“Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio”

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16 Ottobre 2017

“Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene”. Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio”.  (Citazione dal film L’odio, 1995)

Fino ad oggi, dunque, (quasi) tutto bene.

Un’Italia soffocata da oltre 10 anni di crisi economica e nessuna proposta politica capace di rimettere al centro di un’ipotesi concreta di governo la speranza, i diritti, l’uguaglianza.

Lo sentite anche voi un Paese spaventato e arrabbiato? Contro le donne, i migranti, “i diversi”, la politica?

Non è difficile trovare le connessioni tra la crisi e la rabbia. Le troviamo in tutta Europa.  Ieri si è votato in Austria. Anche lì hanno vinto le destre e perso tutti gli altri.

Tra pochi mesi si voterà in Italia e il tempo è sempre meno. E mentre cadiamo ci interroghiamo se aspettarci il male (le larghe intese che riporteranno Berlusconi al governo) o il peggio (le destre insieme e solitarie al governo).
E poi, ci troveremo ad abbracciarci e ognuno di noi potrà finalmente dire a tutti agli altri: “Però lo avevamo detto, avete sbagliato tutto.”

Prima dell’atterraggio, oggi siamo ancora in tempo a tirare fuori un paracadute: per la nostra storia, il nostro futuro, i nostri valori, il nostro Paese.

Spesso a noi di Campo Progressista viene detto che le persone non ci capiscono: non siamo abbastanza chiari perché non si capisce da che parte vogliamo stare.  Alcuni pensano sia per opportunismo, altri per incapacità, altri per confusione nella gestione della comunicazione. Stiamo con l’eventuale cartello elettorale della sinistra equidistante tra centrodestra e centrosinistra o con il Partito della Nazione? Già la domanda racconta l’atterraggio.

Perché, forse, invece, potrebbe valere anche un punto di vista diverso. Non ci rassegniamo a questa caduta. Alla frantumazione ulteriore di tutto il Campo largo democratico e progressista, di tutto il popolo della sinistra e del centrosinistra. Una frantumazione che acuirà differenze, distanze, rancori e che alla fine Berlusconi e Salvini ringrazieranno.

Siamo ingenui? Non direi proprio. Non vediamo il solco ulteriore scavato dal Rosatellum e dalla fiducia sulla votazione della legge? Non direi proprio.

Siamo ostinati a non rinunciare a portare un punto di vista differente al governo del Paese. Non speriamo tanto nella generosità di un singolo leader, ma di un sussulto collettivo di un popolo largo.

Si legge sui giornali che la proposta che Matteo Renzi ha fatto sulle Pagine di Repubblica abbia ricevuto risposte tiepide e fredde: non era proprio impossibile da immaginare. Una serie di alleanze casuali, senza un progetto politico, con una leadership imposta (la sua), divisiva e non condivisa. Neanche una parola sulle emergenze politiche e sociali dei tempi contemporanei, dalle diseguaglianze all’ambiente, all’accoglienza. Neanche una parola sulle fratture che in questi anni hanno segnato il campo comune, i deludenti risultati elettorali di questi anni. Soprattutto neanche una parola sulla necessità di cambiare rotta, una necessità chiesta a gran voce da una maggioranza di elettori che non ci crede più.

Altro che “meno tasse per tutti”. Servirebbe una storia completamente diversa. Perché l’unico antidoto possibile alle larghe intese o alle destre sarebbe un centrosinistra differente, innovativo. Con una leadership generosa, riconosciuta e condivisa.

Che metta al centro quattro o cinque punti semplicissimi, che dovranno necessariamente ripartire dall’uguaglianza, soprattutto negli ambiti dove le politiche di questi anni non hanno funzionato.

(Re)introduzione di (nuove e vecchie) tutele per il mercato del lavoro, investimenti economici nel campo dell’economia “verde” e della formazione, lotta alla corruzione, politiche di progressività fiscale con cui ridurre il debito pubblico e costruire nuove policy di welfare.

Un’unica strada possibile per evitarci i postumi dell’atterraggio. Costruire le condizioni per centrosinistra nuovo e diverso. Che legga le sofferenze di una parte sempre più consistente dell’Italia, che metta insieme il popolo progressista di tutto il Paese.

L’esatto contrario dello scenario che si sta delineando in questi mesi.

E’ un momento decisivo: proviamoci un’ultima volta. Chi non vuole accontentarsi di dire “l’avevo detto” alzi la voce insieme a noi.

TAG: campo progressista, crisi, elezioni, europa, giuliano pisapia, governo, immigrazione, italia, Matteo Renzi, matteo salvini, partito democratico, Pd, politica, Unione europea
CAT: Governo, Milano, Partiti e politici

2 Commenti

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  1. silvia-bianchi 3 anni fa

    Dunque Campo Progressista fa proposte molto simili a quelle della futura lista di sinistra, ma non intende farne parte né coalizzarsi con essa. Vuole costruire un “centrosinistra nuovo e diverso”, ma non intende farlo con la sinistra nuova (Brancaccio) e diversa dal Pd (SI, Possibile): vuole farlo col Pd.
    Solo che il Pd ha appena riconfermato il suo Segretario, che non ha la minima intenzione di scrivere “una storia completamente diversa” e che il “meno tasse per tutti” lo va ripetendo ogni giorno. Soprattutto, non ha alcuna intenzione di allearsi con i fuoriusciti ai quali non ha fatto neppure una telefonata per provare a trattenerli, quando erano sulla soglia…

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  2. agostino-de-conto 3 anni fa

    Per migliorare, per così dire, il clima dei nostri rapporti con il Pd, perché non puntare prima a raggiungere quello che era il primo obiettivo di Campo Progressista, cioè l’aggregazione delle forze a sinistra del Pd? Non è cosa da poco, ma se la ottenessimo sono convinto che anche i rapporti col Pd si porrebbero su una base più favorevole per noi, anche in considerazione della nuova legge elettorale che favorisce le coalizioni. Non potremo pretendere di vedere accolte tutte le nostre rivendicazioni di discontinuità, ma molto più di oggi, quando siamo tutti divisi, sì. E anche se l’attuale segretario del Pd è senz’altro un personaggio oltremodo divisivo, che non incoraggia le alleanze. Ma non c’è mica solo lui e non ci sarà per sempre lui!

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