Questa di Collins, 22 anni nigeriano, è la storia vera

4 Aprile 2017

Nei giorni in cui tutti i telegiornali hanno raccontato incessantemente, come se fosse un’epidemia sociale, la storia della 14enne rasata dalla madre “perché non voleva portare il velo”, un’altra storia di immigrazione avrebbe potuto, e dovuto, essere degnata almeno di uno sguardo.

È la storia di Collins, ventiduenne nigeriano, rifugiato e richiedente asilo, residente in un appartamento di San Donato Milanese, prima cintura hinterland milanese, storica patria dell’Eni, tra i Comuni più ricchi e con la più alta percentuale di laureati d’Italia. In mezzo al verde e tra i villaggi residenziali che Enrico Mattei aveva concepito, fin dall’inizio, come luoghi armoni e vivibili per i “suoi” dipendenti, sorge un piccolo lago artificiale, una cava attorno al quale è bello passeggiare di mezza stagione.

Ma Collins, lì, non è andato a fare una passeggiata, è andato a fare l’ultimo passaggio, a scivolare volontariamente nel laghetto, lo scorso venerdì 17 marzo – ignaro delle nostre superstizioni, che non ci si può permettere quando si ha il destino nemico fin dalla nascita – per essere recuperato poche ore dopo dai sommozzatori. Era un richiedente asilo, qualcuno dice che la sua richiesta era destinata ad essere respinta, qualcuno dice che era depresso e disperato. Di sicuro di Collins sappiamo poco, solo che aveva già tentato di farla finita lanciandosi contro le macchine in strada, e per questo era stato ricoverato in Ospedale e poi affidato ai servizi sociali.

La sua voglia di scappare dalla vita, però, ha vinto, e Collins se n’è andato così. Di lui sapremo poco, e immagineremo tutto: la fuga dalla miseria, forse dalla guerra, o dalla persecuzione, da una famiglia cattiva, o solo povera, o che non c’era più. La speranza di una vita migliore, il morso della nostalgia e della solitudine, la voglia di tornare, di andare avanti e l’obbligo di restare fermo, in un limbo di attesa. Magari la depressione, sicuramente la morte volontaria.

Da Collins, ci racconterà qualche politicante sempre buono per opporsi e sempre tranquillo – lo voglia il popolo – al riparo dalle responsabilità di governo, non dobbiamo farci intenerire: è uno, mica una statistica. Esattamente come una quattordicenne rasata dalla madre “perché non voleva portare il velo”. È una, mica un campione statisticamente rilevante. Solo che di lei abbiamo saputo tutto, di Collins non sapremo nulla. E non è giusto.

TAG: collins, san donato milanese, Suicidio
CAT: immigrazione

2 Commenti

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  1. pasquale-hamel 3 anni fa
    Riflessione amara anche se non riesco a trovare un nesso fra le due storie se non quello della capacità di far notizia in un tempo in cui far notizia sembra importante
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  2. michele-caputo 3 anni fa
    Figuriamoci... Ci sono "ignobili" capaci di sentenziare "uno di meno". Cinici e distanti, si inteneriscono per ogni botolo staviziato che incontrano. Se questa è la "società civile" che abbiamo realizzato, io la rifiuto.
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