70 ragioni per amare (o odiare) Israele

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14 maggio 2018

14 maggio 1948. In occasione dei 70 anni di Israele, Gideon Levi, giornalista di Haaretz dalla fama internazionale per il suo sguardo assai critico nei confronti di Israele, ha pubblicato la lista delle 70 cose che più ama (e al tempo stesso odia) di Israele.

La lista non arriva a 70 ma si ferma a 67, come l’anno in cui Israele, al termine della Guerra dei Sei Giorni, occupa i Territori Palestinesi, decretando lo status quo in cui israeliani e palestinesi vivono ancora oggi.

Ho provato a immaginarmi come avrei potuto stilare la mia lista di 70 ragioni e, per farlo, e per non dimenticare tutto quello che amo e odio di Israele, ho deciso di ripercorrere il calendario ebraico in tutte le sue stagioni:

1.   Il miele e il melograno sulle tavole di Rosh Ha Shana, il giorno del Capodanno ebraico

2.   I desideri e le buone intenzioni che si esprimono in occasione dell’inizio del nuovo anno ebraico

3.   La tranquillità del giorno di Yom Kippur in tutto Israele, tranne che a Tel Aviv

4.   Le bici che scorrazzano per Tel Aviv il giorno di Yom Kippur

5.   Il Minzar, l’unico locale in tutta Israele aperto tutto l’anno, persino a Yom Kippur

6.   L’odore del cedro che pervade nei mercati durante i giorni di Sukot, la festa delle capanne

7.   Cenare con gli amici all’aperto sotto le capanne, in occasione di Sukot

8.   Il festival del cinema di Haifa che si tiene a Haifa ogni Sukot e trasforma la città in un luogo internazionale

9.   Il Museo Tikotin di Arte Giapponese di Haifa

10.  Il festival di teatro che si tiene ad Acco ogni Sukot

11.  Ad Acco, Uri Buri, il miglior ristorante di pesce di tutta Israele

12.  La prima pioggia che arriva finalmente a Sukot, tra settembre e ottobre, dopo 6 lunghi mesi di afa

13.  Il fatto che tra ottobre e novembre si può ancora fare il bagno e che se vivi a Tel Aviv si può andare in spiaggia a piedi e in infradito, tutto l’anno

14.  Il fatto che finalmente a dicembre inizia a fare freddo e siccome in casa non esistono sistemi di riscaldamento si va a dormire vestiti come se si andasse a sciare

15.  Hanukkah, la festa delle luci, in cui per 8 giorni si accendono le candele e si festeggia con gli amici sia a casa, sia a scuola, sia al bar

16.  Il fatto che ad Hanukkah alla radio trasmettono sempre le canzoni di Arik Einstein, il Fabrizio De Andrè israeliano, che è morto ad Hanukkah del 2013

17.  “Hahalonot hagvoim”: il gruppo di cui faceva parte Arik Einstein, che ha pubblicato il miglior album della storia della musica israeliana

18.  “Kaveret”, i Beatles israeliani: la migliore band del paese

19.  Gidi Gov, uno dei cantanti dei Kaveret e uno dei migliori attori del cinema israeliano

20.  Gila Almagor, la migliore attrice del cinema israeliano

21.  Walzer con Bashir, il mio film israeliano preferito

22.  Assi Dayan, uno dei migliori attori e registi del cinema israeliano, figlio di Moshe Dayan

23.  Ruth Dayan, moglie di Moshe Dayan: una delle più grandi stiliste israeliane

24.  Moshe Dayan, Capo di Stato Maggiore Generale e in seguito Ministro della Difesa: uno dei personaggi più controversi, amati ed odiati, della storia di Israele, dal volto indimenticabile per via del suo occhio bendato

25.  Ariel Sharon, Generale Maggiore, Ministro della Difesa e in seguito Primo Ministro: uno dei personaggi più amati ed odiati della storia di Israele, a cui Avi Mograbi ha dedicato il bellissimo e controverso documentario “Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare Ariel Sharon”

26. Golda Meir, unica donna israeliana ad avere avuto la carica di Primo Ministro, e terza donna Primo Ministro nel mondo

27.  Ben Gurion, il primo Primo Ministro israeliano, fondatore dello Stato di Israele e grande amante del deserto del Negev in cui si ritirò a vivere in un kibbutz, allontanandosi per sempre dalla vita politica

28.  Yzach Rabin, il Kennedy israeliano, che venne assassinato proprio a un passo dalla conclusione dei trattati di Pace

29.  Shimon Peres, che cercò di perseguire il processo di Pace fino all’ultimo giorno di vita, lasciando in eredità il Centro Peres per la Pace

30.  Il Natale, che in Israele non si festeggia e di cui sento una grande nostalgia

31.  La neve, la cosa che mi manca di piu’ in assoluto, che in questo paese praticamente non esiste, per cui i pochi giorni all’anno in cui nevica tutti si precipitano al Nord a vederla creando un caos totale nelle strade

32.  Andare a sciare sul Monte Hermon, con un totale di solo 3 piste, ma con un’incredibile vista su Libano e Siria

33.  Il Capodanno occidentale, che in Israele non si festeggia e che a me non è mai piaciuto festeggiare anche prima che vivessi qua

