Immigrazione: lo stato del dibattito tra scandali e realtà in Germania

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20 agosto 2018

L’attività dell’Agenzia federale tedesca per la migrazione ed i rifugiati (BAMF) è stata posta al centro dell’attenzione dei media tedeschi nei mesi scorsi. Forti sospetti di irregolarità avevano colpito la dirigente della sede distaccata di Brema, Ulrike B., che è tuttora sospesa dal suo incarico. Anche Josefa Schmid che la sostituì, venne poi trasferita a Deggendorf, in Baviera. Infine la stessa dirigente nazionale del BAMF, Jutta Cordt, il 13 giugno 2018 fu dimissionata dal Ministro degli Interni Horst Seehofer; sostituendola con Hans-Eckhard Sommer, un giurista 56enne occupatosi per circa 21 anni delle problematiche del diritto d’asilo in seno al Ministero degli interni bavarese.

Le prime risultanze giudiziarie tuttavia hanno riabilitato la ex dirigente Ulrike B. attestandole di avere commesso solo un errore formale, ha mancato di applicare correttamente una disposizione amministrativa, ma i giudici non le hanno riconosciuto irregolarità penalmente rilevanti; tuttavia, in base a nuovi sospetti, il 14 giugno la Procura di Brema ha fatto ancora sequestrare alla dirigente sospesa il cellulare ed un computer. Eppure, in esito alla risposta del Ministero degli Interni tedesco ad un’interrogazione parlamentare di giugno della deputata dei Linke Ulla Jelpke, emergerebbe comunque che dalla verifica di 578 decisioni relative alla concessione del diritto d’asilo prese dall’Ufficio distaccato di Brema, solo 13 sono dovute essere sospese ed in solo 4 casi cancellate.

L’emittente tedesca ARD, citando a sua volta il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung che ha riportato la presa di posizione del Ministero, indica ancora che su oltre 43.000 casi di verifiche chiuse nel primo semestre del 2018 (delle oltre 100.000 aperte a livello nazionale nello stesso periodo, in revisione dell’attività di diversi uffici del BAMF) solo in 307 casi  – cioè in tutto – sono risultati errori che hanno portato a togliere lo status di tutela già concesso ai rifugiati.

Non è possibile peraltro accordare completa assoluzione alle procedure in vigore in Germania. Una risposta del Governo tedesco ad un’interrogazione delle deputata dei Verdi Margarete Bause indica che se negli anni 2015 e 2016 non si registrarono errori nelle espulsioni; nel 2017 ci sono stati 2 casi in cui i richiedenti tutela sono stati respinti in lesione dei loro diritti e nel 2018 gli episodi sono sensibilmente aumentati ad almeno 7 solo nei primi 7 mesi dell’anno. Gli interessati sono stati respinti nei Paesi di origine (Nigeria, Afghanistan, Kossovo, Marocco, Zimbabwe, Cina e Tunisia) senza che fossero completate tutte le istanze giuridiche a loro disposizione, né riguardo per i loro rischi. In 5 dei 7 casi il Governo ha disposto l’immediato recupero degli espulsi ed in 3 è effettivamente accaduto, ma in 2 non è ancora neppure stata presa una decisione.

Tra i casi più recenti – che si traggono dalle cronache dell’emittente nazionale ARD – quello del cittadino afghano 20enne Nasibullah S., espulso il 3 giugno e ricondotto in Germania solo nella prima settimana di agosto, il suo diritto all’ulteriore permanenza è ora all’esame del tribunale amministrativo di Greifswald. Poi quello di un 22enne uiguro (una minoranza mussulmana sottoposta a persecuzioni in Cina) espulso irregolarmente su un volo per Pechino da Monaco di Baviera il 3 aprile nonostante pendesse ancora una sua istanza depositata in marzo, dopo che peraltro gli era stata negata  definitivamente nel febbraio 2016 la domanda di asilo per avere danneggiato volontariamente il proprio passaporto cinese. Il più dibattuto è tuttavia il destino del tunisino Sami A., indicato essere stato un ex guardia spalla di Osama Bin Laden, del quale il Tribunale di Gelsenkirchen e la Corte d’Appello di Münster hanno ordinato la riconduzione in Germania rilevando l’irregolarità dell’espulsione ed arrivando ad imporre alla città di Bochum una sanzione di 10.000 euro in caso di mancata osservanza. La sua legale, l’avvocatessa Seda Basai-Yildiz in un’intervista alla radio berlinese rbb ha riferito che le autorità tunisine le avrebbero assicurato che anche in pendenza di indagini nazionali non si opporranno all’estradizione in Germania. La stessa Cancelliera Angela Merkel al Bundestag, che aveva indicato come scandaloso che quale soggetto indicato a rischio Sami A. per molto tempo non fosse stato espulso, commentando la decisione della Corte d’Appello di  Münster ha dovuto soggiungere che le decisioni giudiziarie sono da accettare.

Anche se le espulsioni sono aumentate il Governo tedesco difende il suo operato e quello die Länder, che le dispongono nella loro competenza, ed in risposta ad un’interrogazione dei Linke rivendica che gli errori sono modesti se si considera che nel 2017 sono stati eseguiti 23.966 provvedimenti e da gennaio a giugno 2018 12.261. Interessati soprattutto albanesi, serbi e kosovari. La Baviera è finora l’unico Land tedesco ad avere varato un proprio Ufficio di asilo e rimpatrio, integrativo del BAMF nazionale, ed i “Centri di ancoraggio” voluti dal Ministro degli Interni tedesco Hors Seehofer (nel titolo di un servizio di un inviato del quotidiano Repubblica di Roma sulla struttura a Manching, per quanto ricorrendo ad iconografia usurpata, definito un lager) per raccogliere ed espellere più velocemente i migranti che non abbiano i requisiti per ottenere tutela. La Germania ha concluso un accordo con la Spagna per la restituzione dei rifugiati già registrati nel Paese iberico, ma non è ancora riuscita a fare altrettanto con altri partner europei. Aspirerebbe soprattutto a trovare un’intesa in tal senso con l’Italia. Esito difficile a giudicare da episodi come quello della nave Diciotti, in cui il Ministro degli Interni Matteo Salvini potrebbe lasciare attraccare oltre a tutto solo dopo 5 giorni la nave della propria stessa Guardia Costiera a Catania, senza però volere consentire lo sbarco dei 177 naufraghi in assenza di impegno degli altri Paesi UE di farsi carico dei migranti.

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Immagine di copertina: Pixabay, https://pixabay.com/it/rifugiati-europa-salvare-asilo-1156245/

TAG: Agenzia federale per la migrazione ed i rifugiati di Brema (BAMF), angela merkel, Diritto d'asilo, Horst Seehofer, immigrazione
CAT: Germania, immigrazione

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