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Immagine d'epoca dell'Istituto Molinari, la scuola frequentata da Sergio Ramelli che La russa vorrebbe fosse intitolata proprio a lui

Milano

La scuola da intitolare a Ramelli, una piccola vicenda inutile che però ci insegna qualcosa

di Jacopo Tondelli
27 Maggio 2025

A Milano si discute, pigramente e senza vera passione, dell’ipotesi balzana di intitolare una scuola a Sergio Ramelli, lo studente neofascista ucciso barbaramente trent’anni fa da terroristi di estrema sinistra. La vicenda di Ramelli, il suo omicidio efferato e motivato solo dalla sua militanza politica, è uno dei simboli della parte peggiore della storia repubblicana del dopoguerra, e di cosa sono stati gli anni Settanta del secolo scorso a Milano e in Italia in generale. Esattamente cinquant’anni fa, è stato vittima innocente di un omicidio barbaro, ed era militante di una parte politica antidemocratica e al di fuori del perimetro della Costituzione repubblicana: le due cose possono naturalmente coesistere in una stessa vita, e una non rende meno vera l’altra.

Proprio perchè tutto questo è vero, fa una particolare impressione il fatto che le massime istituzioni dello Stato – naturalmente parliamo di Ignazio La Russa, presidente del Senato -, a fronte di una situazione nazionale e internazionale carica di tragedie e preoccupazioni, si preoccupi continuamente di rivitalizzare la polemica politica attorno alla memoria della morte di uno suo amico di gioventù – pardon, di giovinezza -, gettando quella ferita continuamente nel mezzo dell’agone della polemica politica di oggi. L’ultima sortita, qualche giorno fa, della seconda carica dello Stato – il capo è Mattarella, subito sotto c’è lui – riguarda la proposta di intitolare al suo nome la scuola superiore che Sergio Ramelli frequentava, l’Istituto Molinari, e dalla quale fu perseuitato ed espulso dagli studenti del movimento studentesco. Questo perchè, dice, c’è un precedente, l’intitolazione a uno studente, Claudio Varalli, ucciso in quegli anni bui da un esponente di Avanguardia Nazionale. La cagnara naturalmente è servita: Sala si difende dicendo che sarebbe “divisivo”, e che “la destra ha governato tanti anni, potevano farlo loro”. Rispondono per le rime La Russa, il presidente della Regione Fontana, perfino il redivivo e mai stato milanese Gasparri. Nel mezzo della farsetta della cronava, finisce anche la polemica sulle tragedie della storia, e Sala viene contestato anche per aver esposto un lenzuolo bianco per le decine di migliaia di morti di Gaza.

La confusione ci è “gradita” (si fa per dire) per fare un po’ di chiarezza. La memoria di chi è stato ucciso ingiustamente va coltivata perchè certe cose non succedano più. È sicuramente il caso di Sergio Ramelli. È giusto ricordare i momenti bui della nostra storia nazionale, anche se le vittime avevano idee orribili, più o meno indecenti e pericolose quanto quelle dei loro carnefici. Tuttavia, le scuole vanno intitolate a persone che sono state modelli di studio e sapere, di cultura e vita. “Modelli per i giovani”, si dice nella lingua conservatrice che dovrebbe piacere a Ignazio La Russa. Essere uccisi barbaramente e ingiustamente non trasforma necessariamente le vittime in modelli da seguire. Nè le equipara a Manzoni, Einstein, Carducci, Galilei, Luxemburg, per citare a memoria e a caso i nomi di chi ha dato la sua vita al sapere e il suo nome a qualche scuola di Milano.
Infine, a proposito di buon esempio, tra le tragedie di Gaza e di Ucraina, nella montagna di dolore che attraversa il mondo, saremmo contenti di sapere che la prima linea della nostra politica non ha tempo da perdere col passato remoto e sa che, per quanto importanti, le passioni dei propri anni giovanili contano un po’ meno del futuro del mondo e, perfino, di quelli della propria – e nostra – piccola città.

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