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Letteratura

“Ho amato tutto”, l’assenza in amore. Capolavoro di Tosca

di Biagio Riccio
9 Febbraio 2020

Separarsi, lasciarsi, non parlarsi più, non ricercare il sentiero del perdono, la commendevole aspirazione a ritornare insieme, produce l’assenza dell’amore che se ne va, come un cane che non ha più un padrone, un naufrago che non vede più la sospirata ed agognata riva.
È la condizione della prostrazione, come un lutto che non si metabolizza, non si elabora. Non si ha voglia di rinascere, di cambiare vita, di sostituire l’amato con un altro, come se fosse semplice: non si ricomincia, si pensa al passato, non si coniuga il futuro ed il presente non ha alcun significato.
Chi subisce l’assenza si abbandona ad un’assoluta fragilità e lega il suo destino solo al ricordo, alla nostalgia. Si ha l’avvilimento del sé, la perdita di interesse per il mondo.
In questo caso solo il tempo può mitigare la ferita, rimarginarla.
Bisogna lavorare con il dolore, avere la capacità di sopportarlo, paradossalmente farlo rivivere, con il racconto, sino ad essiccare le lacrime. Sì, perché sono le lacrime il lago nel quale deve essere calata la perdita.
Scrisse sull’assenza in amore Claudio Perroni nel libro “Entro a volte nel tuo sonno” parole significative.
“Sono un pettine, sono un posacenere, sono il libro che lei teneva sul comodino e non leggeva mai, sono una di quelle cose da nulla che all’improvviso diventano giganti, quelle inezie da cui di colpo si sprigiona la tenerezza di una figura perduta, sono un brutto cuscino, il suo ombrello appeso all’ingresso per un inverno che non vedrà più la pioggia, l’interruttore su cui poggiava le dita entrando nella stanza, sono il correre sbadato della tua mano a qualcosa che non è più lì, sono la minuscola assenza, che richiama la presenza perduta, il niente che disegna l’enormità del vuoto, sono il moltiplicarsi dei gesti che fai per coprire il pensiero, per sviare il ricordo, e mi faccio rumore, mi faccio frastuono, mi faccio silenzio”.
L’assenza  parla, con il linguaggio del silenzio: perché le parole sono come pesci deposti in fondo al mare, aspettano l’amo cui abboccare e si lasciano tirare su, per dare il significato alla vita che sta per andare via.
Nella canzone “Ho amato tutto “ di Tosca, interpretata anche con gusto e ricadute da attrice teatrale, domina l’addio e la descrizione della mancanza:
“E come un pesce che non può più respirare
Come un palazzo intero che sta per cadere
Tu sei l’unica messa a cui io sono andata
Un treno che è partito
Sparito in mezzo al blu
E io adesso farei qualsiasi cosa
Per averti fra le braccia
Per rivederti
Perché se manchi tu manchi da morire
Perché amarsi è respirare i tuoi respiri”.
È così la mancanza di un amore, di quell’amore che segna indelebilmente  il cuore.
“Il cielo si fa mutuo resto lì a guardare”.
“Stasera se volessi Iddio, farei pace con i tuoi occhi.”
“È tardi si spegne la candela.È sempre troppo tardi
Per chi non tornerà”.

Una poesia struggente che spiega l’irriducibile miracolo misterioso dell’amore.

Festival di Sanremo
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