Carta igienica

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22 febbraio 2020

l’Io di massa – diceva Horkheimer – esiste solo in occasione di terremoti e catastrofi collettive e testimonia, in questi giorni, la misura della barbarie trionfante, l’annientamento di ogni pensiero autonomo e di ogni forma di intelligenza individuale. Che la bestia collettiva trionfi nel sembiante del sentimentalismo e nel nome della umanità non è tra le cose meno raggelanti. L’informazione mercificata sfocia sempre, dal delta del terrorismo al mare nel sentimentalismo, dalla provocazione emotiva alla commozione usata come narcotico della ragione. Il compiacimento sentimentale, insomma, è la cifra finale del giornalismo catastrofista. Il cronista del disastro fornisce solo apparentemente “informazione”; dietro il travestimento della notizia offre emozioni preconfezionate dirette ad una ricezione priva di composizione critica. La barbarie e il terrore vestono i panni dell’umanitarismo e intonano l’inno dei sentimenti. Non c’è luogo della geografia del feuilleton che non venga rivisitato e riproposto come “notizia” e “ultimo aggiornamento” in vista di un incremento dello share. Ogni catastrofe mostra impietosamente cosa si debba intendere per “informazione” in situazione di mercato e come non possa darsi “mercato dell’informazione” altro che in forma ossimorica. Per il mercato una merce vale l’altra perché tutte sono ridotte al loro valore di scambio e, quest’ultimo, si misura in denaro. Si fa dunque mercato anche di ciò che, divenendo merce, non può che negare se stesso. Nel sistema dell’informazione mercificata ogni utente-consumatore è componente attivo e passivo di questo mercato globale nel quale la merce in vendita è la sua vita stilizzata in forma di “romance” (facebook, reality, horror movie cronache della catastrofe in diretta ecc.). Tra le principali forme di narcosi collettiva si annovera la diffusa credenza che, tra tutte le merci, la merce-informazione faccia eccezione e che, per una qualche virtù miracolosa, essa non soggiaccia alle leggi del mercato. Naturalmente è una superstizione: vi è soggetta quanto qualsiasi altra e perciò va trattata in modo da accrescerne il valore di scambio. Lo scopo di chi vende non è il bene del consumatore ma è sempre l’incremento del valore di scambio della merce. Il valore d’uso dell’informazione (bene del consumatore) è la conoscenza, il suo valore di scambio deriva da coinvolgimento emotivo e rimbecillimento dell’utente. Quando le due cose entrano in conflitto (e vi entrano regolarmente) a vincere non può non essere il secondo. A provarlo sono i profitti che il sistema informativo garantisce sempre ma, in particolare, in caso di catastrofe. La conseguenzialità del mercato è implacabile, perché il mercato persegue unicamente una cosa: il massimo profitto. Il resto è packaging. Ma come diceva Goethe “Non c’è niente che sia più inconseguente della suprema conseguenza, poiché essa produce fenomeni innaturali che alla fine si rovesciano.” (Massime e riflessioni, 899).

TAG: Cultura, giornalismo, italia, politica
CAT: Media, società

3 Commenti

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  1. evoque 1 mese fa
    Condivido.Alla rassegna stampa sopra esemplificata, vorrei aggiungere due titoli. Verità (sic!): "Da Conte a "Corona" il male non ha fine; Il Quotidiano del Sud: "Lombardia, che figuraccia!". Nessun commento.
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  2. alding 1 mese fa
    Chiacchieroni senza costrutto! (voi 2)
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  3. xxnews 1 mese fa
    non vale neppure per quel servizio che la "definizione" la propone . devono cambiare atteggiamento .......e magari meglio ..... "MESTIERE"
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