Ma quale “Europa di Kohl”?! I deliri di un impero in declino

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9 Luglio 2017

La Commissione europea ha trasformato i funerali di Helmut Kohl in uno spot per l’Ue. Con i primi “funerali-di-stato-europei” nella storia, gli eurocrati hanno portato la bara dell’ex cancelliere tedesco avvolta nella bandiera stellata in mezzo al parlamento europeo, dove leader di spicco hanno elogiato Kohl per il suo ruolo chiave nel dopoguerra per la Germania e l’Europa.

Il contributo di Kohl si è celebrato proprio nel peggiore frangente mai attraversato dall’Unione (Brexit, la crisi d’identità, di espansione, la crisi monetaria e la crisi di immigrazione). Paradossalmente, più che una dimostrazione di forza e unità, questa cerimonia aveva più le sembianze del funerale dell’Ue stessa!

Innanzitutto, emblematica la scelta di Strasburgo, la seconda sede del Europarlamento perché i francesi vollero averla a qualsiasi costo. Così, tutti i mesi, gli ufficiali e i documenti devono mettersi in viaggio da Bruxelles verso l’altra sede, dove si svolgone le  funzioni per una sola settimana. A spese degli eurocittadini, naturalmente.

Ma oltre questo dettaglio senza pari al mondo, quanto assomigilia l’Ue di oggi all’Europa che avrebbe voluto Kohl?

Quanta pace e quanta libertà?

 

Gli elogi nella cerimonia hanno sottolineato due valori: la pace e la libertà.

Sulla pace, si è sorvolato convientemente sul ruolo degli Usa, il piano Marshall e la Nato. Non è affatto scontato che per mantenere la pace in Europa ci volesse l’Unione europea, tanto meno nella sua concezione attuale. Ci erano e ci sono diverse idee e diverse aspirazioni per un’Europa unita, e l’attuale modello di superstato con superbanca centrale e la supremazia tedesca è solo una delle concezioni possibili.

Ricordiamo anche che certe forze in questa “Europa della pace” hanno rovesciato Gheddafi, causando più miseria per la Libia di quanto ci fosse sotto il dittatore e trasformandola in un’autostrada di migrazione travolgente verso l’Italia, che come al solito, deve affrontare la sfida schiacchiante senza l’appoggio degli altri stati membri.

La stessa Unione, dopo aver ammesso paesi impreparati come la Romania e la Bulgaria -in base all’ideologia e la retorica dei numeri piuttosto che la realtà dei fatti – ha condotto una politica d’espansione in un altro terreno insidioso all’est, l’Ucraina, esasperando le tensioni tra Kiev e Mosca, in uno scenario che di certo non ha aiutato la pace ai confini dell’Ue, nè tantomeno i rapporti politici e commerciali con la Russia.

Poi è arrivata la mossa più sciagurata dell’attuale cancelliere tedesco, che con i suoi calcoli malposti, ha spalancato le porte del continete ai milioni di migranti economici. Oggi dal Senegal al Pakistan, tutti sentono di aver diritto ad essere accolti e accuditi in Europa grazie all'”invito di Frau Merkel”, anche se spesso non fuggono neanche dai conflitti. Crisi fomentata dai media e dai circoli liberal-multiculturalisti per cui “aver il sogno di una vita migliore” costituisce e sostituisce il visto d’ingresso.

La politica di Merkel, ha effetivamente messo l’ultimo chiodo nella bara di Schengen e la libera circolazione, contribuito al Brexit e causato uno scisma tra gli stati dell’est e l’ovest.

Ironico che all’invasione dal Terzo Mondo si sono ribellati i nuovi membri dell’est. Ancora incontaminati dai dogmi di multiculturalismo e le retoriche su “le risorse”, la Polonia, l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Slovacchia hanno dichiarato che non intendono subire le quote di migranti imposti da Bruxelles e da Merkel.

Una Germania europea o un’Europa germanizzata?

 

Nei funerali tenuti a Strasburgo molti hanno anche sottolineato la libertà che abbiamo oggi grazie a Kohl. Bill Clinton ha detto: “l’unico regalo che possiamo lasciare (dopo la morte) è un futuro migliore per i nostri figli e la libertà di fare le loro scelte.”

Oggi, grazie anche all’Euro ritenuto concepito attorno ai bisogni della Germania e l’austerità imposta dalla Bce e Berlino, intere generazioni in Europa per la prima volta dal dopoguerra si trovano più poveri e disperati dei loro genitori.

A causa del libero spostamento di manodopera, i lavoratori autoctoni dell’ovest hanno visto ridurre i loro guadagni e diritti (vedi Brexit). A causa del libero movimento dei capitali le fabbriche si sono spostate verso l’est. (Gli accordi con paesi limitrofi come la Turchia hanno talvolta causato lo spostamento delle fabbriche perfino fuori dai confini dell’Ue.) Inoltre, l’immigrazione extracomunitaria ha causato crisi d’identità, di integrazione e di sicurezza sia nell’ovest che nell’est dell’Unione.

In questo quadro, non solo si è diminuita la libertà di scelta -di cui ha parlato Clinton- ma anche la libertà di esprimere il dissenso. La Germania ha introdotto la legge più severa del continente contro “contentui illegali” e la “divulgazione dell’odio” (il concetto orwelliano di “hate crime”) nella rete. La nuova legge Netzwerkdurchsetzungsgesetz (NetzDG) obbliga i social media a rimuovere tali contenuti entro 24 ore pena una multa fino a 50 millioni di euro! Per intenderci, per contenuti illegali e la divulgazione dell'”odio” si intendono commenti critici verso l’immigrazione selvaggia. In Europa “libera” di oggi, inneggiare ai tagliatesta e stupratori di massa in Siria è tanto illegale quanto esprimere dubbi sul multiculturalismo.

La stessa commissione europea ha imposto una direttiva bavaglio simile alla NetzDG che quindi vigerà in tutta l’Unione.

La legge tedesca è stata criticata dagli attivisti dei diritti umani, perché porterà i social media alla censura arbitraria pur di non pagare la multa.

Niente meno che lo Special Rapporteur all’Alto Commissario dell’Onu per i Diritti Umani, David Kaye, ha dichiarato: “molte violazioni dipendono dal contesto, e le piattaforme (online) non sono nella posizione di esaminarlo. Obbligare le compagnie private a regolare e rimuovere i contentuti desta preoccupazioni per la liberta’ d’espressione.”

Insomma, come se non bastasse l’euro e l’austerity, l’espansione selvaggia verso l’est, e la crisi con la Russia, l’Ue e la Germania hanno spalancato le porte d’europa verso l’annientamento demografico e culturale e ora tolgono ai cittadini anche la libertà di esprimersi contro.

Nel rendere omaggio a Helmut Kohl a Strasburgo, i compagni della sua avventura hanno più volte ricordato che lui, come Thomas Mann, avrebbe voluto “una Germania Europea e non un’Europa tedesca”. Oggi però assistiamo sempre più a un’Europa tedesca, e non è un bel vedere.

Nicholas Lepanto

TAG: Helmut Kohl, immigrazione, libertà di espressione, libertà di opinione, libertà di parola, Unione europea
CAT: Istituzioni UE, Politiche comunitarie

Un commento

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  1. lamerla 3 anni fa

    Non è un bel vedere, effettivamente, e un vivere anche peggiore perché in questa Europa le persone, e non solo quelle più giovani, hanno perso la speranza

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