La Resistenza dimenticata

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12 maggio 2020

Un racconto lungo, la cui cifra di scrittura è così invidiabile da suscitare un naturale rincrescimento al pensiero che “La visita”, di Marcello Benfante, opera stampata da un piccolo ma valoroso editore come lo è la Qanat, potrebbe per ragioni di diffusione e di commercializzazione, purtroppo essere negata alla maggior parte di quei lettori che, non solo non  avrebbero possibilità di apprezzarlo, in quanto significativo prodotto letterario ma che ne potrebbero essere privati di un vero giovamento intellettuale.

La storia raccontata, drammatica per alcuni aspetti ma didascalica per molti altri tanto da consigliarla per gli alunni delle superiori, appare frutto di uno sforzo personale di ricerca  di brandelli di una vicenda apparentemente smarrita, perfino negata, necessari a ricomporre un puzzle dentro il quale stanno tante domande insoddisfatte.

Una storia vera che, provocata da un richiamo emerso dalle profondità della coscienza – cioè da un’esperienza onirica alla quale da un significato molto complesso – costringe lo scrittore alla sua narrazione come se avvertisse il pericolo che il tempo ne  potesse cancellare le tracce.

Ecco allora, che viene fuori il racconto, che è poi la vicenda di uno zio al quale l’autore è stato particolarmente legato. Un uomo ferito da così  dolorosi ricordi della prigionia che, un giorno, decise di farla finita per soffocare l’angoscia che l’aveva per anni accompagnato.

Da questo sforzo della memoria viene fuori  la storia di Mimmo Benfante, uomo colto e dotato di intelligente ironia, precipitato in un buco nero fatto di orrori e disperazione del lager, una delle tante microstorie tragicamente vissute da centinaia di migliaia di soldati italiani, internati dai tedeschi dopo l’8 settembre.

Una storia che assume caratteri emblematici in quanto occasione per raccontare sofferenze inimmaginabili – capaci appunto di lasciare nelle vittime segni indelebili – che, alla maggior parte della gente, sono sconosciute.

Ma è anche la storia di un orgoglioso rifiuto di piegarsi ad un volere ingiusto anche a rischio di essere sottoposti a costrizioni disumanizzanti.

Un racconto straordinario per fare memoria di quella   Resistenza, altrettanto significativa, di quella che visse l’Italia negli anni che precedettero la liberazione e di cui però la storia ufficiale – e ne possiamo comprendere le ragioni – non si è sufficientemente occupata.

 

 

TAG: Dopo l'8 settembre, Primo Levi, Resistenza
CAT: Letteratura, Storia

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