Il custode del parcheggio

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12 settembre 2019

E’ piccolo di statura e tozzo, ma agile come uno scimpanzè.
Sono le 11 di sera e in molti siamo lì, in coda, a chiedergli di andare a recuperare le nostre automobili.
Ognuno gli esibisce il biglietto con su scritto l’orario in cui la macchina è stata ricoverata nel garage, lui riscuote il prezzo del parcheggio, poi schizza fuori dal suo gabbiotto e, di corsa, si avvia verso il salone, balza dentro un’automobile, sale alla guida e la porta verso l’imbocco del garage a tutta velocità, bloccandola con gran stridor di freni davanti al proprietario.
Non posso fare a meno di pensare a Dean Moriarty, il personaggio di un libro leggendario, “On the road” di Jack Kerouac
Kerouac era l’antitesi del letterato.
C’era in lui una vera e profonda inquietitudine e un grandissimo desiderio di comunicarla attraverso la scrittura

Diceva di sè : “Scrivo sempre cose vere. Il mio sogno è far dire a chi legge un mio libro la notte in camera sua: ‘Com’è triste, è come la vita vera’ “

Ma ecco la pagina del romanzo in cui viene descritto il mitico Dean Moriarty (ispirato alla figura di un amico di Kerouac, Neal Cassady:  nella foto in alto che li ritrae insieme, Kerouac è quello a destra).

Dean fa di mestiere il custode di un parcheggio. Ma lo fa in maniera personalissima:

” Era il più fantastico custode di parcheggi del mondo, capace di far fare marcia indietro a una macchina a settanta chilometri l’ora in un strettoia inverosimile fermandosi al muro, balzare fuori, correre in mezzo ai parafanghi, saltare su un’altra macchina, farla girare in tondo a ottanta chilometri l’ora in uno spazio ristretto, indietreggiare di volata in un posticino invisibile, vamm , bloccare la macchina col freno a mano così che si poteva vederla rimbalzare mentre lui schizzava fuori; poi sparire nel gabbiotto dei biglietti scattando come un asso del podismo, porgere un biglietto, saltare dentro una macchina sopraggiunta prima che il proprietario ne fosse completamente uscito, scivolargli letteralmente di sotto mentre quello sta uscendo, avviare la macchina con lo sportello aperto che sbatte e partire verso il punto libero più vicino, una giravolta, infilarcisi rapido, frenare, fuori, via; e così senza soste otto ore ogni notte, in pantaloni bisunti color vino e con una sdrucita giacchetta orlata di pelo e logore scarpe ciabattanti”

Osservando adesso il custode di quel parcheggio di Milano (zona Arco della Pace) e notando la sua somiglianza con il personaggio di “On the road”, non posso fare a meno di pensare a quel romanzo che mi aveva così affascinato e avvinto qualche decina di anni fa.

E non so nemmeno se, provando a rileggerlo adesso, rivivrei anche solo una parte delle emozioni che mi ha dato quando l’ho letto la prima volta. Non lo so e non voglio saperlo. Sarebbe un po’ come visitare i luoghi dell’infanzia: è inevitabile trovarli meno affascinanti del ricordo che ci siamo portati appresso tutta la vita.

Il libro fu scritto a macchina da Jack Kerouac nel 1951 su un rotolo di carta per telex lungo trentasei metri.

Quel rotolo, che nel 2001 fu venduto all’ asta per un prezzo superiore ai due milioni di dollari, era un mezzo genialmente adatto al tipo di scrittura di Kerouac, quella che poi sarà chiamata “prosa spontanea” per la sua vitalità, il ritmo e la voluta mancanza di controllo.
Come dimostra il piccolo brano che ho trascritto sopra.

Per la cronaca, l’emulo milanese di Dean Moriarty è altrettanto veloce ed esagitato del suo modello, ma meno preciso.
Quando arriva il nostro turno, si presenta a 70 all’ora sulla rampa di uscita del garage con un Porsche Cayenne nero. Siamo costretti a spiegargli che possediamo una più modesta Golf di colore azzurro.
Non demorde, rincula velocemente in retromarcia, va verso la zona del sotterraneo in cui si trova parcheggiata la Golf, vi balza dentro e ce la porta. Nel giro di pochi secondi…

TAG: Jack Kerouac
CAT: Letteratura

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