Se ne va la Ministra dello Sviluppo degli affari di famiglia

31 Marzo 2016

Più di un anno fa, su questo giornale, ci chiedevamo che fine avesse fatto Federica Guidi, 46 anni, la nostra ministra dello Sviluppo economico. «Un mistero al ministero» aveva scritto Flavio Pasotti nel dicembre 2014, rilevando come cosa «non esattamente commendevole» il fatto che il Ministero dello Sviluppo Economico fosse uscito dal radar di ogni impresa e di tutta la stampa fino ad assurgere all’irrilevanza amministrativa e istituzionale.

Grazie alle intercettazioni finite agli atti dell’inchiesta della magistratura di Potenza sullo smaltimento dei rifiuti degli impianti petroliferi Eni in Basilicata, scopriamo oggi che la ministra Guidi lavorava sodo: per la famiglia. Esattamente, per il compagno: l’ingegner Gianluca Gemelli. Titolare di due società attive nel settore petrolifero, e ora indagato per traffico d’influenza, Gemelli era molto preoccupato per gli interessi del gruppo petrolifero francese Total.

In questi casi, più di un santo in paradiso può una conoscenza giusta al ministero, e che conoscenza. Così dopo la bocciatura, il 17 ottobre 2014, di un emendamento al Decreto Sblocca Italia per la realizzazione del “Progetto Tempa Rossa”, Gemelli chiama la fidanzata, cioè la Ministra, e lei lo rassicura: «Dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se è d’accordo anche Maria Elena (il ministro Boschi, annotano gli investigatori, ndr) quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte». Ma è proprio quell’emendamento lì, chiede lui trepidante, quello che riguarda i suoi amici della Total? «Eh certo, capito? Te l’ho detto per quello», risponde lei.

A quel punto, lui chiama tal Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total: «La chiamo per darle la buona notizia, si ricorda che tempo fa c’è stato casino che avevano ritirato un emendamento? Pare che oggi riescano ad inserirlo nuovamente al Senato… pare ci sia l’accordo con Boschi e compagni. È tutto sbloccato». Felicitazioni alla premiata coppia che ha probabilmente stabilito il record della distanza più breve fra lobby e policy.

La ministra si è dimessa a poche ore dalla notizia, con una breve lettera al premier Matteo Renzi in cui rivendica buona fede e correttezza. Tornerà a fare l’imprenditrice, dice, e non sarà difficile: nell’azienda di papà.

Dopo due anni di assoluta irrilevanza politica, è il primo atto per la quale possiamo ringraziare la signora Guidi, rimanendo insoluti i principali dossier che le erano stati affidati (Ilva in testa). Ma sono diverse le domande che questa vicenda apre. E la prima investe tanto la ministra Boschi quanto il premier Matteo Renzi: sapevano e in che misura degli affari di famiglia della loro illustre collega? Ci sono altre vicende in cui la “spinta” della ministra Guidi è stata decisiva per la felice conclusione di affari altrui? E soprattutto: quali sono gli interessi che guidano le policy di questo Governo?

TAG: eni, federica guidi, Gianluca Gemelli, Governo Renzi, maria elena boschi, Total
CAT: Governo

Un commento

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  1. ndrmoizo 4 anni fa

    Tutte domande legittime, una risposta alle quali, a questo punto, è legittimo aspettarsi.
    A me però ne ronzano alcune altre, ulteriori, in testa, pure questa volta.
    E’ consuetudine anche degli altri paesi democratici che gli atti di un’inchiesta penale siano divulgati prima ancora che si arrivi, non dico ad una pronuncia quantomeno di primo grado, ma manco ad un rinvio a giudizio (fra parentesi la richiesta di arresto di Gemelli è stata rigettata dal gip), forse neppure ad una richiesta nello specifico? E’ lecito che le Procure divulghino (o non vigilino sulla divulgazione di) tali atti in tale fase dell’indagine? E se non lo è, a dimettersi non dovrebbe essere (anche) il procuratore di Potenza?
    Non voglio difendere Guidi, sacrosanto che si sia dimessa, ma a mio avviso un dibattito sulla permeabilità delle nostre procure sarebbe auspicabile quanto quelli sulle inopportune mosse dei membri del governo.

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