Inps: l’idea classista che le istituzioni non si sporcano le mani coi cittadini

18 aprile 2019

È successo qualcosa di straordinario, in Italia. Per una volta, la prima volta, il Potere si è piegato, senza spezzarsi, sino ai nostri piani bassi, ha teso le sue manone rassicurandoci sulle migliori intenzioni, ch’erano poi quelle di farci uscire dalla micidiale Burokratia che avvolge la nostra vita quotidiana e si è fatto raggiungere, toccare, persino insultare da vicino, qualcuno tra noi – beato lui – a sua volta reinsultato dai social manager di Inps. Cazzo, allora il Potere è vivo! Non ci ha mai fatto entrare, in questo mezzo secolo abbondante. Lo abbiamo sempre e solo immaginato, raffigurandolo come il Male assoluto, soprattutto perché nessuno partecipava mai ai suoi pranzi di gala. Invece stavolta ha apparecchiato per tutti, un tavolone gigantesco in cui alzare il calice e dire la propria, increduli noi che si potesse fare. L’Inps ha deciso di mettersi in gioco su Facebook, sono partite mille e mille domande sul Reddito di Cittadinanza e mille e mille sono state le risposte. Se la domanda era lecita, rispondere è stata cortesia.

Un esperimento gigantesco. Un meraviglioso esperimento. Ne sono nate gag spettacolari, ovvio che qualche pirla dell’Inps perdesse la pazienza con qualche pirla di noi. Ma in generale il cittadino ha avuto soddisfazione, ha raggiunto il suo scopo che in democrazia è solo uno: Saperne di più. Conoscere. Uscire dalle secche burocratiche.
Come tutti gli esperimenti, essendo il primo del genere, molto è migliorabile. La gestione è parsa inevitabilmente un po’ approssimativa, alle volte da mercato rionale. Ci si doveva preparare meglio, stabilire linee guida inoppugnabili, tra cui, ovviamente, quella di “non reagire alle provocazioni”. Il potere non ci casca mai, qui l’Inps invece ci è caduta. Ma è un peccato veniale rispetto alla grandezza dell’esperimento.

È accaduta però una seconda cosa straordinaria. La reazione inaspettata di un certo potere che non vuole mischiarsi ai cittadini, non necessariamente vecchio di età, che però essendo casta in purezza ha trovato quella contaminazione una volgarità, che ha certificato la necessità di una distanza esclusivamente classista, quasi razzista, che ha ribadito con forza quei gradi di separazione che ne hanno fatto la forza del male in tutti questi anni. Questo potere non si è lamentato per l’approssimazione dell’esperimento, che anche ci stava. No. Si è lamentato perché i cittadini hanno potuto – finalmente! – partecipare. Si è lamentato perché le distanze si sono ridotte, pericolosamente. E hanno partecipato tutte le fasce sociali, ma com’era naturale che fosse le fasce meno protette, visto anche il tema in questione, hanno battuto di più la prateria di Facebook. Una parte del Paese completamente inascoltata che riceve risposte dettagliate su cosa fare e come fare. Una parte del Paese che per qualche attimo si è illusa di essere protagonista di un processo democratico, che è uscita in superficie.
In più, un autentico paradosso ha sovrinteso questo pesante malumore del potere. Quel malumore è stato espresso proprio sulle stesso territorio dell’esperimento, sulle bacheche social, considerate una volgarità sino a che ci sguazzavano i più modesti, ma elevate a simposio se ci scrivevano gli ottimati, come in un avvitamento mediatico di cui non si riconoscevano più accusatori e accusati.

Per cui si potevano leggere dotte articolesse contro quella contaminazione, vergate da professori universitari, in cui l’apoteosi classista non si faceva scrupolo di una beata sfrontatezza: «Un’istituzione dovrebbe essere sopra ai cittadini e permeabile agli stessi attraverso procedure chiare e semplici, non porsi sullo stesso livello dell’uomo qualunque, per di più in un ambiente artificiale e manipolabile come i social network». Sullo stesso livello dell’uomo qualunque!, roba da non credere.
La scheggia impazzita uscita dall’Inps probabilmente verrà riportata a più miti consigli. Questo esperimento resterà un unicum, ne siamo certi. È accaduto in epoca Cinquestelle, non è un caso, ma semplicemente un elemento politico. È un esperimento, però, che lascerà un segno.

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Un commento

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  1. federico.gnech 4 mesi fa
    Abbastanza sconcertante, anche come tentativo satirico. Lei definisce "esperimento gigantesco" e "meraviglioso" lo scambio tra un passacarte di un ente pubblico e la sua utenza attraverso i social, ne parla come se si trattasse di una novità, e di una novità positiva! Seriamente: lei è davvero convinto che in questo modo il servizio si avvicini all'utenza o che il potere si abbassi al livello di noi che non contiamo un cazzo? Lei crede che una serie disordinata di interazioni sulla piattaforma privata "fessbook" (di cui i miei genitori pensionati, ad esempio, non fanno uso) tra un dipendente INPS e una serie di utenti anonimi che in rete si fanno chiamare "Candy candy Forza Napoli" rappresenti un buon esempio di come si informa la cittadinanza di una pratica burocratica? Quello che lei chiama "malumore del potere" o "classismo" è soltanto la stizza, a volte giustificata, di tanti impiegati di fronte all'utenza. Succede molto spesso agli sportelli dell'INPS, dell'Agenzia delle Entrate, delle poste...non le è mai capitato di mettersi in coda alle poste? Molto illuminante, la notazione sulla gestione approssimativa o «da mercato rionale» del meraviglioso esperimento. Ma che cos'ha contro i mercati rionali, Fusco? Non sarà mica classista pure lei? Provi a frequentarne qualcuno, vedrà che assomigliano molto alla piazza di fessbook, che è stata concepita per il cazzeggio finalizzato alla vendita di mercanzia varia e più di recente anche per la propaganda politica (non so se le sia mai capitato di volantinare per il suo partito davanti ai banchi della frutta. A me sì.). Di certo non per gestire pensioni o sussidi. Per quelle cose non si va al mercato, ci sono gli sportelli, le email, i moduli - ormai virtuali - da compilare, i patronati che ti aiutano a farlo. Infine, e più in generale: guardi che il classista peggiore è quello che parla del popolo come le maestrine della materna parlano dei loro bimbi...
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