Von der Leyen eletta a Bruxelles. Scossoni a Roma

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18 luglio 2019

Confermata la nomina della Presidente tedesca, ma il Parlamento è frammentato e la legislatura non sarà semplice. I Sovranisti fuori dai giochi. Governo italiano nel caos. 

 

 

Ursula von der Leyen è stata eletta Presidente della Commissione Europea, con 383 voti favorevoli, solo 9 di scarto sul minimo indispensabile. Il disegno di Merkel e Macron elaborato nel Consiglio Europeo di inizio luglio è andato in porto, non senza patemi e difficoltà. L’elezione è stata conseguita grazie ai voti di Popolari, Liberali, del grosso del gruppo Socialisti e Democratici e delle compagini, esterne alla teorica maggioranza, del M5s e del polacco PiS, appartenente quest’ultimo al gruppo parlamentare dei Conservatori, anch’esso spaccatosi. Una parte dei Socialisti e i Verdi hanno sciaguratamente rischiato di far saltare l’elezione per miopia, egoismo di qualche gruppo nazionale e allergia al realismo politico, anche dopo la positiva apertura della candidata presidente a diverse loro richieste su questioni sociali, ambientali e migratorie. Se ciò fosse accaduto sarebbe stata la vittoria del caos, ovvero dei gruppi sovranisti e nazionalisti, per cui il caos in Europa è l’unico obiettivo possibile da ottenere. Fortunatamente è stato evitato.

 

La politica europea corre su almeno due diverse linee di frattura: quella delle famiglie politiche continentali rappresentate in Parlamento e quella dei governi rappresentati in Consiglio. L’intersezione di tali linee caratterizzerà anche questa legislatura e la frammentazione politica sarà probabilmente causa di lunghi negoziati e possibili maggioranze variabili nelle votazioni parlamentari sui singoli provvedimenti, con ipotetiche complicazioni per la proposizione di un’azione riformista organica e lineare da parte della Commissione. La presenza dei Conservatori polacchi e del M5s nella maggioranza che ha eletto la Presidente von der Leyen, comunque, non significa necessariamente uno spostamento a destra del baricentro politico europeo. E’ molto probabile infatti che, durante gli ordinari lavori dell’assemblea a Bruxelles, almeno la contrarietà pregiudiziale dei Socialisti ribelli venga meno, essendo stata in gran parte dovuta a logiche di carattere nazionale o personale, le quali hanno fatto loro propendere per un voto negativo alla candidata tedesca. Naturalmente, poi, saranno da valutare le caratteristiche della proposta legislativa dell’incombente nuovo esecutivo. Un fatto che appare certo, ad ogni modo, è la totale chiusura verso il gruppo sovranista guidato dalla Lega e dal partito della Le Pen, come testimoniano l’atteggiamento della von der Leyen, le votazioni sulle cariche parlamentari e lo stesso voto di martedì.

 

 

I partiti di governo italiani si sono divisi. Il M5s, dopo mesi di proclami anti-establishment, è andato in soccorso, in linea con le indicazioni del premier Conte, di una candidata tedesca, fortemente legata alla Merkel e in passato ferrea sostenitrice della disciplina di bilancio. La Lega, dopo trattative che sembravano portarla ad un incredibile voto favorevole, ha fatto marcia indietro, accusando gli alleati grillini di tradimento e contribuendo a far apparire le attuali dinamiche politiche della maggioranza di governo a Roma molto vicine alla schizofrenia. Riguardo alla possibile contropartita al voto favorevole, ovvero una nomina pesante per l’Italia in Commissione, anche in virtù delle note questioni riguardanti il “Russiagate”, diventa ora alquanto improbabile che essa venga assegnata al partito di Matteo Salvini e tale scelta facilmente sarà oggetto del dibattito dei prossimi mesi. Sempre che il governo giallo-verde prosegua il suo corso, fatto non scontato. In tutto questo, dire, come ha fatto qualche commentatore nostrano, che da tale elezione potrebbe essere uscito vittorioso il Ministro degli Interni italiano, appare quantomeno sorprendente, se non comico.

 

In conclusione, la legislatura è avviata e le agognate “rivoluzioni” in Europa rimangono ancora di là da venire. Ad ogni modo le dinamiche continentali sono fluide, e ancor di più lo sono quelle italiche. Il colpo in buca d’angolo a Bruxelles sembra aver provocato scossoni a Roma. Come scrive abitualmente un noto direttore, viviamo tempi interessanti.

 

 

Francesco Linari

 

 

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CAT: Istituzioni UE, Partiti e politici

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