranti e corresponsabili della situazione libica.  A quel punto solo chi si riesce a ritagliare una dimensione di mediazione diplomatica e politica “disarmata” recupererà un ruolo nella partita. Quindi per la prima volta l’irenismo italico derivato diretto dall’italico onanismo in politica estera e da una buona dose di inettitudine, di duplicità e di conoscenza del terreno potrebbe anche rimetterci in corsa per un ruolo da giocare in silenzio, evitando di strombazzare che siamo pronti a mandare soldati purché di pace purché col casco blu e purché comandati da noi: un filotto di tre obbiettivi che si ottiene di carambola giocata di fino, non con i tiracci ad usum twitter (ma Roma è la dimostrazione di un certo degrado della qualità della scuola italiana che non produce più quei cultori di Machiavelli o quei mercanti trasformati in nobili di Venezia il cui ruolo fu tante volte determinante in Europa, non ultimo per chiudere diplomaticamente la Guerra dei Trent’anni). Ricordiamoci pure che a Wafa Eni ha non pochi interessi e che proprio qualche giorno fa voci non confermate lasciavano trapelare che inviati dell’uno e dell’altro contendente abbiano giocato il futuro di Wafa che sta sul confine con il presidente algerino, gli uni chiedendo di passare da Algeri con le truppe e gli altri chiedendo di impedirlo ambedue dando in cambio quei giacimenti.
La pletorica conferenza di Berlino sarà un primo passo, tiriamo fuori il popcorn e mettiamoci tranquilli e all’erta perché questa non è cosa che si risolve in un fiat. E la divisione come possibile esito di quella Libia che noi inventammo ripristinando ora autonomia per Cirenaica e Fezzan oltre Tripoli non passa da geometri che tracciano righe rette nel deserto perché questo è già lo stato di fatto uti possidetis militare bensì  dal vero obbiettivo: la spartizione ufficiale dei diritti internazionali, degli accordi e dei dividendi del petrolio nonché delle attività finanziarie eredità di Gheddafi e ancora in essere depositati negli edifici della capitale in istituzioni che noi conosciamo molto bene anche perché ne abbiamo curato la presenza in Italia per trent’anni e più: Haftar sarà anche un generalissimo che vuole mettere la sua bandiera sul palazzo presidenziale ma tutti i sui collaboratori sanno bene quali sia il vero bottino…. E sulla sua spartizione e non su una scatola di sabbia si costruirà la pace. Chissà se riusciremo a infilare un piede nella porta…

TAG: governo
CAT: Geopolitica

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