Dizionario per la fine dell’anno

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25 dicembre 2019

Il Natale 2019 è passato più o meno come gli altri, almeno da noi, in barba alle catastrofi climatiche, ai boicottaggi vari della politica, ai continui attacchi dei miscredenti che si inventano storie assurde sul Sol invictus e su culti mitraici preesistenti o che Gesù era un extraterrestre. La gente ha continuato ad andare alla messa di mezzanotte e a mangiare di magro la vigilia per poi sprofondare nei più ricchi pranzi il giorno successivo.

Una volta soddisfatte le voglie del corpo, nei giorni che seguono, fino ai prossimi eccessi del veglione, potrebbe essere una cosa vantaggiosa per tutti riflettere su un libretto che si legge velocemente e che è assai gustoso, per fare vedere come ben poco sia cambiato dal 1880 a oggi. Gustave Flaubert, analista acuto e satirico della sua società contemporanea, scriveva nel Dizionario dei luoghi comuni – ultima opera rimasta incompiuta per il sopraggiungere della sua dipartita da questo mondo e pubblicata postuma nel 1911 – tutta una serie di osservazioni sulle idee correnti, iniziate a collezionare fin dal 1850. Probabilmente il dizionarietto sarebbe stato parte di un romanzo, anch’esso incompiuto e pubblicato postumo, sulla tuttologia di due signori e sull’esilarante percorso che aveva portato alla tuttologia: Bouvard et Pécuchet (Fasquelle Ed. 1881). Io ho scelto solamente alcune tra le centinaia di voci del dizionario perché credo che siano un vestito su misura per i luoghi comuni del nostro tempo, dove tutti sanno tutto proprio grazie alla diffusione degli stessi attraverso i media e, naturalmente, i social, arcisupermegamegafono che consente una “vera” istruzione senza bisogno di sgobbare sui libri. Se Flaubert vivesse oggi il suo dizionario sarebbe in venti volumi e anche ben più nutrito, visto tutto ciò che è successo dal 1850 a oggi e visti i tuttologi che imperversano in tv e altrove.

Buona lettura e buona riflessione. Un’idea per i più creativi nel campo culinario. Se voleste fare i dolcetti cinesi (che cinesi non sono) col pensierino dentro, prendete spunto dagli aforismi di Flaubert. O per chi stampa magliette e felpe colle frasi celebri di duci e condottieri. Un regalo alternativo per l’anno nuovo.

 

ABITO. Ispira rispetto.

ACQUA. L’acqua di Parigi causa le coliche. L’acqua di mare facilita il nuoto. L’acqua di Colonia profuma.

AGRICOLTURA. Una delle mammelle dello Stato (lo Stato è di genere maschile, ma non fa nulla). Andrebbe incoraggiata, manca di braccia.

AFFARI. Passano davanti a tutto. Una donna dovrebbe evitare di parlare dei propri. Nella vita sono le cose più importanti. È tutto.

AMERICA. Bell’esempio d’ingiustizia: l’ha scoperta Colombo e ha preso il nome da Amerigo Vespucci. Senza la scoperta dell’America non avremmo la sifilide e la filossera. Bisogna esaltarla, comunque, soprattutto quando non la si è mai visitata. E fare un monologo sul self-government.

ANELLO. Portarlo all’indice fa persona distinta. Al pollice è troppo orientale. Comunque portare anelli deforma le dita.

ASPETTO. Un aspetto gradevole è il migliore dei passaporti.

ASSASSINO. Sempre vile, anche quando è intrepido e audace. Tuttavia meno colpevole di un piromane.

AVVOCATI. Troppi avvocati nella Camera dei Deputati. Danno dei giudizi distorti. Bisogna dire di un avvocato che parla male: “Certo, ma in diritto è forte”. (ricorda qualcuno?)

BASI DELLA SOCIETÀ. Id est la proprietà, la famiglia, la religione, il rispetto delle autorità. Bisogna incollerirsi se vengono attaccate. (Vi ricorda qualcuno che dice: “sono G. , sono una madre, e sono cristiana”?)

