L’asso nella manica di Renzi? Il quesito referendario

18 Settembre 2016

Quando voteremo per Referendum?
Prima sembrava dovessimo votare in ottobre, adesso pare certo che lo si debba fare molto più avanti, a fine novembre o ai primi di dicembre.
Qualche mese fa la vittoria del Sì appariva molto probabile, alcuni la davano addirittura per scontata.
Poi sappiamo come è andata : Renzi, personalizzando la questione, è riuscito nell’impresa di farsi del male da solo, mettendo a rischio l’esito della consultazione, che rimane incerto.
I passi indietro rispetto alla comunicazione iniziale – “Se non passa il referendum me ne vado”– sono stati espliciti e adeguatamente pubblicizzati, ma ormai, agli occhi di molti, il referendum non è più, come dovrebbe essere, una questione tecnica : “la riforma proposta funziona o non funziona?”.
E’ diventata, e tale sta restando per molti, una questione personale :”confermiamo la fiducia al premier oppure lo mandiamo a casa?”.
A rendere la questione ancora una volta non tecnica, ma personale, hanno contribuito i grandi dibattiti che si stanno succedendo sui mezzi di comunicazione, in particolare quello tra Renzi e il presidente dell’Anpi Smuraglia e quello tra Roberto Giachetti e Massimo D’Alema.
Leggendo sui social le riflessioni relative a questi dibattiti, vediamo però ancora emergere soprattutto valutazioni personali.
La sottolineatura dell’arroganza del premier e il riferimento ai trascorsi fallimentari in tema di riforme di D’Alema si dividono in pratica la prima posizione nella hit parade dei commenti postati con più frequenza.
Eppure quei dibattiti sono stati dibattiti seri: inevitabili magari le  frecciate fra i contendenti, ma la grande parte del tempo è stata dedicata ad approfondire proprio le questioni tecniche, il “funziona/non funziona”.
Si andrà avanti così, e temo anche peggio, per quanto riguarda il seguito della campagna referendaria.
Non dimentichiamo però che esiste un universo di persone che votano pur non seguendo i dibattiti televisivi e pur non prendendo parte alle dispute politiche sui social.
E non dimentichiamo che parte di questa vastissima platea arriverà alle urne con molti dubbi.
E cosa riceverà – come tutti noi – al momento di entrare in cabina come supporto di riflessione?
Riceverà il quesito referendario. Eccolo:

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?”.

Quel foglietto, purtroppo per i sostenitori del No, suona quasi come una domanda retorica.
Della serie, stringi stringi : vuoi che togliamo di mezzo istituti costosi e inutili  o vuoi continuare a pagarli?
La formulazione è semplice – semplicistica diranno i sostenitori del NO- ma io penso che molti degli indecisi e di quelli che si sono tenuti lontani dai complicati dibattiti in tv e sui sociali sul tema, potrebbero essere attratti da questa semplicità e votare Si.
E’ quel foglietto, secondo me, il vero asso nella manica di Renzi per vincere un referendum che fino ad oggi ha fatto di tutto per perdere

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TAG: Carlo Smu, D'Alema, giachetti, Governo Renzi, Matteo Renzi, quesito referendario, referendum
CAT: Governo, Media, Partiti e politici

4 Commenti

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  1. evoque 4 anni fa

    Io sono tra coloro i quali non segue e non seguirà alcun dibattito sulla materia referendaria. Troppe parole, anzi, troppe chiacchiere che accontentano solo l’editore il conduttore gli ospiti. Certo non l’ascoltatore. Mi sono comunque informato a dovere. E ho deciso di votare SI’. Per tre ragioni, fondamentalmente. Perché il Paese ha bisogno di semplificazioni, già in atto in altri importanti Paesi europei. Perché una riforma ancorché imperfetta è meglio di una non riforma: su questo sito il consigliere regionale lombardo Ambrosoli ricordava come la riforma del bicameralismo cosiddetto perfetto (che perfetto non è…) fosse auspicata da autorevoli esponenti politici sin dal 1979 – MILLENOVECENTOSETTANTANOVE. Infine, perché votare NO significherebbe, soprattutto, consegnare il Paese al caos. Che non ne ha davvero bisogno. Vogliamo mettere nelle mani di un movimento cialtronesco, quale è di tutta evidenza il M5s, le sorti di un importante Paese? Coloro i quali votano NO, oltre all’insopprimibile ODIO contro Renzi, sono forse tutti poveri in canna abituali frequentatori dei ponti autostradali e dunque con nulla da perdere? Facciano funzionare, una tantum, le celluline grigie (Poirot). Oddio, di questi tempi, chiedere a molti di essere razionali è un po’ come chiedere a Dracula di non essere…Dracula.

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  2. filippo-cusumano 4 anni fa

    Spesso in passato ci siamo scandalizzati per la ridondanza, astrusità e in qualche caso sostanziale inaccessibilità di certi quesiti regerendari.
    Cosa capiranno di questo quesito i meno attrezzati o i meno informati, dicevamo?
    Adesso il quesito è semplice e diretto e anche breve. Ma c’è qualcuno che lo trova inadeguato proprio per questo. Da semplice per qualcuno è diventato semplicistico…

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    1. evoque 4 anni fa

      Chi è stato indrottinato a dovere (e ha permesso che fosse indottrinato a dovere) non legge il quesito, secondo me. Va e mette una croce sul NO. Gente simile ha dato in appalto la propria testa. Sono cattivo? Sì, lo sono

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  3. filippo-cusumano 4 anni fa

    Non intendevo fare un discorso sul merito della riforma nè schierarmi.
    Intendevo solo fare un articolo sul tema della comunicazione : da quella dei dibattiti televisi a quella feisbuchiana fino a quella che promana dal quesito referendario.

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