Meriti e demeriti

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9 Luglio 2020

 

“Mio padre aveva un bar”, dice il signore distinto con gli occhiali dorati che occupa il sedile di fronte al mio nel battello della Linea 2 , “e aveva due bariste”.
Non si rivolge a me, ma ad un altro viaggiatore seduto al suo fianco.

Io sto leggendo il giornale, ma subito rizzo le orecchie sperando in un seguito piccante della storia…

Una di queste bariste“, riprende il signore distinto, “era bravissima. Arrivava sempre puntuale, era veloce nel servire i clienti, teneva in perfetto ordine il bancone, preparava degli ottimi panini imbottiti, insomma era una dipendente modello.
Dal punto di vista fisico era poco appariscente. Non si truccava, si vestiva sempre in modo sobrio e quasi castigato. Con i clienti era gentile, anzi piu’ che gentile, compita. Mai una confidenza, uno scherzo fuori luogo, rispettava tutti e si faceva rispettare.
La seconda barista invece arrivava spesso in ritardo, era disordinata, chiassosa. Non era piu’ bella dell’altra, ma si faceva notare di più: trucco, acconciatura dei capelli, vestiario era scelti con cura per attirare l’attenzione.
Dava del tu a tutti i clienti, anche a quelli di 80 anni e a tutti chiedeva notizie della loro vita privata e raccontava la propria. Era esuberante, sboccata, a suo modo spiritosa.
Quando era di turno lei, a mio padre toccava lavorare il doppio e richiamarla di continuo alle cose da fare.
Un giorno mio padre la vede accarezzare il cane di un cliente e subito dopo rimettersi a confezionare panini senza lavarsi le mani. Sapendo che la ragazza sta per partire per le ferie, fa finta di niente, ma decide  che, al ritorno dalle ferie, la manderà via.
Nei quindici giorni successivi, pero’, si accorge che la clientela è sensibilmente diminuita.
Ogni volta che si affaccia alla soglia del locale, vede alcuni dei suoi avventori abituali infilarsi nel caffe’ di fianco al suo.
Un giorno ne affronta uno che conosce dai tempi in cui frequentavano insieme le elementari.
“Com’e’ che da un po’ di giorni mi fai le corna?”, gli chiede.
L’altro gli risponde con franchezza: “Non fate un caffe’ strepitoso, ma quando c’e’ la Gianna non posso fare a meno di venire da voi.. Mi serve un caffe’ così così, ma con le sue battute mi risolleva l’umore”.
Inutile aggiungere che mio padre, che era un uomo con i piedi per terra, ha poi rinunciato al suo proposito di licenziare la barista poco diligente.”
“Perchè mi racconti ‘sta storia?”
Il signore distinto apre il giornale che ha in mano e indica un articolo, sormontato da due foto.
“Niente”, dice, “mi è venuta in mente leggendo questo articolo che parla di due ministri, uno che fa molto, ma non sa vendersi, un altro che fa poco, ma quel poco che fa  lo vende benissimo”

“Sono d’accordo con te”, risponde l’altro viaggiatore “ma la tua storia non tiene conto di una cosa. Chi va in un caffe’ non vuole solo bere un caffé o mangiare un panino, come dimostra la reazione di quel cliente. Vuole avere anche un piccolo momento di socializzazione, se possibile gradevole. L’esuberanza della barista poco diligente non era un elemento di contorno della sua professionalita, non era un optional. E la freddezza dell’altra non era un particolare privo di importanza, era un difetto”
Vorrei intervenire. Per buona parte della mia vita professionale mi sono occupato di cose come queste. I termini usati erano: abilita’, conoscenze, comportamenti organizzativi, intelligenza sociale, skill, ecc. ma il tema era questo.
Ma il battello sta arrivando a Rialto ed io devo scendere proprio lì.

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CAT: Letteratura

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