Sono orgoglioso di essere Populista

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26 Ottobre 2016

Oggi alla Camera dei Deputati è avvenuto un fatto dall’altissimo valore politico.

Il Movimento Cinque Stelle aveva presentato un Disegno di Legge a prima firmataria On. Lombardi che conteneva una grande carica eversiva: dimezzare le indennità parlamentari portandole da 5 mila euro netti a 5 mila lordi al mese, obbligando anche alla restituzione di tutto ciò che non viene speso o non rendicontato.

Il DDL, arrivato alla Camera tre anni dopo il suo deposito, era stato votato solo ed esclusivamente dal M5S; voto negativo o astensione per tutti gli altri partiti. Ma, con i suoi tempi da moviola, prima o poi ogni proposta di legge deve arrivare a essere discussa e oggi era il grande giorno della votazione.

La Camera ha deciso per rimandare nuovamente il testo in Commissione, azzerando tutto e, di fatto, facendo in modo che l’iter legislativo ricominci dall’inizio.

Beppe Grillo, leader del M5S, aveva creato una grande campagna mediatica lanciata sui social network per creare pressione mediatica nei confronti di tutti i partiti, in particolare il Partito Democratico, e invitando i cittadini ad assistere dal vivo alla votazione in Parlamento.

La decisione di bloccare il testo di legge era per molti un risultato prevedibile ed è stata attuata con 109 voti di scarto, quelli cioè del PD e dei suoi alleati NCD, ALA e UDC.

Compatti e in linea con il Movimento di Grillo, invece, hanno votato Forza Italia, Sinistra Italiana e Fratelli D’Italia. Questa premessa sui dati risulta necessaria per capire le forze in campo perché, a questo punto, sembra davvero che si stia giocando a rimpiattino.

Una delle più importanti battaglie di Renzi a supporto del Si al Referendum Costituzionale del 4 dicembre è l’abbattimento dei costi della politica attraverso un taglio netto del Parlamento più costoso d’Europa; certamente una iniziativa lodevole ma a chi scrive sfugge allora il motivo per il quale non appoggiare il testo della Lombardi che avrebbe fatto risparmiare dai 61 agli 80 milioni di euro contro i 58 della Riforma Costituzionale Renzi-Boschi.

E’ certamente un ennesimo gioco politico: il PD non può, a poche settimane dal voto più importante della storia di questo governo, garantire al M5S la prima grande vittoria parlamentare e pazienza se per fare questo bisogna rinnegare esattamente il messaggio referendario.

Nel frattempo l’Italia si continua a tenere il Parlamento più costoso del mondo Occidentale con uno stipendio per ogni singolo Parlamentare che tra indennità, rimborsi e diaria supera i 16 mila euro al mese (il 60 % in più della media europea).

Ciò che lascia francamente perplessi è ancora il clima del dibattito politico che continua a essere dominato dalla parola “populismo”. Sono stati additati come populisti i deputati Cinque Stelle che hanno proposto una legge per dimezzare lo stipendio dei Parlamentari Italiani e sono “populisti” perché chiedono un reddito di cittadinanza per ogni Italiano.

Questo modo di far politica non ha niente di nuovo probabilmente; la contrapposizione tramite opposti in perenne lotta c’è sempre stata e ha dimostrato di essere il metodo più semplice e efficace di far politica. Una volta era il Comunismo il grande pericolo per l’Occidente e la libertà; oggi lo è il Populismo, talmente pericoloso da far intervenire il Commissario Europeo per gli Affari Economici e Monetari Moscovici in sostegno di Renzi e del Si al Referendum:

“C’è una minaccia populista. E’ per questo che sosteniamo gli sforzi di Renzi affinché sia un partner forte all’interno dell’Ue.”

Ma in un’ arena politica dove tutti urlano e sbraitano accusandosi gli uni con gli altri si è perso il senso vero della politica e delle sue parole: cos’è il “populismo”?

Ammesso che si voglia combatterlo forse sarebbe necessario prima definirlo dato che, come scrisse Sun Tzu nel celebre “L’ Arte della Guerra“, se conosci il tuo nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura.

E’ o non è populismo elargire 80 euro a determinate fasce della popolazione prima di una tornata elettorale? E’ o non è populismo abolire Equitalia e proclamare la quattordicesima per i pensionati prima di un importante Referendum?

