Una prosa poetica di Marco Corsi

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13 dicembre 2019

STRETCHING, II

è dato che prima dell’invio finale – * si veda christine de pisan e charles d’orléans, ma anche ciò che immutabile ronza all’interno dell’orecchio: «Tu, voce sbigottita e deboletta…» –, prima di entrare con passo deciso nell’ombra, bisogna premere un punto qualsiasi del corpo e lasciare che la vita aderisca alla vita con estrema banalità, evitando l’insorgenza di masse opache e materia inerte nelle periferie del gesto. prima di ripetere l’operazione, provvedere in maniera efficace a rimuovere qualunque traccia di vile impurità dal peso con cui si intende esercitare la pressione, perché nulla ecceda l’armonia newtoniana – simile alla rossa mela / ogni cosa precipita a terra / secondo la sua massa –, nemmeno il dolore. però schiacciare con superbia, come esercitando in nome di dio lo schifo sullo scarafaggio. per puro ribrezzo e senza dignità. al momento del distacco ritrarsi con molta sofisticazione, seguendo l’esempio del giovane caravaggesco morso dal ramarro – il naso arricciato e l’unghia nera. ma cercare assiduamente pietà e conforto per il continuo vento della sera.

[da Stretching, plaquette in preparazione]

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Marco Corsi è dottore di ricerca in italianistica e attualmente si occupa di editoria. Ha dedicato alcuni saggi e approfondimenti a diversi poeti italiani contemporanei, e una monografia all’opera di Biancamaria Frabotta. Sue poesie sono apparse su riviste e blog letterari. Nel 2015 ha pubblicato la silloge Da un uomo a un altro uomo nel Dodicesimo quaderno italiano di Marcos y Marcos, a cura di Franco Buffoni e con una nota di Niccolò Scaffai. È curatore della rassegna “Spazio Poesia” presso il Laboratorio Formentini di Milano. Nel 2017 ha pubblicato per Interlinea la raccolta Pronomi personali.

Foto di Dino Ignani.

TAG: Inedito, letteratura, Marco Corsi, poesia, Prosa poetica
CAT: Letteratura

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