La morte spiegata ai bambini: Mi chiamo Happy

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11 Maggio 2021

Come spiegare la morte a un bambino? Come affrontare i primi distacchi, il vuoto lasciato da un affetto che se ne va? “Mi chiamo Happy”, il nuovo racconto di Maria Angela Gelati, edito da Mursia, prova ad affrontare queste domande attraverso la storia di Happy, un bull terrier giocherellone, e della sua famiglia. Dal suo arrivo in casa ai momenti più importanti della vita assieme, Happy racconta la sua storia: la mamma e il papà a due zampe, i fratellini Mia e Tobia con cui cresce scoprendo sempre cose nuove. Poi il tempo passa, Mia e Tobia crescono e giorno dopo giorno Happy diventa più debole e stanco, senza però perdere mai la gioia di vivere. Fino a quando un giorno attraversa il Ponte dell’Arcobaleno, per raggiungere un mondo fatto di odori belli e buoni, portando nel cuore tutto l’amore per la sua famiglia.

In questa favola moderna Maria Angela Gelati, scrittrice e tanatologa, prova a spiegare ai più piccoli, anche attraverso il coinvolgimento in semplici giochi disseminati nel corso della narrazione, il senso della vita e della morte, la forza delle relazioni, che supera quel confine fra i mondi che sembra segnare un “mai più” nell’esistenza delle persone. La morte di un animale domestico rappresenta spesso il primo approccio al lutto per un bambino: un affetto che viene a mancare e che lascia un vuoto difficile da gestire. Maria Angela Gelati prova a indicare una strada, forte delle sue esperienze pluriennali di death educator, quella dell’accoglienza del lutto, della cura dei sentimenti, del ricordo, di tutto ciò che di buono e “vivo” rimane dopo la morte. La storia di Happy è un racconto tenero che parla, con parole semplici, ma precise, ai più piccoli, ma anche ai bambini che siamo stati, che riporta alla memoria le tante storie di compagni di viaggio che ci hanno lasciato, ma restano sempre con noi. Una favola da leggere insieme, per capire meglio la vita, di cui la morte, in fondo, è solo un passaggio.

 

Ph. 24Emilia

TAG: infanzia, letteratura, Maria Angela Gelati, Mi chiamo Happy, morte, Mursia, racconti
CAT: Letteratura

Un commento

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  1. andrea-lenzi 7 mesi fa

    L’importante è non cadere nella solita trappola religiosa che, per alleviare il lutto di chi piange i propri morti, promette una vita ultraterrena, secondo i capricci divini, ma nel contempo guadagna credibilità e raccoglie consensi e danaro dagli “alleviati”

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