BATTAGLIA. Sempre sanguinosa. Ci sono sempre due trionfatori, i vincitori e i vinti.

BIONDE. Più calde delle more (v. MORE)

(LE) CAMERIERE. Più belle delle loro padrone. Ne conoscono tutti i segreti e le tradiscono. Sempre disonorate dai figli maschi della casa.

CARINO. Si usa per tutto ciò che è bello. È carinamente carino! È il massimo dell’ammirazione.

CELEBRITÀ. Le celebrità: preoccuparsi del minimo dettaglio della loro vita privata per poterle poi denigrare.

CIRCOLO. Si dovrebbe sempre far parte di un circolo.

CASTAGNA. Femmina del marrone.

CLASSICI. Dovremmo conoscerli.

COITO, COPULAZIONE. Parole da evitare. Meglio dire: “Avevano dei rapporti…”

CONVERSAZIONE. Politica e religione devono esserne escluse.

CORPO. Se sapessimo com’è fatto il nostro corpo non oseremmo muoverci.

CROCIATE. Sono state benefiche per il commercio di Venezia.

CUCINA DEL SUD. Sempre con aglio. Protestarla.

DEPUTATO. Esserlo è il colmo della gloria. Tuonare contro la Camera dei Deputati. Troppe chiacchiere alla Camera. Non fanno nulla.

DEVOZIONE. Lamentarsi di ciò di cui gli altri sono difettosi. “Siamo di molto inferiori ai cani, in questo!”

(IL) DIRITTO. Non si sa cosa sia.

DIZIONARIO. Dire: “È fatto solo per gli ignoranti”. Dizionario delle rime: servirsene? È vergognoso!

DONNA. Una delle due persone del sesso. Una delle costole d’Adamo. Non dite mai: “La mia donna” ma “La mia sposa” o, meglio ancora, “La mia metà”.

DUBBIO. Peggiore della negazione.

EPICURO. Disprezzatelo.

EPOCA (LA NOSTRA). Urlare contro di essa.  Lamentarsi che non è poetica. Chiamarla epoca di transizione, di decadenza.

EREZIONE. Non si dice, a meno che non si riferisca a dei monumenti.

ERUDIZIONE. Disprezzarla come se fosse il marchio di uno spirito limitato.

ESTATE. Sempre eccezionale (v. INVERNO).

ESTERO. Infatuazione per tutto ciò che viene da fuori, prova di spirito liberale. Denigrazione di tutto ciò che non è nazionale, prova di patriottismo.

EVACUAZIONI. Le evacuazioni sono spesso copiose e sempre di natura non buona.

EVIDENZA. Vi accieca, quando non vi toglie gli occhi.

FATTURA. Sempre troppo cara.

FARD. Rovina la pelle.

FALSARI. Lavorano sempre nei sotterranei.

FELICITAZIONI. Sempre sincere, premurose, cordiali.

FEMMINA. Si usa solo se si parla di animali. Contrariamente a ciò che avviene per la specie umana, le femmine degli animali sono meno attraenti dei maschi. Es. fagiano, gallo, leone, ecc.

FENICE. Bel nome per una compagnia d’assicurazioni contro gli incendi.

FISCHIO. Non farlo mai.

FONDAMENTO. Tutti i romanzi ne difettano.

FOSSILE. Prova del diluvio universale. Scherzo di buon gusto quando si parla di un accademico.

FULMINI DAL VATICANO. Riderne.

FRANCHI TIRATORI. Più terribili del nemico.

GAMBERO. Cammina a ritroso. Chiamare sempre gamberi i reazionari.

GELOSIA. Sempre seguita da reazioni sfrenate. Passione terribile. Le sopracciglia che si aggrottano, prova di gelosia (n.d.t. gelosia e invidia in francese sono sinonimi)

GENTILUOMINI. Non ce n’è più.

GIRAFFA. Parola garbata per evitare di chiamare cammello una signora.

GRAMMATICA. Insegnarla ai bambini fin dalla più tenera età come una cosa chiara e facile.

