Considerazioni (non geopolitiche) di un cretino

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6 Marzo 2022

Chiedere a me di me stesso e pretendere una risposta degna di fede mi sembra – per quanta fiducia possa nutrire nella mia sincerità – decisamente troppo ottimistico. Ci ho provato, in verità, ma con esiti non soddisfacenti.

Chiedere agli altri, d’altra parte, di me e pretendere una risposta attendibile mi pare ancora meno sensato. Ad ogni modo ho provato anche quello e gli esiti – in un senso o in un altro – si sono rivelati disastrosi.

Allora ho escogitato un astuto stratagemma: mi metto al posto degli altri e poi mi faccio chiedere di me. In questo modo salto per un attimo fuori di me e in quell’attimo do un’occhiata a me stesso per vedere chi è.

Ha funzionato.

La mia conclusione è quella che già mi è capitato, sospetto, di anticipare: sono un cretino.

Non è una conclusione lusinghiera ma troppe e troppo schiaccianti sono le prove a carico. E’ vero che non si tratta di una stupidità di tipo lineare – la definirei, piuttosto, proteiforme – e tuttavia non mi riesce possibile contestarla. Metto in atto, di tanto in tanto, la prova del nove nella speranza di aver fatto qualche errore di calcolo ma, finora, il triste risultato ha sempre trovato conferma. Ormai sono rassegnato e, poiché le occasioni per verificare la mia stupidità certo non mancano io, paventando l’esito implacabile cerco di evitarle. Ma ogni volta è lo stesso. Ci provo. A tapparmi le orecchie e gli occhi. Lo sa il cielo se ci provo. Ma non c’è niente da fare. Le informazioni filtrano. Basta un niente. Entro in un supermercato per fare la spesa ed ecco che da una radio, in stereofonia e ad altissimo volume, un tizio, tra una canzone e l’altra, mi racconta tutto quello che sta succedendo e che io mai avrei consentito di ascoltare. Si parla di guerra, una guerra feroce. Ma insieme alle notizie – del resto sparutissime e, spesso, del tutto inesistenti – si abbatte su di me una valanga di buoni sentimenti, di incondizionato affetto, di fratellanza e di amore. In un primo momento sembra una propensione per l’umanità nel suo complesso, per le bestie e perfino per le anime dei defunti. Subito dopo, però, quell’amore universale viene georeferenziato con precisione e si assesta all’interno di frontiere nazionali scrupolosamente definite. E non sconfina neppure di un centimetro. Perché la nazione che si trova appena oltre quei confini è invece definita come il male assoluto. Una gabbia di belve assetate di sangue. La tenerezza insomma è rigorosamente confinata. Mentre a una nazione si offre solidarietà in quantità industriali, all’ingrosso e a basso costo, quella confinante si copre di merda. La bandiera della prima si trova dappertutto, in ogni forma e dimensione. Pare che qualche sindaco italiano abbia fatto tappezzare i sedili dei mezzi pubblici coi suoi colori. Sui social è tutto uno sventolio di giallo e blu. Non parliamo poi dei media di stato. Il Corriere della Sera ha commissionato la sua bandiera addirittura per la prima pagina, in stile vagamente bohemien (con sbuffi di vernice agli orli) a un artista notoriamente creativo che generosamente, dietro adeguato compenso, s’è prestato all’apologetica nazionale. L’ha anche accompagnata con un editoriale dal titolo altrettanto creativo e originale (“Siamo tutti Ucraini” nientemeno!). Su quella bandiera campeggia una meravigliosa citazione dell’eroe del giorno, un attore milionario divenuto presidente di quella nazione santa e buona con le medesime credenziali di altri attori milionari venuti alla ribalta in questi anni in altre nazioni anch’esse tutte sante e buone (…eh ma ben il settantatre per cento dei votanti l’ha votato dopo aver seguito una fiction nella quale lui medesimo diventava presidente della repubblica…insomma una garanzia democratica):

“Abbiamo dimostrato che siamo come voi. Mostrateci che siete al nostro fianco”.

Non poteva darsi apoftegma più pregnante. Un monumento alla diversità e al pluralismo che, com’è noto, sono sempre state le parole d’ordine dell’occidente. Da esso si capisce a perfezione che se vuoi che da queste parti ti si aiuti devi prima dimostrare di essere come quelli che ti devono aiutare. Se sei differente, dispiace ma te ne vai affanculo. In pratica è la democrazia liberale spiegata in soldoni.

Il pensiero corre, alato e lieve, ad altri momenti fatidici della nostra storia recente (appena ieri in verità…) nei quali bandiere sventolanti e inni nazionali hanno allietato balconi condominiali, attici e terrazze. Sembra proprio che fare sventolare bandiere e intonare inni nazionali stia diventando ormai una piacevole abitudine quotidiana. Da una parte si vuole la bella pace universale e un mondo globalizzato e senza confini. Dall’altra però si fanno sventolare bandiere e si cantano inni nazionali. Eppure, lo so, ci sono persone intelligenti a sventolare quelle bandiere e a cantare quegli inni. Inni e bandiere che, con precisione matematica, susciteranno sventolii e inneggiamenti uguali e contrari da parte di persone altrettanto intelligenti nella nazione confinante. Una intelligente filantropia che immancabilmente susciterà misantropia intelligente. Agli inni e alle bandiere, dice la radio del supermercato, si fa seguire anche un sostanzioso invio di armi. Perciò mi rigiro tra le mani come Forrest Gump questa scatola di cioccolatini e non so quello che mi capita…ma la prova del nove tristemente, me lo conferma ancora: sono un cretino.

p.s.

Prevedo l’obiezione dei tifosi: “Ma è la nazione che invade quella cattiva ed è l’invasa quella buona!”. Perciò devo precisare che, pur essendo un cretino non sono un esperto di geopolitica e dunque non conosco, in generale, nazioni che siano buone o cattive. Perché, fino a quando dentro un confine nazionale vi sono ricchi e vi sono poveri, quel confine non racchiude una nazione sola.

Ne racchiude due.

Quindi, da cretino, mi piacerebbe molto capire di quali nazioni parlate.

Non mi pare sia stato un manovale russo ad invadere la casa di un bracciante ucraino.

E’ stato, piuttosto, il milionario Putin ad invadere la casa del milionario Zelensky. Per ragioni che sono ragioni da milionari e non certo da poveracci.

Ma a morire per difendere le loro ville, invece, saranno proprio il manovale russo e il bracciante ucraino.

Perché, per come la vedo io, quando mandate armi a una nazione – in nome della sacra libertà di continuare a perpetuare in eterno ricchezza e povertà – le mandate solo per far sì che gli ultimi si facciano ammazzare o ammazzino gli ultimi. E nel frattempo, sempre per come la vedo io che sono un cretino, la villa da quattro milioni di euro di Zelensky a Forte dei Marmi ha già i riscaldamenti accesi (col gas di Putin) per ospitarlo qualora magari le cose si mettessero troppo male. Ma naturalmente non mi aspetto di riuscire a capire le spiegazioni che mi daranno i tifosi. Perché loro ovviamente sono intelligenti e io, come volevasi dimostrare e come ampiamente dimostrato, sono un cretino.

p.p.s

…e mi aspetto pure che qualcuno più cretino di me mi riveli che anch’io, in fondo, sono un Putinversteher. Perché l’ha detto Gianni Riotta che è addirittura intelligentissimo. A un cretino come me ormai può succedere di tutto.

 

TAG: Cultura, giornalismo, politica
CAT: Media, società

Un commento

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  1. raikom 5 mesi fa

    Hai perfettamente ragione: sei un cretino.

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