Linee guida per ruffiani nell’era Renzi

9 Agosto 2016

Uno degli elementi più consueti per definire un regimetto, quell’insieme di patetico (49%), ridicolo (49%) e tragico (2%) che rende la democrazia un poco meno luminosa, è senza dubbio il grado di insofferenza del potente nei confronti della critica, della satira, del dissenso più in generale. Tutti i potenti ovvio ne patiscono, ma la capacità di un vero leader è anche quella di dissimulare, di vivere la questione come un costo vivo e inevitabile, di incazzarsi quando davvero serve, lasciando perdere le bagattelle. Questo in termini più generali. Poi però c’è un metodo assolutamente matematico e percentuale per arrivare al computo finale, spaccando il capello e il grammo. Ed è la quantità di servitorelli che si agitano quotidianamente per la Penisola sentendosi in missione per conto del dio momentaneo, e che credono di interpretarlo impeccabilmente censurando, “consigliando”, zittendo, favorendo, sfavorendo, alzando la voce, facendo insomma i pre-potenti in nome e per conto del signorotto di turno.

Ebbene, se per la prima questione la sofferenza di Matteo Renzi alla critica è sicuramente alta ma ancora percentualmente da valutare come grammatura, è invece già del tutto chiaro che rispetto ai presidenti del Consiglio passati, il nostro Matteo vince in bellezza e di molte incollature la grande gara degli adulatori in servizio permanente effettivo, dei camerieri disposti a servire a tavola in livrea, quella enorme famiglia di ruffiani che indirizza i suoi movimenti laddove crede di intercettare anche un interesse personale. Rovinando così l’afflato di chi ci crede davvero alle buone cose del premier, non per adulazione ma semmai per convinzione e ragionamento (giusto per non apparire marziani, sapete benissimo cari lettori che anche i giornali ne sono pieni di questi tipi qui).

C’è un secondo sistema, anche questo testato nei laboratori e dunque di precisione matematica, per capire il grado di sensibilità di un potente, in questo caso il più potente, alle critiche. Ed è il famosissimo “cadere dal pero”, quell’aria di assoluta estranietà, misto a sincero stupore quando il nostro apprende che si è verificata magari una censura, si è fatta una nomina mettendola in carico a lui, si è tolta una trasmissione, se n’è aggiunta un’altra, si è tolto di mezzo un conduttore, per privilegiarne un altro. Certo, questi sono i veri momenti delicati della comunicazione, perchè che fai? Stai muto, fai pippa, fai finta di nulla, procedi per la tua strada, te ne disinteressi completamente? È una strada possibile e forse anche la più giudiziosa, perchè in ogni caso il potere comprende dei carichi e quelli che ti mettono sulla schiena te ti devi prendere anche se magari davvero non ti appartengono. Invece Renzi imbocca sempre l’altra strada, quella dello stupore cosmico, quello strabuzzar di pupille che vorrebbe dire: “Ioooooooo? Ma voi siete matti, io non c’entro nulla”. Ecco, questa è la via più ingenua e in ogni caso meno credibile, di qualunque questione si tratti. Da questo punto di vista la Rai ne è stato lo zenith, con delle nomine così consequenziali al pensiero renziano che certamente non attribuirne la paternità a palazzo Chigi era davvero opera di estrema, estrema, tolleranza. Ma anche qui: hanno operato dei servitorelli in nome e per conto del Capo senza averne titolo? Difficile immaginarlo, ma comunque sempre possibile.

Ciò che un premier dovrebbe fare è stilare le «Linee guida al Ruffianesimo». No, non vi appaia irriverente un’ipotesi di questo tipo, che forse qualcuno potrebbe definire fantascientifica o anche solamente una coglionata. Ma il potente deve far sapere in giro ai suoi solerti interpretatori i confini esatti e inoppugnabili entro cui essi possono muoversi, per evitare figuracce planetarie, e soprattutto per mostrarsi più credibile e onesto intellettualmente agli occhi dei cittadini. Campo Dall’Orto doveva sapere esattamente in quale contesto muoversi, e se il muoversi consapevole e condiviso (con Renzi) è stato poi quello che è andato in scena, dobbiamo concludere che abbiamo a che fare non con professionisti di prima fascia ma con autentici dilettanti allo sbaraglio. Purtroppo Renzi ha abituato le persone che lo circondano a non volare alto, circondandosi solo di fidatissimi a chilometro zero, e questo si riverbera in maniera plastica nelle scelte che fanno anche gli altri. Il problema vero è: c’è la volontà di alzare il livello medio delle scelte? Di queste ore una polemica nata da un intervento pubblico di una conduttrice di Radio2 Rai che accusa la rete di averle fornito nuove linee guida di conduzione che non comprenderebbero critiche a Renzi, al governo, ecc, ecc. (http://www.repubblica.it/politica/2016/08/09/news/fornario_radiorai_mi_ha_chiesto_niente_satira_su_su_renzi_un_altro_caso_dopo_lillo_e_greg-145647741/) Il contesto è spiacevole, il capostruttura nega, ma insomma forse l’azienda ha il dovere della chiarezza.

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CAT: Governo

2 Commenti

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  1. massimiliano-zanoni 4 anni fa

    Ormai è certo: Fusco è un must-read anche se gli affidassero la rubrica dei cuori solitari.
    E Il fatto che gli SG continuino a proporlo decisamente li salva

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  2. michele-caputo 4 anni fa

    Michele Fusco, mi perdoni, ma lei, nell’era del Berlusconismo, dove ha vissuto? Mai sentito i nomi di Emilio Fede, Lele Mora, Santanchè, Sallusti, Minetti, Verdini, Belpietro, Luppi, Capezzone, e…e..e.. e una schiera di cortigiani prezzolati, giullari di corte e biechi faccendieri votati al culto del geniale inventore di Mediatrade??
    Seppure critico anche nei confronti di questo capo di governo le chiedo: Sicuro di voler lasciare trasparire così chiaramente il suo indirizzo politico? Sicuro che, i ruffiani, siano il prodotto di “questo” governo? Ma mi faccia il piacere!!! :-))) La sua professione richiederebbe maggiore obbiettività. In questo modo si svilisce la categoria.

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