Francia e Germania alla conquista dei cieli europei

16 settembre 2019

Venerdì 13 Settembre 2019 si sono riuniti ad Helsinki i ministri delle finanze dei paesi dell’Unione Europea. I ministri delle finanze di Francia e Germania, Bruno Le Maire ed Olaf Scholz, si sono fatti notare per i loro interventi pubblici a favore dell’aumento delle imposte sul settore del trasporto aereo.

Quando Francia e Germania parlano con una voce sola nasce immediatamente il sospetto che abbiano già concordato una strategia comune. Questa azione concordata per imporre al resto dei paesi europei delle imposte sulle compagnie aeree, giustificata per ragioni ambientali, potrebbe a prima vista sembrare sorprendente. Diventa meno sorprendente, quando diamo uno sguardo d’insieme al mercato europeo del trasporto aereo, ed alle sue tendenze.

Il trasporto aereo europeo viaggia spedito sulla strada di un consolidamento. In una ormai celeberrima intervista, tranne che per il pubblico italiano sui cui media é passata pressoché inosservata, intervista concessa al Sunday Mail il 9 Marzo 2019, Michael O’Leary ha predetto che entro cinque anni l’80% del traffico europeo verrà gestito dai primi 5 gruppi europei di compagnie aeree. Al momento i top 5 gestiscono appena il 45% del mercato. Per passare dal 45% allo 80%, da nemmeno metà a quattro quinti, decine di compagnie aeree europee attualmente sul mercato dovranno o sparire o essere assorbite da quei pochi che sopravviveranno.

Michael O’Leary, oltre a essere il CEO di Ryanair, é soprattutto il maggiore esperto ed autorità vivente sul trasporto aereo europeo. Ed in quell’intervista, ha predetto che i 5 gruppi che vinceranno questa fase di consolidamento saranno: IAG, Lufthansa, Air France-KLM, Ryanair ed EasyJet. E notoriamente, Lufthansa e Air France-KLM sono i campioni nazionali di Germania e Francia. La scommessa strategica di Francia e Germania dovrebbe essere a questo punto chiara.

La proposta di nuove imposte sul trasporto aereo, comunque venga implementata (accise sul carburante, addizionali sui biglietti, ..), velocizzerà il consolidamento nei cieli europei.
Nel mercato statunitense, dove il processo di consolidamento é molto più avanzato, ed i top 4 controllano già l’80% del mercato, gli indicatori di redditività dei gruppi vincenti sono praticamente doppi rispetto a quelli dei maggiori gruppi europei.

Lufthansa e Air France-KLM potrebbero forse soffrire qualche anno di magra, soprattutto il gruppo franco-olandese, ma alla fine si ritroverebbero più forti, più ricchi e più profittevoli che mai, essendosi sbarazzati di decine di concorrenti più piccoli non in grado di sopportare l’urto dovuto all’incremento della pressione fiscale. Questo senza nemmeno iniziare a considerare i benefici che porterà la concentrazione del traffico continentale ed intercontinentale europeo verso gli hub dei due gruppi.

Mentre dovrebbe essere quindi abbastanza chiaro quali sono i vantaggi che Francia e Germania si aspettano da queste nuove imposte sul trasporto aereo, non si comprende quale potrebbe essere il vantaggio per paesi come l’Italia di accodarsi ai desiderata franco-tedeschi. Quale sarà la posizione del nuovo governo italiano?

Assistere impotenti alla scomparsa di Alitalia, Air Italy e le poche altre compagnie aeree italiane rimaste?

Assistere inermi  all’inaridimento della connettività sulle rotte più sottili, e pagare pesantemente nelle urne i conseguenti costi sociali?

Assistere senza speranza allo spostamento del traffico più pregiato da Fiumicino e Malpensa verso Parigi, Amsterdam, Francoforte e Monaco di Baviera?

Crediti

L’immagine di Emmanuel Macron e Angela Merkel nella copertina dell’articolo è messa a disposizione dal ActuaLitté con licenza CC BY-SA 2.0.

TAG: aeroporti, Air France-KLM, air italy, alitalia, aviazione, compagnie aeree, easyJet, ecologismo, Francia, Germania, governo Conte bis, IAG, imposte, italia, lufthansa, Ryanair, trasporto aereo, Unione europea
CAT: Governo, trasporti (aerei, ferrovie, navi, bus)

Un commento

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  1. evoque 1 mese fa
    A parte le considerazioni esposte nell'articolo, qualche italiano sano di mente e che non abiti in Roma e dintorni piangerebbe mai per la fine di Alitalia, vettore altamente politicizzato, nonché altamente sussidiato a spese del cittadino che paga le tasse?
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