Dispersi

:
10 gennaio 2020

 

Due donne sulla settantina sono sedute accanto a me in un caffè di Campo Santa Margherita.

Cerco di leggere il giornale, ma la conversazione tra le due mi distrae.

Si sono rincontrate dopo tantissimo tempo.

Una delle due ha vissuto per tutta la sua vita a Venezia, l’altra è nata qui, ma vive a Trieste da una cinquantina d’anni ed è in città per una visita alla sorella di qualche giorno.

Sono state compagne di scuola (ad occhio, negli anni ’60) ed hanno molte cose da raccontarsi.

Una delle due dice, ad un certo punto: “Ma tuo fratello Alvise, che fine ha fatto?”

L’altra la guarda un po’ sconsolata, poi dice: “Faceva lo skipper, un bel giorno è andato a fare un viaggio con la sua barca nel mar delle Antille e non ne abbiamo saputo più niente”.

L’amica si rianima: “Anche ad un cognato di mia cugina Adele è successa una cosa simile. Lui è sparito durante una escursione in alta montagna”.

Segue uno scambio di battute sui tanti amici e parenti che per le cause più disparate negli ultimi decenni sono mancati all’appello.

Poi una delle due, quella che ha sempre abitato a Venezia, si guarda in giro, alla ricerca dei tre nipotini che stanno giocando in Campo a qualche decina di metri dal caffè.

“Mattia, Samuele, Giacomo” grida” è ora di tornare a casa”, poi, rivolta all’amica, dice, in dialetto: “No xè che ne perdemo anca questi? “
(non è che ci perdiamo anche questi?)

 

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CAT: Letteratura

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