Fenomenologia minima di Andrea Scanzi

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29 Febbraio 2016

Quella che si è interrotta è la “successione apostolica” delle intelligenze, dei libri, delle idee, delle emozioni, degli apparati simbolici collettivi, delle esperienze, ovvero il passaggio del testimone da una generazione all’altra. Qualcuno ricostruirà le cause della cancellazione delle tracce mnestiche del mondo dei fratelli più grandi avvenuta come d’incanto nella memoria dei fratelli più piccoli o della generazione che ci segue. Per quel che ho osservato io, è un fatto che già quelli che mi seguono di venti anni appena, forse perché cresciuti con altri cartoni animanti rispetto ai miei, non sanno e non vogliono sapere nulla dei miei fantasmi e delle mie urgenze interiori. Non era così per tutto l’800 e fino al ’68 quantomeno.

Il passaggio delle generazioni avveniva nell’arco dei vent’anni ed era fluido e continuo, non dico armonioso perché le guerre e le rivoluzioni laceravano non poco l’aria del tempo. Poi è accaduta qualche tragedia da qualche parte, l’esplosione di una silenziosa bomba H, non so se nelle coscienze individuali, nella memoria collettiva, nello spirito pubblico, nel sistema dell’istruzione pubblica, diciamo sinteticamente nella storia, e d’improvviso quelli di venti o trent’anni dopo hanno cominciato a sembrarti degli alieni. Non capisco di cosa si nutrono, cosa leggono, quali organature concettuali reggono i loro pensieri, quali intrecci di idee formano i cesti della loro coscienza.

Fatto sta, e lo dico non per lui, simpatico ragazzo coi capelli irti, i  pensieri spettinati e lo sguardo vitreo, allocchito, ma in quanto emblema dell’intellettuale pubblico (uso il termine intellettuale nel senso gramsciano, come operatore cosciente di gruppo sociale o di un blocco storico), poi, dicevo, accendo la tivù e vedo (perché non oso più  sentire) le lallazioni di Andrea Scanzi e cedendo all’imprecazione pop, balbetto anch’io alla volta di Lilli Gruber, indicando lo schermo e con le parole di Renato Zero (visto che Scanzi è un esegeta di Giorgio Gaber, musica contro musica): “Ma Lui, Lui chi è? Come mai l’ hai portato con te? Il suo ruolo mi spieghi qual è?” La domanda resta sospesa nell’aria. Ma è quella: da dove salta fuori questa generazione “Voyager”?

TAG: Andrea Scanzi
CAT: Media

2 Commenti

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  1. evoque 5 anni fa

    Ma non si faccia troppe domande su Scanzi.
    Le assicuro che non ne vale la pena.
    Va dalla Gruber, come un po’ in tutte le trasmissioni della rete grillina,- la 7 – lui come altri suoi colleghi di redazione e di “ideologia”, per ragioni di contratto o meglio di società del mutuo soccorso costituita fra Fatto e la 7. In omaggio all’antipolitica più becera e populista.
    Questione di business.

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  2. federico-preziosi 5 anni fa

    Credo che sia un prodotto della cultura televisiva, pertanto la domanda “Come mai l’hai portato con te?” è quanto mai pertinente. Qualcuno ha denunciato sulle pagine di alcuni giornali la scomparsa degli intellettuali. La questione sta nella spettacolarizzazione dei contenuti a scapito del messaggio. Tanti grandi intellettuali dal dopoguerra in poi erano fortemente antitelevisivi, prendiamo uno come Calvino: chi lo ascolterebbe oggi? Oggigiorno uno come Cacciari, che pure di cose su cui riflettere ne dice tantissime, ha trovato una dimensione di personaggio televisivo, altrimenti non vedo proprio come qualcuno potrebbe dargli retta.

    Ci sono dei modelli nei quali la massa vuole riconoscersi, c’è molta immaturità nel pubblico: probabilmente certi personaggi rappresentano l’odio contro il potere che si intende combattere o contestare, dicono cose che certe persone vogliono sentire che si dicano a tutti i costi a proposito di di altri personaggi disprezzabili, trovare il nemico su cui scaricare la colpa. Viene meno il ragionamento e si cerca lo scontro per incrementare gli indici di ascolto. Mettici l’immagine: Scanzi è relativamente giovane, curato, un po’ sbarazzino, uno che sembra avere tante cose da dire, uno che con le sue idee si è distinto nella vita, insomma abbina all’immagine uno storytelling convincente per un certo tipo di pubblico, ed ecco “l’intellettuale” oggi. Tutto si fa creando personaggi oggi: la musica, i libri… perché non anche il giornalismo o la stessa politica?

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