Renzi non trova la soluzione sui minimi, e intanto proroga il vecchio regime

13 febbraio 2015

Il Governo sembra aver dato via libera all’emendamento di Scelta Civica presentato al Milleproroghe, attualmente in discussione in Commissione Bilancio, con cui si proroga il vecchio regime dei minimi (quello con aliquota al 5% per intenderci) anche per l’anno 2015.

Di seguito il testo dell’emendamento:

Dopo il comma 12, aggiungere il seguente:

12-bis. In deroga a quanto previsto dall’articolo 1, comma 85, lettere b) e c) della legge n. 190 del 23 dicembre 2014, sono prorogate le disposizioni previste dagli articoli 27, commi 1, 2 e 7, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e 1, commi da 96 a 115 e 117, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, per i soggetti che, avendone i requisiti, decidono di avvalersene, consentendone la relativa scelta nel corso dell’anno 2015. All’onere derivante dal presente comma, pari a 15 milioni di euro per l’anno 2015 e a 30 milioni di euro a decorrere dall’anno 2016, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

A mio avviso, è tutt’altro che una buona notizia perché mostra la totale incapacità di chi ci governa ad assumere provvedimenti decisivi e risolutivi in un momento in cui era invece essenziale dare una svolta coraggiosa anche per la crescita.

La proroga rappresenterebbe l’ennesima conferma della propensione tutta italica di posticipare a un futuro non determinato decisioni importanti, nella speranza che nel frattempo – non so da dove – arrivino palate di risorse (insomma quel tutto italiano “intanto diamo un contentino, poi ne parliamo”, senza mai pensare a seri tagli di spesa).

Per non parlare delle complicazioni che questa proroga comporterebbe in termini di gestione per i consulenti e credo anche per la stessa Amministrazione Finanziaria. Avremmo infatti nel contempo i vecchi minimi, i nuovi minimi e almeno per un anno i minimi risorti, uguali ai vecchi minimi e per molti versi migliori dei nuovi minimi (soglia di ricavi/compensi più alta, almeno per i professionisti ,aliquota ridotta al 5% invece che al 15% e possibilità di dedurre i costi realmente sostenuti piuttosto che percentuali a forfait).

A questo punto, credo (ma tutto è possibile) che nel Consiglio dei Ministri del 20 febbraio non accadrà sull’argomento un bel niente, in esatto contrasto con quanto annunciato.

Tutto invece tace  sul fronte della gestione separata dell’INPS. Sul tema le associazioni hanno invitato il premier a mantenere la sua #paroladilupetto (leggi l’intervento su glistatigenerali.it).

TAG: partite iva, regime dei minimi
CAT: Lavoro autonomo

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