Caro Renzi, ritira l’Italia dall’Eurogruppo o schierati con la sinistra

19 Febbraio 2015

«Caro Presidente dell’Eurogruppo, negli ultimi cinque anni il popolo greco ha fatto uno sforzo rimarchevole per l’aggiustamento economico. Il nuovo governo si è impegnato a un più vasto e profondo processo di riforma finalizzato a un miglioramento duraturo delle prospettive di crescita e di occupazione, raggiungendo la sostenibilità del debito e della stabilità finanziaria, migliorando l’equità sociale mitigando il significativo costo sociale della crisi corrente».  Questo l’incipit della lettera di Yanis Varoufakis il greco all’Eurogruppo, in cui richiede l’estensione del Master Financial Assistance Facility Agreement.

Vi sembra forse un manifesto insurrezionale? Un atto di lesa maestà? Un gesto blasfemo? Se anche vi sembrasse così, leggete il passo successivo:  dopo aver riconosciuto che «le procedure concordate dai governi precedenti erano state interrotte dalle recenti elezioni presidenziali e generale e che, di conseguenza, diversi strumenti tecnici sono stati invalidati», afferma che «le autorità greche onorano le obbligazioni finanziarie a tutti i suoi creditori come pure afferma la sua intenzione di cooperare con i nostri partner per rimuovere gli impedimenti tecnici nel contesto del Master Facility Agreement che riconosciamo vincolante rispetto ai suoi contenuti finanziari e procedurali». Siete ancora convinti che si tratti di eversione?

In pratica il Ministro delle Finanze greco informa che ci sono state le elezioni, che chi ha sottoscritto gli accordi passati, purtroppo per chi è di destra, ha perso le elezioni, e che gli stessi fini dovranno essere raggiunti con un programma di sinistra, con crescita (ma questo lo dicono tutti), ma anche “migliorando l’equità sociale”. Può dispiacere questa aggiunta, a chi è di destra, ma il voto del popolo greco questo ha detto, e va rispettato. Con questa affermazione Varoufakis mostra la concretezza di una sinistra nuova. Dice: adesso ci siamo noi, non faremo la rivoluzione, rispetteremo i patti, ma imponiamo come vincolo la priorità dell’equità sociale, e lo facciamo perché siamo di sinistra. Per questo, chiediamo il tempo di discutere i dettagli di questo programma con il resto dell’Europa.

Ma questo, che a qualcuno è sembrato un gesto di resa, ai tedeschi è parso un cavallo di Troia. Ma, si badi bene: non è il cavallo di Troia dei Danai, ma della sinistra europea moderna. E lo scandalo vero è che qualcuno che dovrebbe stare dalla parte della sinistra, se ne sta cheto dentro le mura di Troia. E, se non ha il peso o il fegato, non si prende neppure la briga di interpretare il ruolo di Cassandra. Per questo, il portavoce del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble  – tal Martin Jager – si è potuto permettere di dire, nel silenzio di tutti e non smentito dai rappresentati dei governi di sinistra, che “la lettera di Atene non è una proposta sostantiva per una soluzione» e che «invero, mira al finanziamento ponte senza rispettare i requisiti del programma».  Vero, ma questo si chiama mediazione. È legittimo sollevare l’obiezione in un dibattito tra destra e sinistra, ma è invece arrogante ergersi a portavoce di governi, alcuni dei quali sono di sinistra, almeno quando sono svegli.

Il resto della lettera di Varoufakis dovrebbe fare impallidire ancora di più i rappresentanti dei governi di sinistra dentro l’Eurogruppo, e in particolare quello della sinistra più garrula: quella italiana. Varoufakis descrive i fini della richiesta di estensione di sei mesi dell’accordo. A parte alcuni punti squisitamente tecnici (e che comunque confermano i rapporti con le istituzioni europee), i fini che fanno paura sono:

a)     “concordare i termini finanziari e amministrativi la cui implementazione, in collaborazione con le istituzioni, stabilizzi la posizione fiscale della Grecia, raggiunga il livello appropriato di avanzi fiscali primari, garantisca la sostenibilità del debito e assista il raggiungimento dei target fiscali per il 2015 che prendano in considerazione la situazione corrente…

e)     cominciare un lavoro tra i team tecnici per un nuovo possibile ‘Contract for Recovery and Growth’ che le autorità greche prospettano tra Grecia, Europa e il Fondo Monetario Internazionale che possa seguire l’estensione dell’Accordo”.

Ecco la trappola. Ecco il cavallo di Troia. Estendi il Master Agreement, festeggi insieme ai mercati e poi, notte tempo, escono dei tecnici greci che si siedono a un tavolo con te, ti rintontiscono di modelli econometrici, ti menano a colpi di “transversality condition” e alla fine escono vittoriosi con un “Contract for Recovery and Growth”. E se ne ripartono guardando da lontano le rovine fumanti. Ma rovine di cosa? Sarebbero le rovine della destra, ed è questo il punto del poema che mi risulta incomprensibile.

