Terremoto, servono scelte impopolari. Chi le farà?

26 Agosto 2016

Sto sistematicamente evitando servizi giornalistici e televisivi sul terremoto, nonché i post su Facebook.

Mi limito alla triste conta dei morti che prima saliva e ora si sta assestando e a quella dei miracolati che i soccorritori riescono a estrarre vivi dalle macerie. Il resto è, al 99%, solo ricerca dell’effetto, di un’emozione che i più dimenticheranno presto, dei clic, dell’audience, ma niente di “costruttivo”.

Se le stupide chiacchiere sul binario unico sono forse servite a convincere il Governo a stanziare 300 milioni per installare il sistema di sicurezza SCMT anche sulle ferrovie in concessione che ne erano prive, per evitare una nuova Andria, dubito che gli Italiani decideranno di investire molti miliardi per mettere in sicurezza le proprie case nelle zone a rischio.

Una norma UE (credo) obbliga a informare il potenziale acquirente della classificazione energetica degli immobili, per evitargli il rischio di spendere troppo nel riscaldamento, ma nulla gli dice se rischierà di morire a causa di una scossa modesta.

Nel paese dei miei nonni, duramente colpito dal terremoto dell’Irpinia nel 1980, adesso tutte le case sono o dovrebbero essere in grado di sopportare le prossime scosse, fra dieci o cento anni, ma altrove ci sono norme rigide per gli edifici pubblici e le nuove costruzioni, però nulla per quelle vecchie e lasciamo perdere quelle abusive, letteralmente costruite chissà come.

So che ci vorrebbero capitali enormi e tanti, tanti anni, so che in molti casi sarebbe molto difficile intervenire su edifici storici e artistici, ma se mai inizieremo, mai finiremo e continueremo invece a piangere morti per terremoto.

Le raccolte di fondi, la lacrima in TV, l’abnegazione dei soccorritori non possono sostituire una politica lungimirante.

Sarà però difficile che un politico costringa gli Italiani a spendere soldi e intervenire sulle proprie case per un evento catastrofico che potrebbe verificarsi fra qualche decennio. Una legge illuminata verrebbe rifiutata e considerata come una super IMU, una patrimoniale. Quindi piangiamo e facciamo poco, a parte gli scongiuri, in attesa del prossimo terremoto. Passata l’emozione, torniamo cicale.

La stampa estera si stupisce di constatare che siamo l’unico Paese del G7 dove un terremoto 6.0 fa centinaia di morti.

Quo usque tandem?

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CAT: Legislazione

2 Commenti

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  1. evoque 4 anni fa

    Mi sento meno solo! Anch’io, come lei, evito accuratamente ogni servizio, articolo sul terremoto e condivido le sue osservazioni sull’inutilità di tante chiacchiere. Tutt’al più, se voglio sapere qualcosa, senza i soliti sbrodolamenti nostrani, mi sintonizzo sulle emittenti estere. Quanto, poi, alla messa in sicurezza di tanti luoghi sismici, da dove si incomincia? Dal luogo A invece del luogo B? E se, Dio non voglia, il terremoto colpisce B? Sai che polemiche ne verrebbero fuori, con tanti mestatori che già adesso soffiano sul fuoco? Oppure, mettiamo in sicurezza le case di A. Ovviamente, non tutte saranno risanate contemporaneamente – sono lavori lunghi e costosi; nel frattempo, le case non ancora ristrutturate perdono valore commerciale. Come se ne esce? Non se ne esce. Le persone che abitano in posti come Amatrice: un groviglio di case le une addossate alle altre, addirittura alte 4 piani, avrebbero accettato di essere trasferite altrove in attesa della messa in sicurezza degli edifici? Senza contare che lavori così ciclopici potrebbero essere soggetti anche agli imbrogli: il campanile crollato addosso a una abitazione, uccidendo diverse persone, non era forse stato costruito con criteri antisismici?

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  2. silvano-assogna 4 anni fa

    « Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura.
    D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. »
    Calvino “Le città invisibili”

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