IDEALE. Del tutto inutile.

IDEE INNATE. Deriderle

ILLUSIONI. Interessarsi ad averne molte, lamentarsi di quelle che si sono perdute.

IMBECILLI. Quelli che non la pensano come voi.

INFANTICIDIO. Si commette solo nel popolino.

INFINITESIMALE. Non si sa bene che cosa sia se non in rapporto all’omeopatia.

INGEGNERE. La migliore carriera per un giovane. Conosce tutte le scienze.

INGIURIA. Va sempre lavata col sangue.

INNOVAZIONE. Sempre pericolosa.

INTERVALLO. Sempre troppo lungo.

INTRIGO. Conduce dappertutto.

INTRODUZIONE. Parola oscena.

INVASIONE. Suscita il pianto.

INVERNO. Sempre eccezionale (v. ESTATE). È più sano delle altre stagioni.

IPOTESI. Spesso pericolosa, sempre ardita.

ISPIRAZIONE POETICA. Cose che la provocano: la vista del mare, l’amore, la donna, ecc.

ISTRIONE. Sempre preceduto da volgare.

ISTRUZIONE. Far credere che se ne sia ricevuta parecchia. Il popolino non ne ha bisogno per sopravvivere.

GIOCATTOLI. Dovrebbero essere tutti scientifici.

GODIMENTO. Parola oscena.

GIORNO. Ci sono i giorni del signore, il giorno del barbiere, il giorno del medico, ecc. Ci sono quelli della signora, che lei chiama critici in certi periodi del mese.

LACONISMO. Lingua obsoleta.

LATINO. Lingua naturale dell’uomo. Guasta la scrittura. Utile solo per leggere le iscrizioni delle fontane pubbliche. Diffidare delle citazioni in latino: nascondono sempre qualcosa di sconveniente.

LEGALITÀ. La legalità ci uccide. Se c’è lei nessun governo è possibile.

LETARGIE. Ne abbiamo visto alcune durare degli anni.

LIBERTINAGGIO. Si vede solo nelle grandi città.

LETTERATURA. Occupazione degli sfaccendati.

LUCE. Dire sempre: Fiat lux! quando si accende una candela.

MACHIAVELLISMO. Parola da pronunciare tremando.

MARTIRI. Tutti i primi cristiani lo sono stati.

MASCHERA. Dona un certo che.

MATERIALISMO. Pronunciare questa parola con orrore, accentando ogni sillaba.

MATTINIERO. L’esserlo è una prova di moralità. Se si va a dormire alle 4 del mattino e ci si alza alle 8 si è pigri, mas se ci si corica alle 9 della sera per uscire l’indomani alle 5, si è attivi.

MEDICINA. Scherzarci su quando si sta bene.

METODO. Non serve a nulla.

MEZZANOTTE. Limite della gioia e dei piaceri onesti; tutto ciò che si fa dopo è immorale.

MONARCHIA. La monarchia costituzionale è la migliore delle repubbliche.

MORE. Più calde delle bionde (v. BIONDE).

MULINO. Decora un paesaggio.

MUSCOLI. I muscoli degli uomini sono sempre d’acciaio.

MUSICISTA. La cosa migliore per un vero musicista è di non comporre alcuna musica, di non suonare alcuno strumento e di disprezzare i virtuosi.

MUSICA. Fa pensare a molte cose. Addolcisce l’animo. Es. L’inno nazionale.

NAPOLI. Se parlate colle persone istruite dire Partenope. Vedi Napoli e poi muori (v. Yvetot)

NATURA. Che meraviglia la natura! Da dire ogni volta che si va in campagna.

NAVIGATORE. Sempre ardimentoso.

NEGRO. Bisogna sempre parlare come un negro per farsi capire da uno straniero, qualunque sia la sua nazionalità. Questa lingua si usa anche nello stile telegrafico.

NEGRI. Stupirsi che la loro saliva sia bianca e che parlino la vostra lingua.

