Dottore, posso entrare?

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29 dicembre 2018

(Il capo di un’area di vendita di un’azienda chiede un colloquio al suo direttore delle risorse umane)

“Dottore, posso entrare?”

“Certo, si accomodi. Ho una riunione tra pochi minuti, ma se è cosa breve…”

“Brevissima”

“Di che si tratta?”

“Vorrei andarmene…”

“Perché? Le sembra di non essere abbastanza apprezzato qui? Il suo capo mi dice che lei è il miglior capo area vendita della Zona.”

“Lo ho appena detto anche a me”

“E allora perché vuole lasciarci?”

“Mi hanno fatto una buona offerta.”

“Posso sapere quanto le offrono in più?”

“Tra retribuzione, benefit e tutto il resto circa il doppio di quello che prendo qui”

“Capisco. È difficile per noi avvicinarci a questa offerta…”

“Si, me lo ha detto il mio capo…Ci sono degli equilibri complessivi da rispettare”

“È esattamente questo il punto. Lei sa già di essere il capo area pagato meglio. Noi, pur di trattenerla, potremmo anche farle una controfferta, restando però lontani da quella che le hanno fatto.”

“Questo lo immaginavo.”

“Quindi?”

“Quindi ero qui per chiederle se poteva inserirmi nel piano esodi

“Non capisco.”

“So che date fino a 18 mensilità a chi accetta di dimettersi.”

“Certo, ma la soluzione riguarda le persone di cui l’azienda ritiene di poter fare a meno, non quelle che vorrebbe trattenere.”

“Lei quindi mi sta dicendo che se io fossi una persona di scarso valore o un lavativo, mi darebbe dei soldi per andar via?”

“Certo. Funziona così”

“E le pare giusto?”

“Certo che lo è. Un’azienda ragiona esattamente come le persone: se una cosa conviene la fa, se non conviene non la fa. Non mi scandalizza il fatto che lei  stia per lasciare l’azienda, alla quale deve la sua formazione e il suo valore di mercato. Ma lei, a sua volta, non deve trovare strano che l’azienda che ha investito in lei non abbia nessuna intenzione di incentivare la sua uscita, danneggiando se stessa e favorendo la concorrenza”.

“Torno al punto di prima. Siccome sono bravo, non mi date nulla, se ero scarso, avrei avuto un incentivo all’esodo. Non è educativo…”

“Le risulta che le finalità di un’azienda siano di tipo educativo?”

“Se la mette così…”

“Senta, io adesso ho la riunione che le dicevo. Lei ci pensi bene. Se vuole lasciare l’azienda, può farlo quando vuole, se decide di restare, torni da me e vedrò cosa posso fare per ritoccare la sua situazione retributiva. Non si illuda però, come le ho detto, che io possa arrivare vicino all’offerta che le ha fatto la concorrenza. È troppo lontana dai nostri standard.”

“Ok, ci penserò. Buona giornata.”

“Buona giornata anche a lei”.

TAG: Racconti aziendali, risorse umane
CAT: Letteratura

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