La notte in cui Merkel cantò le lodi dell’allegria

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3 Dicembre 2021

È l’artica notte del 2 dicembre del 2021, nella squallida piazza d’armi del Ministero Federale della Difesa di Berlino. Illuminato dai flaks, il fiato degli astanti ricorda quello dei cavalli pronti alla battaglia che, nel 1596, attendono nervosi che si allentino le redini ed abbia finalmente inizio la parata – il Grossen Zapfenstreich – con cui l’allora re di Sassonia aveva trasformato il cambio notturno della guardia a cavallo con un rito per sottolineare il cambio della monarchia: lascia un Principe, e l’esercito lo onora con una parata speciale.

Al suono dei pifferi, delle fanfare e dei tamburi, entrano i soldati marcianti – cappotti ed elmi terribilmente simili a quelli che ricordiamo dalle scene degli anni 30, inquietanti, in mano persino le stesse fiaccole di allora. I soldati si fermano, presentano le armi, cala un silenzio quasi catatonico, interrotto solo dalle voci metalliche degli ufficiali. Poi la banda inizia a suonare…

La giovanissima Angela Merkel, appena eletta nel Parlamento federale tedesco, sorride al Cancelliere Helmut Kohl

… ed eccola lì, piccola e avvolta in un cappottone nero, infreddolita e commossa, la donna per cui le milizie germaniche inscenano per l’ennesima volta un rito medievale ed imperiale che porta con sé tante memorie controverse che – forse – sarebbe meglio dimenticare. Lei è Angela Merkel, che viene salutata perché, dopo 16 anni, lascia la Cancelleria e si ritira a vita privata. Una delle donne più potenti ed intelligenti della storia, uno dei politici più longevi, una ragazzina della DDR che pronuncia una buffa S blesa e (me la ricordo bene) subito dopo la caduta del Muro guarda adoranti i colossi democristiani di allora, che l’avevano scelta a rappresentare il loro partito nelle aree conquistate dall’Anschluss del 1989.

L’attimo in cui la banda inizia a suonare è quello in cui scappa un sorriso, ed a lei si inumidiscono gli occhi. Invece di una marcia militare, lei ha imposto Nina Hagen, la dea del punk anarchico tedesco, la figliastra del più grande cantautore di protesta della DDR, colei che, circa mezzo secolo prima, aveva ottenuto un successo mondiale – mentre viveva ancora in Germania Est – con una mazurka in cui si lamentava del fatto che il suo fidanzato Michael, nella gita domenicale, abbia dimenticato la pellicola a colori ed abbia quindi rovinato i ricordi di quella giornata. Uno sberleffo, in una nazione in cui le foto a colori erano ancora praticamente inesistenti e Michael, oltre alla sua Nina, ha fotografato anche la campagna – cosa che, allora, era una gravissima violazione delle leggi militari imposte dal regime.

Uno Zapfenstreich nazionalsocialista nel 1938

Lo Zapfenstreich moderno (2015)

Tutte citazioni della Wehrmacht si sbriciolano di fronte alle note sbarazzine di una donna che, mezzo secolo prima, per potersi esprimere liberamente non aveva solo lasciato la DDR, ma la Germania tutta, delusa dal perbenismo reazionario della Germania Ovest, ed era andata a vivere e cantare a Londra ed a New York. Segue una ballata della grande cantautrice Hildegard Knef che, negli anni della ricostruzione, raccontando delle sue tragedie, maledice il maschilismo e la cultura reazionaria e militare del proprio paese, ma guarda ad un futuro di pace in cui “per me piovano soltanto rose rosse”.

In questa notte berlinese, al momento dell’addio, commossa fin quasi alle lacrime, Angela Merkel parla per l’ultima volta al pubblico in veste ufficiale. Parla di “noi”, ed intende i ragazzi della sua (della mia) generazione, i tedeschi, gli europei tutti. Noi, noi, noi e poi noi. Ciò che abbiamo affrontato, e che abbiamo imparato a fronteggiare pronti a cambiare opinione con l’sperienza, ma incrollabili nel momento delle decisioni, specie le più difficili. Di sé stessa dice solo che ha vissuto questi 16 anni con spirito di servizio (e fin qui siamo alle parole d’ordine consuete) ma, soprattutto, con “consapevole allegria”. Come quella “illogica” di una delle più romantiche ballate di Giorgio Gaber.

La Cancelliera Merkel ammonisce un Parlamentare minacciandolo di tirargli le orecchie

Ripete tre volte il concetto: dobbiamo essere allegri, perché la vita è bella, e merita che la nostra sia un’energia costruttiva. Lo confesso: sono i momenti in cui tutti coloro che conosco, guardando la TV, si commuovono. Lo spiego a coloro che, per principio o per frustrazione, odiano questo grande popolo: nella cultura tedesca essere patetici e commoventi viene considerato non una debolezza, come crediamo noi, abituati alle nostre lagne romanesche e napoletane, ma un’ipocrisia offensiva.

Per i tedeschi, la grandezza della ragazzina pallida della DDR che guardava con gli occhi spalancati di meraviglia il nuovo mondo, consiste nell’essere stata misurata, serissima, ma sempre anarchica nelle decisioni (come quando ha imposto gli eurobond per finanziare i paesi più deboli dell’Unione, in aperta opposizione all’intero arco costituzionale tedesco) e nelle cerimonie ufficiali (come quando, sfottendo il presidente francese Sarkozy in visita di Stato durante una polemica tra Parigi e le autorità comunitarie, lo aveva salutato, davanti ai microfoni aperti, “benvenuto in Europa”). Una donna che aveva accettato gli scherzi stupidi e volgari di Berlusconi, apertamente innervosita dal piagnucoloso Giuseppe Conte e dal morboso Matteo Renzi, europeista fondamentalista, cristiana nel senso civile e non solo religioso del termine (come ha dimostrato l’apertura delle frontiere agli esuli siriani durante la guerra civile). Un leader che sembrava a volte debole ed incerto, ma che ha guidato il paese opponendosi spesso al proprio partito, battendosi per l’uscita dal nucleare, per il mantenimento delle leggi sul welfare, ed ora contro i no-vax.

Silvio Berlusconi ed Angela Merkel. La Cancelliera parla italiano, e considera “bambinate” le volgarità del capo di Forza Italia

In questa notte berlinese noi europei prendiamo congedo da una statista che rimpiangeremo. Una, il cui ultimo atto è stato chiamare Putin al telefono minacciandolo qualora continui ad ammassare truppe ai confini dell’Ucraina e deportati fuggiaschi agli innevati confini della Polonia. Una, che a Ischia ha imparato a parlare italiano e permette che le diano del tu quando, in ciabatte ed accappatoio, lascia la spiaggia, insieme al marito invisibile (che è un grande scienziato) e va a prendere un aperitivo nel solito bar prima di tornata a casa a cucinare. Angela Merkel, uno degli ultimi grandi personaggi di un secolo terribile, chiusosi con l’inizio di una nuova, grande paura per il futuro.

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CAT: Germania, Istituzioni UE

Un commento

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  1. evoque 2 mesi fa

    E qui, in questo ameno paese chiamato Italia, talk show e fior di commentatori politici della stampa cartacea si dilettano a parlare di Berlusconi presidente della repubblica (delle banane). Recupereremo mai un tot di serietà?

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