Caporetto

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9 novembre 2018

È molto anziano, ad occhio e croce sopra gli ottant’anni. Indossa un vestito grigio di flanella e ha una cravatta scura. Appare molto concentrato sul libro che sta leggendo.

È un testo sulla prima guerra mondiale, dal titolo “Caporetto”.

Mi piacerebbe chiedergli – è seduto proprio di fronte a me – le sue impressioni su quel libro, che mi incuriosisce e che ero stato sul punto di acquistare, poco prima, in stazione. Ma sono intimidito dalla sua concentrazione e dalla sua aria professorale.

Così dopo una rapida scorsa al giornale, mi appisolo, cullato dal ritmo sostenuto del treno.
Mi sveglio quasi subito, però.
Una signora accanto a noi ha ricevuto una telefonata e parla a voce altissima:
“Carissima, come sei stata gentile ad invitarmi! Non ti dico come mi sarebbe piaciuto essere con voi! Rivedere te, tuo marito, Giulia, Marco, Pina e Giancarla…Purtroppo non posso, proprio quel giorno sono bloccata a Milano per una convention alla quale non posso assolutamente mancare!”

La signora ripete lo stesso concetto, utilizzando ogni volta le stesse parole e alzando progressivamente il numero dei decibel, soprattutto quando pronuncia la parola convention.
Dopo un po’, nella carrozza, non c’è un solo viaggiatore che non sia stato messo al corrente dell’invito rivolto alla signora, del suo rammarico nel doverlo declinare e del motivo della rinuncia.

Il lettore di “Caporetto” ad un certo punto si rivolge alla signora e le dice freddamente: “Guardi che abbiamo capito!”

La signora rimane paralizzata dalla sorpresa per qualche secondo, poi, sempre restando in comunicazione con il suo interlocutore telefonico, tenta di giustificarsi: “La comunicazione non è buona, sono costretta ad alzare la voce!”

L’uomo non reagisce, si rituffa nella lettura del suo libro.
Un minuto dopo, chiusa la telefonata, la signora smanetta qualche secondo con il suo cellulare, poi, lo esibisce al suo censore, indispettita.
Sempre a voce alta,  protesta: “Ecco, vede, qui, sullo schermo del mio telefonino: cinque minuti e ventiquattro secondi! Tanto è durata la mia telefonata, veda lei se era il caso di essere così intollerante!”

Lui non muove un muscolo. Non degna di uno sguardo la donna, non ha nessuna intenzione di discutere nuovamente con lei. Si sistema gli occhiali sul naso, si accarezza seraficamente la barba bianca.
E gira una pagina di “Caporetto”.
La signora si guarda in giro, cercando di cogliere qualche sguardo di solidarietà.
Invano.

 

TAG: Caporetto
CAT: Letteratura

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