34.  Il fatto che anche in inverno è possibile mangiare in spiaggia e quando si è fortunati anche in maglietta

35.  Purim, il carnevale ebraico, quando tutti si travestono, grandi e piccini, anche per andare a scuola, a lavoro, in banca o a pilates

36.  Pesach, la Pasqua ebraica, quando ci si ritrova a dover fare la forsennata pulizia degli armadi

37.  Pesach, quando ci si ritrova con tutta la famiglia per un’interminabile cena a mangiare pietanze dal gusto molto discutibile

38.  Pesach, che coincide con l’arrivo della primavera e la fioritura dell’intero paese

39.  Pesach, e l’ultima pioggia primaverile dopo la quale cominceranno sei lunghi mesi di afa

40.  Yom ha Shoah, per ricordare quanto è accaduto e impedire che un giorno possa accadere di nuovo

41.  Il giorno della Memoria, per ricordare i caduti di tutte le guerre e ricordarci l’urgenza del Processo di Pace.

42.  Il giorno dell’Indipendenza, per ricordarci che Israele è un paese relativamente giovane e che ha ancora molto da imparare

43.  Fresh Paint, il Festival di Arte contemporanea in cui artisti e amanti dell’arte si incontrano, ogni anno, in una diversa location di Tel Aviv, che una volta era un’evento alternativo e  invece oggi si è imborghesito, come del resto tutta Tel Aviv

44.  Lag Ba Omer, in cui grandi e bambini si riuniscono a festeggiare attorno al fuoco

45.  Shavuot, ovvero la festa del formaggio, in cui non perdersi il formaggio di capra prodotto nel deserto del Negev

46.  Midburn, la versione israeliana del Burning Man, che si tiene ogni Shavuot nel deserto del Negev

47.  Il deserto del Negev, il luogo più magico di tutta Israele

48.  Il Mar Morto, il luogo più profondo del mondo

49.  Il Mar Rosso, come le montagne che lo cirocndano, che nonostante il nome, invece, è turchese grazie alla sua splendida barriera corallina

50.  Il Kineret, o Lago di Tiberiade, dove si narra che Gesù camminò sull’acqua

51.  Il film “Camminando sull’acqua”

52.  Maggio, quando fa già caldo ma almeno la sera c’è ancora un po’ di brezza e a Tel Aviv ogni settimana c’è n’è una: il Festival di Teatro di Jaffo; Docaviv, il festival internazionale di documentari e il Festival delle “case aperte”, dove architetti, artisti e designer aprono le loro case a tutti i cittadini di Tel Aviv

53. Giungo: quando mezzo mondo arriva a Tel Aviv per il Gay Pride

54.  Luglio, quando a Tel Aviv si muore dal caldo ma a Gerusalemme la sera c’è ancora un po’ di brezza

55.  Il Festival del Cinema di Gerusalemme, quando Gerusalemme, per una settimana, diventa una città internazionale

56.  Machne Yehuda, il miglior ristorante di Gerusalemme, nascosto nel mercato che porta il suo nome

57.  Beit Hansen: un piccolo paradiso nel cuore della colonia tedesca di Gerusalemme, uno spazio per l’arte contemporanea con un ottimo ristorante biologico immerso nel verde

58.  L’Israel Museum, il Museo più grande di Israele che si perde tra le colline di Gerusalemme: imperdibile al tramonto

59. Il Museo di Arte di Tel Aviv, luogo d’avanguardia, a partire dalla sua forma architettonica che ricorda una navicella spaziale

60. Il Museo Eretz Israel, ovvero il Museo della Storia di Israele, con i suoi 14 padiglioni che raccontano la storia del paese dalla preistoria ai giorni nostri e dove mio figlio ha imparato a gattonare

61. Il Museo Ein Harod, costruito nel kibbutz omonimo, uno dei pochi che ancora oggi persegue un sistema economico socialista basato sulla equa ridistribuzione dei profitti

62.  I kibbutz, quelli veri, quei pochi sono rimasti

63.  Il quartiere di Shuk ha Carmel a Tel Aviv, una sorta di kibbutz urbano dove tutti si conoscono

64. La piccola torrefazione di Shlomo Coen, di origine yemenita, che serve il caffè cantando l’opera e attraendo tutti i clienti del mercato Shuk ha Carmel

65.  Il Bacio, bar storico di Tel Aviv, dove ho ambientato tutto il mio romanzo, e che oggi purtroppo non esiste più

66.  “Bamba”: lo snack a base di burro di arachidi con cui sono cresciute intere generazioni di israeliani dal 1964 ad oggi

67.  Tel Aviv, quando il mare è mosso e conteso dai surfisti in prima linea

68.  Venerdì pomeriggio, quando tutta la città e il paese intero, si prepara allo Shabbat

69.  Agosto, quando in Israele non si può più stare per via del caldo e delle scuole chiuse e tutti scappano da Israele e settembre, quando le scuole riaprono e tutti ritornano in Israele e alla routine che verrà presto interrotta nuovamente dalle festività, non appena si avvicina il capodanno ebraico

70.Il sogno di due Stati per due popoli, in cui, in tanti, credono ancora.

 

 

TAG: Israele
CAT: Medio Oriente

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