NEGRE. Più calde delle bianche (v. MORE e BIONDE)

NEOLOGISMO. La perdita della lingua nazionale.

ODOR DI PIEDI. Segno di salute.

OLIO D’OLIVA. Non è mai buono. Bisogna avere un amico a Marsiglia perché ve ne mandi una piccola quantità.

OMERO. Non è mai esistito. Famoso per la risata.

ORCHESTRA. Immagine della società. Ognuno suona la sua parte e c’è un capo.

ORIGINARIO. Ridere di tutto ciò che è originario, odiarlo, travolgerlo e sterminarlo se si può.

ORIZZONTI. Trovare belli quelli naturali e oscuri quelli della politica.

OROLOGI. Sono buoni solo quelli che vengono da Ginevra.  Nelle favole, quando un personaggio tira fuori il proprio, è un orologio a cipolla: questa battuta è infallibile. “Il suo orologio va bene? – Certo! Il sole si regola su di esso”

ORTOGRAFIA. Crederci come alla matematica. Non è necessario avere uno stile.

OSCENITÀ. Tutte le parole derivanti dal greco o dal latino nascondono un’oscenità.

OTTIMISTA. Equivalente d’imbecille.

PANTEISMO. Rivoltarsi contro, assurdità.

PASTORI. Sono tutti degli stregoni. Sono specializzati nel parlare colla Santa Vergine.

PAURA. Mette le ali.

PEDERASTIA. Malattia che tocca a tutti gli uomini, a una certa età.

PENSARE. Sgradevole; le cose che ci forzano a pensare sono da trascurare.

PIANTA. Guarisce tutte le parti del corpo umano a cui assomiglia.

PIETÀ. Starne sempre alla larga.

POESIA. Del tutto inutile, passata di moda.

POLIZIA. Ha sempre torto.

POSTO. Chiederne sempre uno.

PRAMMATICA SANZIONE. Nessuno sa cosa sia.

PRATICA. Superiore alla teoria.

PRETI. Si dovrebbero castrare. Dormono colle loro serve e hanno dei figli che chiamano loro nipoti. Comunque, ce n’è qualcuno buono.

PRINCìPI. Sempre indiscutibili; non sappiamo dirne la natura né il numero; non importa, sono sacri.

PROPRIETÀ. Una delle basi della società. Più sacra della religione.

PROVVIDENZA. Cosa saremmo senza?

PRUGNE. Liberano il ventre.

PUBBLICITÀ. Fonte dei guadagni.

QUADRATURA DEL CERCHIO. Non si sa cosa sia, ma bisogna alzare le spalle quando se ne parla.

RELIGIONE. Fa parte delle basi della società. È necessaria per il popolo, tuttavia non ne è necessaria troppa. “La religione dei nostri avi” è da dirsi con mellifluità.

RICONOSCENZA. Non ha bisogno di essere espressa.

RISTORANTE. Bisogna sempre ordinare dei piatti che non si mangiano di solito a casa. Se c’è imbarazzo meglio scegliere i piatti che servono ai vicini.

ROSSE. V. BIONDE, BRUNE e NEGRE.

ROVINE. Fanno sognare, rendono poetico un paesaggio.

SALIERA. Capovolgerla porta male.

SBADIGLIO. Bisogna dire: “Scusate, non proviene dalla noia ma dallo stomaco”.

SEPOLTURA. Se si parla del defunto: “E dire che ho cenato con lui una settimana fa!” Si chiama cerimonia funebre nel caso di un generale, tumulazione nel caso di un filosofo.

SIVIGLIA. Celebre per il suo barbiere. Vedi Siviglia e muori. (V. Napoli)

SPADA. Conosciamo solo quella di Damocle. Rimpiangere i tempi in cui ognuno ne portava una. “Coraggioso come la sua spada”. A volte non è servita.

STAMPATO. Bisogna credere a tutto ciò che è stampato. Per esempio al proprio nome stampato! Ci sono persone che commettono dei crimini solo per quello.

TERRA. Dire ai quattro angoli della Terra, anche se è rotonda.

