Limonov, il barbaro

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3 aprile 2020

Leggere Limonov di Emmanuel Carrère, Adelphi editore, è sconvolgente, un immergersi in un mondo che si contrappone a quella che, dal nostro punto di vista, potremmo definire normalità, cioè al nostro modo di vedere di gente che abita la quotidianità borghese, che ha un sistema di valori definiti nei quali, bene o male, si riconosce, che ha qualche idea del limite dentro il quale colloca la propria esistenza.

Eduard Limonov, protagonista di questo racconto-biografia provocatorio e coinvolgente, è un individuo che potremmo definire ripugnante e disumano ma, ad un tempo umano, troppo umano, capace di dissacrazioni fino alle conseguenze estreme e, nello stesso tempo, tenero fino alla commozione.

Un uomo che, certamente è alla ricerca della sua identità, ma anche alla ricerca del successo convinto della sua genialità, incurante di degradarsi, di superare i confini del praticabile, sempre pronto a menar le mani e a far valere le ragioni della forza e, ad un tempo il suo opposto, un individuo tenero, bisognoso di affetto e di calore umano.

Una contraddizione continua, espressione di una genialità primordiale che ama scandalizzare e che scandalizza, capace di sopportare con dignità e una remissività insospettata – il suo soggiorno nel gulag è la testimonianza più evidente – le prove a cui lo sottopone quella vita al limite, quella “vita spericolata”, che volontariamente ha scelto e della quale sembra non poter fare a meno. Così, quella che lui stesso definisce “una vita di merda” è il modello di vita al quale desidera e non vuole sfuggire.

Ma la storia di Limonov è, anche, la storia di una generazione perduta, di tanti giovani senza destino, che vagano in uno spazio immenso, in cui anche il clima mostra il suo volto violento, giovani che troppo spesso non si pongono traguardi od orizzonti, capaci di vivere alla giornata e in fin dei conti, incapaci di sognare.

Questa storia, singolare, di un’anima perduta che riesce a produrre anche qualche buon esempio letterario – i libri di Limonov vanno letti – è occasione infatti per consentirci uno sguardo, dal di dentro, della grande tragedia vissuta da quella idea sognata da molti rivoluzionari che è stata l’Unione sovietica e il suo impero, del tempo lungo del comunismo reale, delle aberrazioni disumane – anche in questo caso, superavano il limite dell’umano ma, c’è da chiedersi che cosa sia l’umano -, che hanno segnato questo mostruoso regime.

Attraverso la vita originale, la si potrebbe definire, ma istintiva del “barbaro” Eduard Limonov, riusciamo così a capire meglio, la condizione umana di milioni di persone, perseguitati, assassinati o irrazionalmente condizionati, al punto da convincerli ad accettare, come verità inconfutabile, un mondo crudele e profondamente falso, creato da un regime nel quale l’unica certezza è stata proprio l’incertezza.

Non è un caso che l’ex ufficiale del KGB Vladimir Putin, oggi padrone della Russia post-sovietica, possa permettersi di affermare, ed Emmanuel Carrère lo scolpisce ad esergo del proprio libro, che “chi vuole restaurare il comunismo è uomo senza cervello e colui che non lo rimpiange non ha cuore”.

Una fase che sancisce l’enorme irrazionalità del mostruoso regime sovietico crollato improvvisamente come un castello di carte ma, anche, il condizionamento della gente vissuta sotto il regime che, quasi sindrome di Stoccolma, rimpiange il suo aguzzino.

 

 

TAG: Eduard Limonov, Gulag, Scittore maledetto, Unione Sovietica, vladimir putin
CAT: Letteratura

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