Forse populismo è tutto o forse non è nulla. O forse la politica stessa, lo è per definizione; soprattutto quando attua manovre estemporanee e una tantum con l’unico obiettivo di creare consenso e senza, invece, una visione lungimirante che vada oltre i sondaggi del lunedì di Enrico Mentana al Tg La7.

Forse queste righe saranno giudicate populiste così come lo è chiunque decida di schierarsi contro i diritti acquisiti di una politica ormai lontanissima dal mondo terreno. L’unico vero messaggio che oggi è arrivato è che la crisi è al suo nono anno e mai nella storia una crisi economica si era perpetrata per così tanto tempo. Dunque è necessario che tutte le parti sociali facciano i giusti sacrifici ma, mentre dicono che non ci sono le coperture economiche per manovre assistenziali come il reddito di cittadinanza, la politica decide che è populista dimezzarsi lo stipendio perché ci tiene al primato di più pagati d’Europa.

TAG: Grillo, indennità, m5s, moscovici, parlamento, Pd, populismo, renzi, stipendi
CAT: Governo, Parlamento

4 Commenti

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  1. evoque 4 anni fa

    Scusi, eh, ma lei, con tutte queile qualifiche che ho letto nella sua bio, crede davvero che il M5s voglia dimezzare gli stipendi? Oh my God! Ma tu guarda questi bravi e morigerati ragazzi (meravigliosi, direbbe Grillo Beppe) vogliono dimezzarsi lo stipendio. No, un momento, un momento: solo l’indennità, mica tutto il malloppo. Che rappresenta ben più di 5 mila euro. E, soprattutto, che non si tocchino i ricchissimi rimborsi spese, ESENTASSE; che i morigerati 5 stelle incassano a botte di 10 mila euro mensili, oltretutto spesso malissimo giustificati. Lo sa che il campano, fuoricorso decennale e auto-proclamatosi candiato alla presidenza del consiglio, in tre anni ha fatto fuori 100 mila euro per eventi sul territorio? Ma dai. Queste sono proposte il cui solo scopo è di andare dritte alla pancia della ggggèèèèènnnnntttte. Tanto si sa in partenza che non saranno approvate. Ma intanto i tifosi avranno altri motivi per farsi venire ulteriore bava alla bocca. E poi basta guardare in quale compagnia siano finiti i pentastellati per capire che di fuffa, al solito, si tratta. Quanto al reddito di cittadinanza, a parte che le cifre che vengono sparate di volta in volta sono più ballerine delle terre sismiche. Tito Boeri, mica un pischello qualsiasi, aveva presentato, durante un’intervista a Report, le cifre necessarie per attuare quel provvedimento. E non aggiungo altro. Quando si è all’opposizione è facile urlare or contro questo or contro quello, quando si governa occorre saper fare. E a Roma i pentastellati mostrano ogni giorno di più il loro vero volto di incapaci.

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  2. ivana 4 anni fa

    Magari spiegare correttamente perché la proposta di legge è tornata in commissione sarebbe corretto. Scrive “La decisione di bloccare il testo di legge era per molti un risultato prevedibile ed è stata attuata con 109 voti di scarto, quelli cioè del PD e dei suoi alleati NCD, ALA e UDC.”.

    Il testo non è stato “bloccato”, è tornato in commissione come prevedono i regolamenti tanto cari ai 5 stelle (ha presente quelli in base ai quali non votarono più le unioni civili? Ecco).

    Tutte le leggi che arrivano in aula senza relatore e senza testo unitario, da regolamento, tornano in commissione. I grillini hanno usato questo trucchetto poco noto al pubblico non addetto ai lavori per bloccare i lavori, far tornare indietro la proposta, e fare propaganda.

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    1. evoque 4 anni fa

      Il M5s è solo propaganda. Le sue proposte politiche sono solo fumo negli occhi per i propri fan. Basterebbe invece osservarne con una certa attenzione le dinamiche per rendersene conto, ma il tifoso è, per sua stessa natura, poco incline a ragionare.

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  3. sergio-rastelli 4 anni fa

    Qui si sparge uno dei tanti ingannevoli populismi di presunti cinquestellati. Si pretendeva che venisse approvata subito e senza neppure un’adeguata lettura del testo questa proposta grillina ?, proprio da chi si oppone senza fine a qualsiasi progetto o disegno di legge proposto dal Governo.

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