A letto dopo Carosello

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31 maggio 2019

La frase “a nanna dopo Carosello” non è mai stata pronunciata nella mia famiglia,  i miei non erano fissati con la storia che “i bambini devono dormire”.

Fummo tra i primi ad avere il televisore, un Philips da 17 pollici.

Era l’epoca di Lascia o Raddoppia e de L’amico degli animali  o dei primi romanzi sceneggiati, come Capitan Fracassa e L’isola del tesoro.
Ricordo ancora le persone che venivano da noi a vedere le trasmissioni più seguite: la signorina del piano di sotto, la moglie del colonnello collega di papà, e così via, con infinite varianti, ma con gruppi sempre nutriti, al punto che la metà di loro si portava le sedie da casa.

Noi bambini restavamo anche dopo Carosello. 
Mi piacevano soprattutto i film western.
Condividevo con mio padre la passione per John Wayne.

Il ricordo che ho di quegli anni è anche quello della mattina, quando, ripensando alla sera prima,  mi rendevo conto che avevo perso le battute finali di un film, perchè mia madre, accorgendosi che ero crollato nel sonno, mi aveva preso in braccio, spogliato e messo a letto.

Allora, invece di ringraziarla per la sua infinita amorevolezza, la accusavo di non avermi, invece,  svegliato consentendomi di vedere la fine del film.
Le mie rampogne inizavano sempre lo stesso attacco : “e tu perchè…?”.
Frase che era entrata nel lessico famigliare per definire il mio atteggiamento recriminatorio e rivendicativo.
“Si è svegliato Etuperchè” diceva mio padre.
Che anni bellissimi!
Peccato non saperlo allora, che quelli erano i migliori della nostra vita…

 

TAG: carosello, infanzia, lessico famigliare, tv
CAT: Letteratura

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