Jesmin Ward, “Salvare le ossa”: una storia d’assenza, carne e amore

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11 giugno 2018

“Legherò i pezzi di vetro e mattone con lo spago e appenderò i frammenti sopra il letto, in modo che brillino nel buio e raccontino la storia di Katrina, la madre che è entrata nel golfo come una regina per portare la morte. Il suo carro era una tempesta terribile e nera, e i greci avrebbero detto che era trainata dai draghi. La madre assassina che ci ha feriti a morte e tuttavia ci ha lasciati vivi, nudi, stupefatti e raggrinziti come bimbi appena nati, come cuccioli ciechi, come serpentelli appena usciti dal guscio, affamati di sole. Ci ha lasciato un mare buio e una terra bruciata dal sale. Ci ha lasciati qui perché impariamo a camminare da soli. A salvare ciò che possiamo.”

Bois Sauvage, Mississipi, estate 2005. L’afa agostana, alito umido e torrido del Golfo del Messico, mozza il respiro. Promessa oscura dell’arrivo di Katrina, uragano ferale. In quei giorni è ambientato “Salvare le ossa”, romanzo della scrittrice afroamericana Jesmyn Ward (DeLisle, 1977).

La voce narrante è di donna. È quella di Esch, la piccola di casa Batiste, una famiglia nera del profondo sud degli Stati Uniti, frontiera verso l’oceano che sa di lamiera, legno zuppo d’acqua, bayou in lontananza e soprattutto miseria. Ruvida e spietata miseria.

Esch non è solo la protagonista del romanzo, ma è anche l’unica presenza femminile. Tutti gli altri protagonisti – suo padre e i suoi tre fratelli Randall, Skeetah e Junior, il rassicurante amico Big Henry e il piromane del suo cuore Manny – sono maschi; la mamma di Esch non la si conosce: è morta nel dare alla luce Junior. L’unica altra femmina non è umana, ma animale: si tratta di China, la pittbull da combattimento di Skeet, altra vera protagonista della storia.

Il romanzo narra – in una sovrapposizione di quotidianità, passioni, giochi, lotte, alcol, giovinezza, fatiche e sogni – dei giorni prima, durante e subito dopo l’arrivo di Katrina, tragedia annunciata sotto alla quale e prima della quale si consumano le piccole tragedie di ogni giorno. Vortice che con la sua forza distruttrice porta nell’occhio del ciclone non solo morte, ma anche la riscoperta del gusto della salvezza e della solidarietà. Arrivando a ritrovare quello spirito di comunità familiare che si era smarrito.

“Salvare le ossa” è un libro che ha – esso stesso – una forza simile a quella di un uragano: parte da lontano un po’ dimesso e cresce, potente, portandoti dentro una storia complessa.

Protagonista del romanzo infine – oltre alle persone, ai cani e all’uragano – è l’assenza.

Assenza lancinante della madre, assenza di amore ricambiato, assenza di possibilità materiali, assenza di tutto dopo la sciagura dell’uragano. Ma questa presenza così forte dell’assenza – in cui si gioca “a nascondino nelle stanze di vapore tra le lenzuola stese ad asciugare”è riempita da una strabiliante carnalità  del narrato (in fondo, cosa manca alle ossa da salvare, se non la carne che cresce loro attorno?) che trabocca dalle parole e dalle esistenze di Esch e di chi le sta attorno. Un’assenza riempita dalla vita che, nel ventre di una giovane donna e nel ventre della terra in cui trovano rifugio i conigli in fuga dal tifone, non ferma mai il suo incessante cammino.

Un libro denso “Salvare le ossa”. Un libro che rimanda agli echi del sud di James Lee Burke, oscillando tra tenerezza e brutalità, tra sogno e spietata realtà. Tra morte e, soprattutto, rinascita.

Autore: Jesmyn Ward
Editore: Enne Enne Editore, Milano
Pagine: 313
Prezzo: € 19,00  (cartaceo)
Data di pubblicazione:  2018

@Alemagion

www.facebook.com/alessandro.maggioni.792

TAG: Enne Enne Editore, Jasmine Ward, letteratura americana, Salvare le ossa, Uragano Katrina
CAT: Letteratura

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