La spilla

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14 maggio 2020

Le due donne hanno entrambe la mascherina e i guanti.

Quando si incontrano, in coda dal panettiere di piazza Bausan, si salutano festosamente, sforzandosi di mantenere le distanze di sicurezza.

Capisco solo a tratti quello che dicono, parlano fitto fitto in milanese

Alla fine però afferro uno dei temi della conversazione: una delle due ha appena perso il compagno di una vita.

L’amica si stupisce: “Non sapevo che avessi perso il marito, mi dispiace…”

“Non eravamo sposati”, precisa l’altra che, tornando al milanese, aggiunge: “Cent’an de murùs, gnanca un dé de spus!“(cento anni da morosi neanche un giorno da sposi).

Subito dopo, cambiando argomento, indica una spilla che ha appuntata sulla giacca: “Ti piace?”

“‘Fantastica! E che bella pietra che ha!”

La “vedova” sorride per il complimento, poi racconta che ha ereditato quella spilla da una vecchia zia e spiega cosa vorrebbe fare di quella pietra: “È così bella che vorrei farla incastonare in un anello!”

Si infervora e continua a ripetere il termine “cabochon”.

L’amica la guarda, sorride, poi sbotta: “Che pensieri che hai !”

L’altra rimane un po’ interdetta, poi risponde: “Semper mèi de pensaa’ ai disgrassi!”

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CAT: Letteratura

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