Cara Lorenzin, il fertility day offende anche gli uomini non solo le donne

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1 Settembre 2016

C’è un elemento che risalta agli occhi: la campagna del Fertility day ha messo tutti d’accordo. Raramente si è vista sul web (e non solo) tale unanimità di giudizio: l’iniziativa è stata giudicata un fallimento totale. Anche perché – detto senza mezzi termini – quante saranno le coppie “convinte” a fare figli dopo aver visto quelle cartoline? Certo, la comunicazione non deve solo “invogliare”, spingere a compiere un’azione, ma serve anche ad informare. Il punto è che nel caso specifico, da un punto di vista strettamente comunicativo, nessuno ha appreso le nozioni mediche (che la campagna vorrebbe veicolare) riguardo al tema età/fertilità. Perciò risulta surreale che la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, rivendichi addirittura che la campagna ha avuto “il merito di accendere l’attenzione sul tema”. Perché questa “gaffe” – se proprio vogliamo definirla così per eccesso di benevolenza – non è frutto di un’affermazione incauta o estrapolata dal contesto. È un progetto studiato e portato avanti da professionisti retribuiti, visto che il totale della spesa è di 38mila e 500 euro.

Del resto, che sia stato un fallimento è diventato chiaro (un po’ troppo tardi, ahiloro) anche agli uffici del ministero della Salute: il sito dedicato al fertility day è stato inaccessibile per gran parte del pomeriggio di ieri (31 agosto), tornando online solo come vetrina dell’appuntamento promosso il 22 settembre, data del lancio del “Piano nazionale della fertilità. Un fatto che sminuisce il tentativo di difesa della ministra della Salute, a cui le cartoline per promuovere il progetto “non hanno fatto una cattiva impressione”. Diciamolo pure: avrebbe ragione se avessero un contenuto ironico. La questione è che “sono serie”. A dirla tutta: quelle cartoline sembravano una parodia pur non essendolo (e rendendo difficile il compito di fare dei meme altrettanto efficaci). Già metterla sul piano della fertilità è sembrato un autogol: parlare di natalità avrebbe posto al centro un problema più ampio, anche da un punto di vista lessicale, per quanto la mossa sarebbe stata contestabile in un Paese che fa davvero molto poco per favorire le nascite, eccezion fatta per il pannicello caldo del bonus bebè.

Ma c’è un’altra questione che merita di essere discussa, al netto della valutazione socioeconomica (riassumibile nella domanda: faccio un figlio, ma come lo cresco avendo lavori precari, stipendi inadeguati, rette degli asili troppo alte e stando in aziende in cui la maternità diventa un problema?), la campagna risulta offensiva verso il principio stesso di famiglia. Che Lorenzin dice di voler tutelare. La donna viene rappresentata come un corpo dedito esclusivamente alla procreazione: e su questo non c’è bisogno di scomodare chissà quali grandi teorie femministe per dire che quelle cartoline sembrano un tuffo negli anni Trenta. Ma spicca anche la totale assenza dell’uomo nella rappresentazione di famiglia. Il padre sembra un suppellettile. Come se avere un figlio non fosse una scelta emozionante da prendere insieme, ma solo una corsa per evitare che la clessidra finisca.

TAG: Beatrice Lorenzin
CAT: Governo, Partiti e politici

Un commento

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  1. mariolino 4 anni fa

    purtroppo non sono della vostra oppinione.
    sono torinese e vivo in Messico da 46 anni.
    sono nato a Torino nel 1959, dopo che i miei genitori avevvano giá perso due bambini, nati prematuri.
    se avessero fatto le considerazioni economiche che fate, mai sarei nato.
    era il dopo guerra, mio papa lavorava, facendo i turni alla Snia, e mia mamma in un negozio di guanti.
    per loro, era importante avere in figlio, che poi sono stati tre, sacrificando comoditá e facendo molti sacrifici.
    é propio questo che gli italiani non sono piú disposti a fare: la gran maggioranza é edonista (nel termine peggiore del suo significato) e narcisista. Non sono disposti a rinunciare a niente, meno a lo smartphone o alla vacanza.
    quindi a ragione la Lorenzin: con tanto egoismo, cuando a 40 anni vogliono un figlio, la natura si vendica….
    comunque, secondo i pronostici, il 50% degli italiani nel 2050 saranno mussulmani, senza nessun problema a fare figli.
    quindi….. problema risolto.
    peccato…

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