Renzi è nelle mani degli imprenditori: lo porteranno a fondo o in gloria?

27 Dicembre 2014

Si può licenziare, punto. L’approvazione del Jobs Act è una di quelle riforme rivoluzionarie, chiare, senza pieghe interpretative. Una riforma alla Renzi. A meno di situazione estreme, discriminatorie appunto, in tutti gli altri casi si può gentilmente accompagnare alla porta il proprio dipendente (o gruppi di dipendenti). Basta pagare un cicinin di più e via il dente via il dolore. Si può licenziare un dipendente perché è un lavativo (giustissimo), lo si può mandare via per ristrutturazione aziendale (in passato zona assai grigia e ora?), lo si può mandare via ovviamente se i conti sono in rosso scarlatto. I sindacati non hanno praticamente giocato la partita. Sì, un bel po’ di popolo in piazza per una giornata accademica ma niente di più. Nelle intenzioni di Renzi, Camusso & C. non dovevano neppure mettere piede a Palazzo Chigi. È andata più o meno così.

Questa riforma è rivoluzionaria perché sottrae ai protagonisti degli alibi secolari. Non so se era nelle intenzioni di Renzi, il quale forse voleva solo creare condizioni migliori, ma questo è l’effetto che farà. Ha un solo, grande, enorme, difetto che poi è la sua sola, grande, enorme virtù: mette tutto il peso delle responsabilità in carico agli imprenditori. Il premier rischia moltissimo, la sua vita (politica) non dipende più dalla sua maggioranza, dal patto del Nazareno, ma esce dal governo e va nelle mani di altri, fuori dalla politica.  Dal punto di vista dell’equilibrio sociale non è certamente una buona cosa, ma intanto è buonissima cosa che il potere di veto del sindacato si faccia meno asfissiante ed è buonissima cosa che finalmente questo governo abbia scelto da che parte stare. È la prima volta nella storia italiana in modo così chiaro, anche sedicenti governi di destra non avevano avuto lo stesso coraggio (o la stessa incoscienza). La concertazione, parola magica e tragica, aveva fermato il tempo, il governo Renzi ha ripreso a far battere le lancette.

Il governo ha scelto gli imprenditori e adesso il cerino è tutto in mano a loro. Renzi appeso alla capacità degli imprenditori italiani, molto più che alla ridicola minoranza Pd. L’avrà calcolato questo rischio il presidente del Consiglio? Forse. Fatto sta che gli alibi per gli imprenditori sono finiti, sono finite quelle litanie contro i sindacati che frenano, contro la magistratura del lavoro che reintegra sempre e comunque, contro la sinistra, certa sinistra, che non ama l’impresa (o l’intrapresa la chiamava il Cav.), il successo, il profitto. Grazie a Renzi, tutto questo armamentario concettuale è caduto in un’unica soluzione e gli imprenditori farebbero bene a tenere a futura memoria la figurina di questo toscano un po’ spaccone che comunque sta picconando la società Italia. Ed essere consapevoli che se non saranno all’altezza, Matteo Renzi crollerà con fragore portandosi dietro parecchie macerie. E parecchi di loro.

Ci facciano sapere questi imprenditori qualche cosa di più su come intendono interpretare i rapporti con i dipendenti, adesso che hanno il boccino in mano. E ce lo facciano sapere con una certa profondità di argomenti e non con le quattro frasette d’ordinanza che si spendono in quei casi un po’ delicati, tipo: “Ma figuratevi se un imprenditore si priverebbe mai di un bravo lavoratore”. Queste riflessione le faceva Catalano in “Quelli della Notte” un secolo fa. Ci vuole uno slancio in più e lo slancio in più è esattamente colmare quel vuoto che ha creato Matteo Renzi con la decapitazione del sindacato. Dovranno essere gli imprenditori, in clamorosa condizione di forza, a restituire dignità ai lavoratori coinvolgendoli nell’impresa con modi e iniziative che all’estero sono all’ordine del giorno, ma che da noi, al momento, appaiono poco più che una chimera. Questo obiettivo lo si raggiunge con l’orgoglio di categoria, con la determinazione e la consapevolezza di fare sistema, non per parti separate, non con la virtuosità di alcuni e le nefandezze di altri.

I sindacati hanno perso: non una battaglia, hanno perso praticamente la guerra. Per vendetta, possono anche sperare che Renzi cada ma servirebbe solo al tanto peggio tanto meglio. Il paradosso è che se questo Jobs Act dovesse marciare, il ruolo di Camusso, Landini & C. si stingerebbe sino a scomparire. Come vedete, tutto è in grande evoluzione. Ma ora siamo nelle mani degli imprenditori: saranno all’altezza del compito?

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CAT: Governo

3 Commenti

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  1. alfio.squillaci 6 anni fa

    Chiarezza, lucidità, stile. Grazie Fusco

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  2. marcogiov 6 anni fa

    Non bisogna limitarsi a considerare gli imprenditori dell’italica Confindustria, le nuove regole in parte allineano l’Italia a quai tutti i Paesi del mondo e dell’Europa. Servirà a non far scartare in automatico l’Italia come sede di investimenti.

    Resta quel piccolo problema: lo Stato italiano chiede tasse mediamente molto più alte in cambio di servizi decisamente più scadenti, cominciando da i tempi necessari per farsi pagare da chi fa il furbo. Il Gio Bsact è una goccia nel mare.

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  3. michele.fusco 6 anni fa

    Alfio grazie, troppo gentile. A Giovanniello: qui si è scelto di guardare allo spicchio che riguarda il rapporto stretto capo azienda-lavoratori dopo l’approvazione del Jobs Act, ma sulla testa degli imprenditori pendono naturalmente tutte le magagne che lei enumera e che probabilmente sono ancora più decisive sui destini futuri. buone cose a tutti, mf

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