Angela Merkel certifica che la Siria non esiste più

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26 Agosto 2015

“Iraq e Siria non esistono più. Prima ce ne accorgiamo, meglio è”. Così titolava, nell’ottobre 2014, un articolo su Foreing Policy di Thomas E. Ricks. L’autore riprendeva le parole di Henri Barkey, professore di Relazioni Internazionali alla Lehigh University, secondo cui “gli stati iracheni e siriani hanno ceduto il controllo di un certo numero di province”, con l’invito a ripensare la loro organizzazione statuale. La decisione della cancelliera tedesca, Angela Merkel, di accogliere tutti i profughi siriani lancia un messaggio importante, fornendo una lezione politica contro i populismi.

Ma soprattutto dalla Germania giunge il riconoscimento di fatto che la Siria non esiste più, almeno come è stata intesa fino a qualche anno fa. Nella prima fase del conflitto c’era ancora un concetto di Stato unico, sebbene con porzioni finite sotto il controllo di fazioni ribelli. Oggi è tutta un’altra storia: la mappa qui sotto, realizzata dalla Bbc, risale al luglio 2015 e rende abbastanza chiara la situazione benché non riesca a spiegarla per intero, in quanto all’interno dei gruppi di opposizione ci sono diverse milizie ed è complicato immaginarli come un ‘corpo unico’.

Situazione Siria

Angela Merkel ha avuto la lungimiranza e soprattutto il coraggio di riconoscere alle persone in fuga dal territorio siriano una condizione di emergenza tale da richiedere la sospensione del Trattato di Dublino. Con questa operazione emerge che Berlino ha compreso una situazione che richiede un intervento straordinario che si pone al di fuori degli accordi sottoscritti in sede internazionale. Da quanto è cominciata la rivolta nei confronti del regime di Bashar al-Assad, sfociata poi nella guerra civile, si tratta del primo gesto concreto della politica europea, e più in generale occidentale, a sostegno della popolazione civile.

È pur vero che gli analisti hanno interpretato il gesto come un modo per avviare a una revisione dell’intesa di Dublino, che al cospetto dell’aumento di flussi migratori sta mostrando evidenti limiti; tuttavia è importante che il grimaldello usato da Angela Merkel per scardinare quel trattato sia la questione siriana. Con benefici per migliaia di persone in fuga, indipendentemente dal percorso seguito.

Ritornando al pensiero del professor Henri Barkey, è dannoso continuare a parlare di Siria, e in parte di Iraq, come entità statali uniche (anche i media sono chiamati a compiere uno sforzo in questa descrizione): significa non capire cosa sta accadendo in quei territori. Un fatto ovviamente chiaro a chi scappa dagli orrori della guerra civile siriana, che in gran parte dell’Occidente continua ad arrivare come un rumore di sottofondo. Migliaia di cadaveri di serie B, che generano preoccupazione solo quando arrivano alle frontiere. E forse la mossa tedesca può gettare una luce diversa sul dramma.

Infine, «la Siria non esiste più» è anche la frase che i profughi ripetono ai reporter che riescono a intervistarli. E finalmente questi disperati appelli sembrano aver fatto breccia nel cuore dell’Europa, perché di fronte ai crimini di guerra e alla catastrofe umanitaria (e 240mila morti con milioni di sfollati sono una gigantesca catastrofe) non è possibile pensare di cavarsela con un commento dispiaciuto a mezzo stampa. Ma servono azioni concrete, come l’accoglienza.

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CAT: Geopolitica, Questione islamica

Un commento

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  1. giasilva 9 anni fa

    Non sarebbe stato meglio se il primo gesto concreto della politica europea fosse stata la denuncia della responsabilità degli USA e delle monarchie saudite nella creazione e nel mantenimento della crisi siriana? Crisi mascherata come sempre da motivazioni umanitarie e di spinta verso la democrazia ma che a tutti gli effetti rappresenta un cambio di regime dettato da interessi economici e geopolitici.
    Affermare come Lei si permette di fare che uno Stato e un Governo riconosciuti a livello internazionale non esistono più significa avvallare e dare giustificazione e riconoscimento ad una politica infame di aggressione e, indirettamente, alla creazione della Stato Islamico su parte del suolo Siriano.
    Vogliamo che l’Europa diventi complice di questa politica insensata e soprattutto che si faccia carico di tutte le conseguenze sociali?

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