TESTIMONE. Bisogna sempre rifiutarsi di fare il testimone nella giustizia, non si sa mai dove possa condurre.

TEMPO. Eterno soggetto di conversazione. Universale causa dei malanni. Lamentarsene sempre.

TOLLERANZA (CASA DI). Non è quella dove si hanno delle opinioni tolleranti.

TREDICI. Evitare d’essere in tredici a tavola, porta male. Gli spiriti brillanti non dovranno fare a meno di scherzarci su: “E allora? Io mangerò per due”. Oppure, se ci sono delle signore, chiedere se qualcuna di loro è incinta. *

UCCELLO. Desiderare di esserne uno, dicendo con un sospiro: “Avessi le ali!”. Rivela un’anima poetica.

UOVO. Punto di partenza per una dissertazione sulla genesi degli esseri viventi.

VACCINATI. Frequentare solo persone vaccinate.

VEGLIARDO. A proposito di un’inondazione, di una tempesta, ecc., i vegliardi del paese non ricordano di averne mai vista una simile.

VENTRE. Dire addome se ci sono delle signore.

VISO. Specchio dell’anima. Quindi ci sono persone la cui anima è ben sporca.

YVETOT. Vedi Yvetot e poi muori (v. Napoli) (paese a nord di Parigi senza arte né parte)

 

·      * Episodio realmente accaduto a me, quando cantavo. A un festival sul Lago Maggiore, dopo il mio recital, la direttrice artistica aveva prenotato la cena in un buon ristorante, dove erano invitati critici, musicisti, il pianista, io, lo sponsor, ecc. Io avevo con me un ospite e con lui saremmo stati tredici a tavola. Lei protestò villanamente che non poteva essere perché l’ultima volta che erano stati in tredici a tavola successe un incidente d’auto mortale a un celebre pianista che aveva suonato quella stessa sera fatale. Le altre persone la guardarono attonite ma non osarono contraddirla. Io, per prima cosa, mi toccai le palle ma non avrei mai lasciato da solo il mio ospite, che poi sarebbe diventato il mio futuro marito, né gli avrei detto di andar via solo per dare ragione a una rimbambita. Per cui prendemmo posto in un tavolo in fondo alla sala, abbastanza scocciati per la puerile scortesia della signora. “Lungi da me- le dissi – il voler essere la causa di disgrazie. Lascerò un ricordo lieto di questa serata”. Pur dispiaciuta (?) la signora si dimostrò appagata dalla mia decisione. A quella tavolata degli undici si unì poi un altro invitato avventizio, per cui se ci fossimo riuniti anche noi saremmo stati in quattordici, evitando così la sventura in agguato dietro la tenda. Ma noi eravamo già sistemati in un altro tavolo e non avevamo la minima intenzione di tornare al tavolone dell’attempata, sgarbata e superstiziosa signora, pure direttrice di una nota casa editrice musicale della Lombardia. Così, in conclusione, si trovarono in dodici, con lei felice e contenta e, soprattutto, sicura della buona sorte. Beata semplicità… Questo secondo colei. In realtà sua nuora, seduta a quel tavolo, era incinta ma ancora la notizia non era stata data alla suocera. Per cui, alla fine della fiera, in quella felice tavolata erano comunque in tredici. La signora ebbe ragione. Dopo pochi giorni una tromba d’aria si portò via il teatro tenda del Festival, un pomeriggio prima di una rappresentazione, per fortuna senza morti e feriti. Lo appresi dai giornali qualche giorno dopo, mentre mi trovavo a cantare da un’altra parte ed ero sempre in compagnia del mio futuro sposo. Devo dire che provammo entrambi una certa soddisfazione: se la sciura ci avesse fatto restare al tavolo fin dall’inizio saremmo stati in più di tredici e, forse, non sarebbe successo niente. Se l’è cercata.

 

© dicembre 2019 Massimo Crispi

 

 

TAG: Bouvard et Pécuchet, Dizionario dei luoghi comuni, Gustave Flaubert
CAT: Letteratura

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