Noi da che parte stiamo? So che non ho nessun titolo a chiederlo, perché non ho votato il nostro primo ministro Matteo Renzi, e tanto meno il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: non l’ho votato come non l’ha votato il resto degli italiani, pur essendo stato sopra e sotto il carro più volte. Ma io sono un professore universitario, di materie economico-finanziarie, e sono di sinistra, e ho diritto ad avere delle risposte:

1)     perché il nostro Ministro dell’Economia non si è dissociato dalla presa di posizione dell’Eurogruppo contro la proposta Varoufakis?

2)     Ritiene il nostro Ministro dell’Economia che un “Contract for Recovery and Growth” possa danneggiare l’Italia, e perché? Forse perché l’Italia non ha avuto il fegato di proporne uno per se stessa?

3)     Ritiene che la proposta di terminare il piano senza aggiustamenti, quindi richiedendo alla Grecia un avanzo primario del 4,5%, sia sostenibile, e quindi non si debba dissociare? E allora perché non prova a portare anche l’avanzo primario italiano al 4%? Si accettano scommesse su quanto durerebbe in carica.

4)     Ci può dire a che titolo associa il mio nome, e quello degli italiani di sinistra, all’attacco da parte del portavoce dell’Eurogruppo al primo progetto di sinistra europea?

Ma Padoan è un tecnico. La politica è Renzi. Allora Renzi sappia che nelle università di serie A (le ha ripartite lui in due campionati) noi stiamo già producendo ricerca e dando tesi sulle proposte di Varoufakis. Noi ci siederemo a fianco dei greci quando i tecnici usciranno dal cavallo di Troia, e discuteremo, con numeri invece che con parole, il programma economico della sinistra europea. Noi chiederemo conto del perché non ci possa essere un “Contract for Recovery and Growth” per l’Italia.

Renzi, che viene dal mio stesso liceo classico, il Dante, e che come me si sarà sorbito più volte i Promessi Sposi, ricordi che neppure a Manzoni è venuto in mente un personaggio così strambo come uno che fa il Don Rodrigo a Roma e il Don Abbondio a Bruxelles. Cambi libro. Qui stiamo traducendo l’Odissea, la sinistra europea che torna a casa dopo dieci anni di sciagure.

 

Nella foto di copertina, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi con il primo ministro greco Alexis Tsipras

TAG: Contract for Recovery and Growth, Eurogruppo, Padoan, wolfgang schäuble, yanis varoufakis
CAT: Istituzioni UE, Partiti e politici

3 Commenti

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  1. marco-parigi 5 anni fa

    Non lo so, affermare semplicemente “di destra”, se ci si riferisce al panorama politico europeo (presente e magari anche passato) vuol dire tutto e niente: formalmente, di dx sono Samaras, Merkel, Alemanno e Margaret Thatcher… Per dire, nn riesco a pensare a nulla di più distante da una dx thatcheriana di come la Grecia è stata gestita a colpi di spesa pubblica 2004-2009 da Karamanlis&co (e l’italia berlusconiana, perché no, seppur parzialmente per altri motivi). Ma sptutto, va bene la polemica politica, però, chiaramente, la pretesa di chi si dice di sinistra di avere il monopolio dell’equità è una caricatura, segnatamente una caricatura della presunta destra come un gruppo di oligarchi o giù di lì, normalmente dediti a perseguire l’ingiustizia sociale. Un solo esempio: ci sono tonnellate di letteratura che indica perché il salario minimo è una cattiva idea e tende a danneggiare i più svantaggiati, cioè quelli con meno skills, pricing them out of the labor market. Quindi, non sta da nessuna parte che uno arriva, tra l’altro in un contesto di alta disoccupazione, propone di aumentare il minimum wage del 30% e per ciò stesso si prende gli allori dell’equità. Ci sono dei buoni argomenti per sostenere che avrebbe effetti iniqui assai. Si può non essere d’accordo, è naturale, ma da qui a pretendere il monopolio dell’equità ci corre parecchio.

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    1. umberto.cherubini 5 anni fa

      Capisco la perplessità. Avrei potuto usare meglio il termine disuguaglianza che non equità, per togliere un sapore etico al termine. In realtà il pezzo che avrei voluto scrivere prima di imbattermi nella notizia del pronunciamento tedesco era proprio una riflessione su cosa può essere considerata un’agenda della sinistra moderna, partendo dalla mia esperienza che è nel risk management. L’idea è che toglierti una rete di salvataggio, un’assicurazione, e caricarti di rischi è quello che potrebbe avere in mente un liberista di destra. Rimettere dei vincoli di solidarietà sociale potrebbe invece essere una ricetta di sinistra. Temo che però anche seguendo questa analisi arriverò a trovare che il nostro governo risulterà ancora di destra. Comunque, scriverò presto il pezzo e sarà interessante dibatterne. Grazie dell’intervento.

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  2. mattia.granata 5 anni fa

    Condivido completamente: il dilemma è: noi da che parte stiamo.

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